martedì 20 giugno 2017
Il Pd tira dritto. Timori per lo scontro in Aula Lega: la Cei pensi ai poveri. Grasso: già lo fa. Salvini: concedere la cittadinanza solo alla fine di un percorso
Cittadinanza, si stringe: la fiducia contro i veti

L’ipotesi circola già da qualche giorno e sembra accreditarsi sempre di più: se ci sarà ostruzionismo, il governo è pronto a porre la fiducia sullo ius solitemperato. La prospettiva non dispiace al Partito democratico che continua a parlarne come unico antidoto all’ostruzionismo. Difficile capire se si tratti di una dichiarazione di intenti da campagna elettorale o se la possibilità sia effettivamente concreta. Certo è che il Pd sta investendo molto sul provvedimento, un tema che gli permetterebbe di allontanare l’accusa di guardare troppo a destra in un momento in cui la maggioranza dei partiti dall’altra parte della barricata annuncia battaglia. In Senato il clima è teso e lo scontro in aula si preannuncia molto duro.

Oggi Giorgia Meloni sarà davanti a Palazzo Madama assieme ai sostenitori di Fratelli d’Italia per ribadire il suo no incondizionato. E se anche passasse la legge - va dicendo da ieri la leader sovranista - il suo partito raccoglierà le firme per un referendum abrogativo. Tutto questo però non sembra dare troppi pensieri al presidente del Senato Pietro Grasso che spiega di non essere affatto preoccupato per le bagarre attese in Aula: «Non lo sono mai - rassicura ieri a margine di un incontro all’università di Pavia dedicato a Giovanni Falcone -. Cerco di gestire la situazione via via come si presenta. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Affronteremo la situazione». Neanche i senatori del Pd sembrano intimoriti, continuano a difendere la bontà della legge e a smentire le accuse dei suoi detrattori.

A mettere 'i puntini sulle i' è Franco Mirabelli: «Non è vero che prevede che chi arriva qui e partorisce avrà automaticamente un figlio italiano. Riguarda bambini e ragazzi che vanno a scuola con i nostri figli e che conoscono l’italiano. Si creano diritti e doveri per le persone nate in Italia da genitori stranieri ma muniti di permesso di soggiorno e stabiliti qui da almeno 5 anni. Questo è lo ius soli temperato previsto dalla legge in discussione». Il senatore Calderoli domenica scorsa aveva attaccato il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, perché aveva criticato le «gazzarre» andate in scena al Senato sulla legge: «Le Chiesa pensi ai poveri».

Ma a difesa della Conferenza episcopale italiana era intervenuto ancora una volta Grasso per il quale la «Cei non merita questi attacchi, si è sempre impegnata per la difesa dei più deboli». Ma il dibattito resta acceso. Matteo Salvini intanto torna ad incalzare parlando di cittadinanza ai figli di immigrati «solo alla fine di un percorso». Anche Silvio Berlusconi non nasconde i dubbi, pur dichiarandosi favorevole al principio generale di riconoscimen- to della cittadinanza: «Non siamo affatto contro l’integrazione. Ma è giusto integrare chi si sente davvero italiano: chi ama l’Italia, il nostro modo di vivere, i nostri valori e adotta uno stile di vita compatibile con il nostro. Diventare italiani non può essere un riconoscimento automatico, bisogna meritarselo».

Anche al centro non mancano dubbi: Angelino Alfano ad esempio, pur annunciando il voto momla presunta invasione di stranieri in Italia». Dall’Europa intanto arriva l’invito alla calma del presidente del Parlamento di Strasburgo. Antonio Tajani ricorda come la questione dei possibili nuovi cittadini investa anche (e automaticamente) quella della cittadinanza europea: «Se vogliamo difendere la libertà di circolazione e il libero mercato credo si debba arrivare a una soluzione armonica come anche per il diritto di asilo. Siamo in campagna elettorale e forse è meglio rinviare questo dibattito a dopo le elezioni. Ho qualche dubbio sullo ius soli in questo momento, un argomento che deve essere affrontato con grande moderazione e serietà e anche a livello europeo».

Non la vedono così organizzazioni come la comunità di S. Egidio, che insiste perché il Parlamento non strumentalizzi politicamente la questione: «Occorre guardare al futuro con fiducia e non chiudere gli occhi di fronte alla realtà - si legge in un comunicato diffuso dalla Comunità -. Non si tratta di decidere l’ingresso di nuove persone sul nostro territorio ma di riconoscere e dare dignità a chi lo abita da anni: ti gli effetti, nostri connazionali ». Un’esortazione cui va aggiunto il richiamo della comunità evangelica italiana: «È un doveroso provvedimento di civiltà e un investimento sul futuro della nostra società ».

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