giovedì 2 aprile 2020
Siamo ancora fermi sul picco. Muore il primo detenuto
Visita della guardia medica a domicilio a Milano

Visita della guardia medica a domicilio a Milano - Fotogramma

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Numeri stabili. Siamo probabilmente ancora fermi in quel "plateau" sul picco della pandemia, di cui martedì scorso aveva parlato il presidente dell'Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. Il quotidiano aggiornamento nazionale (insieme ai numeri dei due giorni precedenti) reso noto da Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione Civile, racconta oggi di 2.477 nuovi contagi (l’altro ieri 2.107, ieri 2.937), fra questi, 1.292 in Lombardia (l’altro ieri erano stati 1.047, ieri 1.565).

Torniamo alle cifre ufficiali della Protezione civile. I decessi restano molti, 760 (l’altro ieri 837, ieri 727) e fra questi, sono 367 le vittime in Lombardia (l’altro ieri 381, 394 ieri). Sempre rispetto a ieri, i guariti sono 1.431 (l’altro ieri 1.109, ieri 1.118). I ricoverati nelle terapie intensive, infine, sono 4.053 (l’altro ieri 4.023 e ieri 4.035). Mentre a casa senza sintomi o con sintomi lievi sono attualmente 50.456 persone, il 61% dei contagiati.

Attenzione. In termini assoluti, il numero giornaliero dei nuovi contagi non racconta tutto. Si può capire un po' di più calcolando la percentuale dei positivi rispetto ai tamponi effettuati fino a quel momento, cioè - ad esempio nelle due ultime settimane e su base nazionale - era risultato positivo il 21,57% dei tamponi effettuali al 18 marzo, il 22,92% al 25 marzo e il 20,42% a ieri (35.713 positivi totali su 165.541 tamponi il 17 marzo, 74.386 su 324.445 il 25 marzo e 110.574 su 541.423 ieri, 1 aprile).

Stamattina intanto è morto all'ospedale Sant'Orsola di Bologna un detenuto positivo al coronavirus ed è la prima vittima nella popolazione carceraria. L'uomo, un siciliano settantaseienne, era ai domiciliari in ospedale. Ricoverato dal 26 marzo scorso nell'Unità operativa Medicina d’urgenza del Sant'Orsola, era stato sottoposto a tampone risultato positivo. “Prima o poi doveva accadere ed è purtroppo accaduto", ha detto Gennarino De Fazio, del sindacato Uilpa Polizia Penitenziaria: "Si è naturalmente costernati per la perdita di un'altra vita umana". E ancora: "Nel Paese pare si stia registrando il picco, nei penitenziari potrebbe essere in piena fase di sviluppo e ascesa”, questo “dovrebbe far adottare più efficaci e stringenti precauzioni e misure di prevenzione. Indugiare ancora potrebbe determinare l'irreparabile".

In Vaticano, poi, "ai sei casi comunicati, si è aggiunta la positività di un ulteriore dipendente della Santa Sede, già in isolamento dalla metà di marzo per via della moglie, che era risultata positiva al coronarivus dopo aver prestato servizio nell'ospedale italiano dove lavora”, ha fatto sapere il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni. E stanno tutti migliorando, ha poi spiegato il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin: "Come sapete, allo stato attuale sono sette i casi di positività conclamata, tutti hanno superato la fase critica e ora stanno migliorando”. Poi ha concluso:“"Ovviamente, come in Italia e in tutti i Paesi del mondo, monitoriamo la situazione giorno per giorno, ora per ora, grazie all’impegno dei nostri medici e infermieri".

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