mercoledì 25 marzo 2020
La scelta del parroco a Belluno: «Ho sentito il bisogno di aiutare ho sempre percepito la professione come una famiglia, dove al bisogno ci si aiuta. Amare il prossimo significare rientrare in corsia»
Don Alessio Strapazzon, 37 anni, resta parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi, ai piedi della diga del Vajont, ma dal 23 marzo presta servizio come infermiere nel reparto di Pneumologia, dedicato alla cura del Covid presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno

Don Alessio Strapazzon, 37 anni, resta parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi, ai piedi della diga del Vajont, ma dal 23 marzo presta servizio come infermiere nel reparto di Pneumologia, dedicato alla cura del Covid presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno

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Don Alessio Strapazzon, 37 anni, resta parroco di Castellavazzo, Codissago e Podenzoi, ai piedi della diga del Vajont, ma dal 23 marzo presta servizio come infermiere nel reparto di Pneumologia, dedicato alla cura del Covid presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno. «Ho sentito il bisogno di aiutare – spiega don Alessio – ho sempre percepito la professione come una famiglia. E come in tutte le famiglie, al bisogno ci si aiuta. La mia scelta è sostenuta dalla fede. Il Signore ci ha insegnato ad amare il prossimo. In questo momento, per me, amare il prossimo significare rientrare in corsia. L’altro ieri ho fatto il mio primo turno. Mi sono sentito bene». La scelta di don Alessio è sostenuta dall’incoraggiamento del vescovo, Renato Marangoni, del presbiterio e dei diaconi che, insieme a tutti i suoi parrocchiani, gli promettono sostegno, con la fraternità e soprattutto con la preghiera. «Don Alessio? Un grande. Siamo tutti con lui, con i suoi colleghi infermieri ed i medici» lo incoraggia il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, che è anche presidente della Provincia. Prima di intraprendere gli studi per diventare sacerdote (nel 2012) don Alessio, classe 1983, originario della parrocchia di San Tomaso Agordino, si è laureato in scienze infermieristiche nella sede di Feltre dell’Università degli studi di Padova.

E ora, vista l’emergenza, non ha esitato a dare la propria disponibilità a rientrare in corsia come volontario. «L’idea di essere infermiere, di poter aiutare in qualche modo, e pensare a tutti i colleghi che in questo momento stanno lavorando tanto e stanno dando tutto quello che hanno, in un certo modo non mi concedeva di stare a casa perché nel cuore io avevo bisogno di dare la mia disponibilità, di aiutarli, perché si è tutti una grande famiglia» confida don Alessio.

Il vescovo, monsignor Marangoni, lo ha subito incoraggiato, interpretando la scelta del suo prete quasi come una conseguenza dell’appello che lo stesso vescovo aveva fatto, fin dai primi giorni dell’emergenza, perché tutti i bellunesi sostenessero con la vicinanza e la preghiera il personale sanitario. «Lui è rimasto contento di questo – fa sapere il sacerdote –. mi ha detto di stare attento, come può fare un padre, e di andare e fare quello che mi viene chiesto di fare».

Don Strapazzon è stato vicario di Agordo, subito dopo l’ordinazione, quindi segretario del vescovo per due anni, cappellano in ospedale fino alla nomina a parroco di tre comunità, nel 2017. Ha paura? «Sa, un po’ di timore c’è sempre – ha risposto ai giornalisti –, però io credo che l’essere insieme come infermieri, l’aiutarsi, il sostenersi a vicenda e il camminare insieme, credo sia la cosa che dà più coraggio nell'affrontare questo momento di difficoltà».

Il vescovo e la diocesi già lo accompagnano con la preghiera, perché, per quanto gli sarà possibile, sia di conforto ai pazienti che in qualche modo potrà avvicinare. In ospedale a Belluno sono 44 i ricoverati, 7 i Covid in terapia intensiva. In tutta la provincia i positivi sono circa 280, di cui un gruppo anche a Cortina, la regina delle Dolomiti.

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