mercoledì 23 maggio 2018
Ecco chi è il premier indicato da M5s e Lega
Giuseppe Conte (Lapresse)

Giuseppe Conte (Lapresse)

Se il Colle e le Camere daranno via libera, a Palazzo Chigi il passaggio della campanella potrebbe avvenire fra il premier conte (per lignaggio) Paolo Gentiloni Silveri e il premier Conte, per cognome, Giuseppe.

Politico o tecnico? Che il «professor avvocato» indicato da M5S e Lega come possibile guida di un governo gialloverde, sia da ascrivere alla prima o alla seconda categoria resta questione da dibattere, ma forse ormai oziosa. Se si abbandonano le formule rigide del passato, per adottare quelle "liquide" di questo faticoso avvio di Terza Repubblica, si comprenderà che, nel Parlamento della XVIII legislatura, di «principianti della politica» (per dirla col Financial Times) ne sono entrati parecchi. Non Conte, comunque, finora non candidato alle politiche. Il legame con M5s è iniziato 4 anni fa e Luigi Di Maio (che in campagna elettorale l’aveva indicato come eventuale ministro della Pa) ora lo definisce un «angelo custode del Movimento».

Separato e padre di un figlio di dieci anni, l’avvocato vive fra Roma, dove ha lo studio in piazza Cairoli, e Firenze, dov’è titolare della cattedra di Diritto privato. I suoi studenti lo stimano («Spiega bene») e scherzano sul vezzo di ravviarsi un ciuffo di capelli sulla fronte. In politica, prima dell’era grillina, il suo cuore per chi batteva? Chi lo conosce, racconta di simpatie per il Pd e di conoscenze in riva all’Arno, come la collega avvocato Maria Elena Boschi. Lui si è limitato a dire: «In passato ho votato a sinistra. Oggi penso che gli schemi ideologici del ’900 non siano più adeguati. Credo sia più importante valutare l’operato di una forza politica in base a come si posiziona sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali. E sulla sua capacità di elaborare programmi utili ai cittadini». Post-ideologico, dunque, ma appassionato. In decenni di alacri studi giuridici e di difese in tribunale, il professor Conte si è ha costruito un profilo da avvocato e docente di vaglia, in grado di mettere d’accordo tutti. «È uno tosto, che si è fatto da solo», dice ancora Di Maio.

Originario di Volturara Appula, borgo di 467 anime in provincia di Foggia dov’è nato 54 anni fa, il piccolo Giuseppe «amava lo studio, era un bambino prodigio, intelligente, serio, riservato, sempre garbato», racconta Vittorina Macchiarola, maestra e collega di sua mamma, Lillina Roberti. Il papà, Nicola Conte, fa il segretario comunale e con la famiglia deve spostarsi a San Giovanni Rotondo. I coniugi hanno due figli, Maria Pia e il piccolo Giuseppe, «che a scuola prendeva tutti 10». Una famiglia che i conoscenti descrivono come «riservata» e «molto religiosa». Un amico, Antonio Placentino, riferisce della sua fede («Andava spesso al santuario di Padre Pio») e ne svela un’ulteriore abilità "nazionalpopolare": «All’epoca io facevo il calciatore e Giuseppe, di tanto in tanto, veniva a giocare con noi. Era un regista, uno alla Fabio Capello, se la cavava abbastanza bene». Ma più che il pallone, al giovane Conte piacciono i libri: «Studiava moltissimo», racconta ancora Placentino.

Dalla Puglia, il giovanotto va a Roma, per frequentare la facoltà di Giurisprudenza della Sapienza. Ne esce nel 1988, con una laurea con 110 e lode e la voglia di spaccare il cavillo in quattro, approfondendo gli studi di diritto. Viene inserito nella commissione per la riforma del Codice civile e ottiene una borsa di studio del Cnr. Poi si perfeziona nei migliori atenei del mondo: dalla statunitense Yale, alla Sorbonne di Parigi fino alla britannica Cambridge. All’università, è fra gli assistenti di un maestro come Guido Alpa. A Villa Nazareth (collegio universitario romano per studenti meritevoli ma con pochi mezzi, presieduto dal cardinale Achille Silvestrini e da monsignor Claudio Maria Celli, dove Conte è membro del Consiglio scientifico), ne parlano con stima: «Ha aiutato i nostri alunni nelle università americane, con la sua perfetta conoscenza dell’inglese – ricorda il professor Carlo Casula –. Non è mai stato arrivista né carrierista, non è arrogante ma dialogante: per un premier è la qualità più importante, la capacità d’ascolto e di dialogo».

Oggi, molte pubblicazioni (la più recente è sulla «formazione del contratto») e concorsi dopo, lo scolaro con tutti dieci è diventato ordinario di Diritto privato a Firenze (materia che insegna anche alla Luiss di Roma), avvocato patrocinante in Cassazione e condirettore della collana Laterza dedicata ai «Maestri del diritto». È componente della commissione cultura di Confindustria e ha fatto parte del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Nel 2016 il suo parere si scontrò scontrato con quello del presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno: Conte si oppose all’ingresso, fra i consiglieri di Stato, di Antonella Manzione, 53enne capo degli Affari giuridici di Palazzo Chigi all’epoca del governo Renzi (poi passata per 9 voti a 5). Ancora, ha presieduto la commissione speciale che ha destituito il consigliere Francesco Bellomo (dopo la vicenda dei corsi per aspiranti magistrati con imbarazzanti avances). Al big pentastellato Alfonso Bonafede, il professore piace anche per l’intenzione di «disboscare» le leggi inutili (i cinquestelle vorrebbero abolirne 400) e di «semplificare il quadro normativo, farraginoso, incoerente e a tratti incomprensibile».

Adesso, per una di quelle giravolte della politica capaci di far decollare chi stava dietro le quinte, il candidato ministro potrebbe vestire l’abito ben più pesante del premier. L’eleganza non gli difetta: completi sartoriali, camicie con gemelli, pochette nel taschino. La determinazione nemmeno: «Every accomplishment starts with the decision to try», ha scritto su WhatsApp, citando il celebre invito di John Fitzgerald Kennedy a non tirarsi mai indietro. Governare l’Italia è impresa da fare tremar le vene e i polsi. Ma, se il capo dello Stato gli affiderà l’incarico, c’è da scommettere che Giuseppe Conte ci proverà, con tutto se stesso.

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