giovedì 19 novembre 2020
Il cardinale: «Notizie infondate, non ho mai ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria né dalla giustizia vaticana né da quella italiana». Il settimanale ribadisce: noi corretti e professionali
Angelo Becciu

Angelo Becciu - Reuters

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Il cardinale Angelo Becciu fa causa a L’Espresso che avrebbe condotto nei suoi confronti una «campagna diffamatoria» su notizie infondate. A informarne è il suo avvocato Nicola Callipari, del foro di Verona. Secondo l’agenzia AdnKronos, nell’atto di citazione si afferma che una copia del settimanale con le accuse a Becciu sarebbe stata recapitata al Papa prima che il giornale uscisse in edicola e prima dell’udienza del 24 settembre, in cui il Pontefice chiese al cardinale di rinunciare alla carica di prefetto della Congregazione delle cause dei Santi e ai diritti connessi al cardinalato.

«La documentazione presentata al Tribunale prova l’assoluta infondatezza delle ricostruzioni – afferma il cardinale – e il diritto–dovere di informare non ha nulla a che vedere con quanto scritto nei miei confronti, in un crescendo di distorsioni della realtà che hanno deliberatamente massacrato e deformato la mia immagine di uomo e sacerdote».

Secondo Becciu, L’Espresso lo avrebbe «fatto passare per "indagato" senza avere mai ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria né dalla giustizia vaticana né da quella italiana». Poi afferma di poter smentire «documentalmente, una a una» le accuse rivoltegli «a partire proprio da quella più dolorosa di aver distratto fondi, della Chiesa e dei fedeli, in favore dei miei familiari. Fino al fantasioso complotto ai danni del cardinale Pell, con ingerenze illecite dirette a condizionare il suo processo. Tutto falso», sostiene Becciu. Il risarcimento richiesto verrebbe devoluto in opere caritatevoli.


In serata è arrivata una lunga replica dell'Espresso, attraverso il suo sito web: "Angelo Becciu ha fatto arrivare oggi da parte dei suoi legali un atto di citazione nei confronti dell'Espresso, con la richiesta di risarcimento di dieci milioni di euro. Come cittadino italiano ne ha piena facoltà, sarà un tribunale a decidere sul merito e questo giornale non ha nulla da temere. Siamo sicuri di aver compiuto il nostro lavoro e il nostro dovere di informazione, con correttezza e professionalità, consapevoli della eccezionale rilevanza pubblica della questione".


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