mercoledì 3 gennaio 2018
Ascoli, è caccia dopo il raid in stile Ku Klux Klan. Alloggi destinati a 37 bambini profughi
Spinetoli, il centro per migranti incendiato

Spinetoli, il centro per migranti incendiato

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Aver paura di 37 bambini di un altro colore. Bruciargli quella che finalmente avrebbe potuto essere per loro una casa vera, in una città vera. Nelle Marche, a Spinetoli, i carabinieri danno la caccia agli incendiari che con metodi da Klu Klux Klan hanno incendiato uno stabile di tre piani che sarebbe potuto servire ad ospitare profughi minorenni senza famiglia. «L’ipotesi dell’arrivo di richiedenti asilo risale a due mesi fa, ma nessuno era più arrivato e nemmeno c’era questa eventualità», spiegano dalla prefettura di Ascoli Piceno rincarando implicitamente la dose di accuse agli esecutori materiali e ai mandanti morali della spedizione razzista. E a rendere più grave il raid, il fatto che «era stato previsto eventualmente l’utilizzo dell’immobile spiegano ancora dalla prefettura solo per ospitare minorenni stranieri non accompagnati, ipotesi comunque che non si è ancora verificata». Incendio doloso aggravato dall’odio razziale.

È questa l’ipotesi di reato per la quale la Procura di Ascoli Piceno ha aperto un fascicolo. Il sopralluogo del pm Umberto Monti, insieme ai carabinieri del Nucleo investigativo di Ascoli ha accertato i gravissimi danni alla struttura e ai mobili negli appartamenti su tre piani. Confermata l’origine dolosa delle fiamme che sarebbero state appiccate con un accelerante, utilizzato per accendere camini e bracieri, facilmente reperibile in commercio. L’intervento dei vigili del fuoco ha evitato che il rogo arrivasse alla case vicine e alle auto parcheggiate lungo la strada. E in alcuni palazzi vicini allo stabile incendiato sono visibili ancora oggi striscioni contro l’arrivo degli migranti. Nel comune esistono già due Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, che ospitano 22 migranti. «Al massimo possiamo accogliere altri 2 profughi, non 37», aveva affermato il sindaco Alessandro Luciani citando il piano dell’Associazione nazionale dei comuni italiani. «La cooperativa - aveva aggiunto il primo cit- tadino - ha agito senza coinvolgere l’Amministrazione comunale».

Ne nacque una manifestazione pubblica che vide fianco a fianco il sindaco del Pd, gli oltranzisti della Lega e i neofascisti di Casa Pound. «La partecipazione del sindaco alla manifestazione – fu la reazione degli organi nazionali e regionali del partito – è stata volontaria e non rappresenta la posizione del Pd». Una sconfessione motivata anche dal contenuto degli slogan, dal tono razzista, espressi durante il corteo e che fece dire ai vertici Dem che la presenza del primo cittadino era stata «un grave errore». Claudio Berlini è direttore della cooperativa 'Versoprobo', che dopo avere ottenuto un regolare appalto, ha acquistato e ristrutturato l’immobile colpito dall’attentato incendiario.

«Non avremmo mai fatto un investimento del genere se non avessimo vinto una regolare gara», dice ricordando che qualora fossero effettivamente stati destinati dei minori non accompagnati, «sarebbe stato assunto personale locale e, come facciamo nelle nostre altre 28 strutture, ci saremmo rivolti esclusivamente a fornitori locali». A chi accusa 'Versoprobo' di fare business sui migranti, dalla coop rispondono ricordando che una cooperativa non si mette in tasca gli utili ma deve reinvestirli, in questo caso, in attività sociali e che inoltre fino ad ora nell’erogazione dei servizi non sono mai state segnalate irregolarità. Nei mesi scorsi il sindaco, informato dell’intenzione della prefettura di aprire una struttura per minori, dapprima non si oppose ma rimandò a una discussione in giunta. La pressione del comitato antimigranti, aizzato da Lega e Casapound, avrebbe però scoraggiato gli amministratori dal prendere decisioni impopolari, sebbene a Spinetoli non siano stati registrati fino ad ora spiacevoli episodi con i migranti quali protagonisti.

Secondo gli investigatori gli elementi raccolti fanno escludere l’ipotesi di un incendio di origini accidentali. Gli inneschi e il liquido infiammabile sono ancora ben visibili nei tre piani della palazzina dichiarata inagibile: il rogo ha determinato il superamento della temperatura d’allarme dei materiali di costruzione che dovranno essere sottoposti a nuove prove di stabilità. Per gli inquirenti è indubbio il collegamento con le proteste dei mesi scorsi.

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