giovedì 9 giugno 2022
«Però siamo stati iunco... ci siamo calati alla china!». Uno degli arrestati nell’operazione palermitana, intercettato dagli investigatori della Polizia, così spiega bene l’ormai ben nota strategia...
Ombre di mafia sul voto. Così il politico si rende disponibile
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«Però siamo stati iunco... ci siamo calati alla china!». Uno degli arrestati nell’operazione palermitana, intercettato dagli investigatori della Polizia, così spiega bene l’ormai ben nota strategia di Cosa nostra, ma anche di altre mafie. E lo fa citando il famoso proverbio siciliano 'Calati juncu, ca passa la china', piegati giunco che passa la piena, che da sempre ben illustra la strategia nell’inabissamento, scelta soprattutto dalla mafia siciliana dopo la stagione stragista dei Corleonesi e la durissima repressione seguita alle stragi del 1992 e 1993. Ma, come ci ha detto recentemente un investigatore, «la mafia è silente ma non assente»: non spara, non commette reati che provocano allarme sociale ma è ben presente, soprattutto nei passaggi chiave.

E le elezioni lo sono, in particolare quelle amministrative. E soprattutto in questi mesi. Come spiegato recentemente da un procuratore, le mafie come sempre puntano sui fondi e gli appalti pubblici, e i centri di spesa sono ormai più i Comuni che lo Stato centrale. Conta di più controllare Palermo che Roma. Soprattutto per i fondi del Pnrr che saranno gestiti proprio dalle amministrazioni locali. I fatti lo dimostrano. Attualmente sono 24 i Comuni commissariati per condizionamento da parte della criminalità organizzata, 7 in Calabria e in Sicilia (con un forte aumento per quest’ultima), 5 in Campania e Puglia (anche questa regione in crescita).

Quattro gli scioglimenti fin qui disposti nel 2022. E in tutti i decreti di scioglimento emerge con chiarezza l’interesse delle mafie a mettere le mani su appalti e servizi. In silenzio, con la complicità degli uomini giusti nei posti giusti. Come appare anche nell’operazione di ieri, la mafia sceglie e appoggia politici e amministratori che si muovono bene, per conoscenze e esperienze, proprio in questi settori. Le mafie non scelgono colori politici (la storia politica di Pietro Polizzi, prima a sostegno del centrosinistra e ora col centrodestra), ma gli uomini utili e disponibili. Soprattutto disponibili. È grave, dunque, e inquietante che nell’odierna vicenda sia stato il politico a cercare il mafioso, sapendo bene la sua storia anche giudiziaria. Trent’anni passati invano, sembrerebbe.

«Chi si candida a ricoprire una carica importante come quella di sindaco e qualsiasi altra carica elettiva – aveva detto pochi giorni fa Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia – deve esplicitamente prendere le distanze da personaggi condannati per collusioni mafiose». E certo non andarli a cercare. In particolare chi ha una storia ben nota. «Se sono potente io, siete potenti voi. Hai risolto il problema della tua vita. Per questo dico che noialtri ci dobbiamo 'adattare duoco', e lo dobbiamo risolvere. Aiutami che tu lo sai che ti voglio bene, E tu lo sai che io quello che posso fare lo faccio. E lo so. E lo dobbiamo fare... cantiere, lo facciamo». Parlava, invece, così Polizzi ad Agostino Sansone.

«Davvero emblematica la frase pronunciata in dialetto 'Adattare duoco' – scrive il gip – il cui significato letterale indica l’atto della suzione del neonato dal seno materno, ma che, nel contesto del dialogo intercettato, rappresentava la prospettiva di reciproca prosperità». Con l’aggiunta di quel 'cantiere', con riferimento all’attività nel settore dell’edilizia, proprio quello degli imprenditori mafiosi, trenta anni fa come oggi. Chiarissimo.

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