lunedì 18 dicembre 2017
A quattro mesi dal terremoto che ha colpito l’isola di Ischia, papa Francesco ha inviato il suo elemosiniere, monsignor Krajewski sull'isola, a portare conforto e aiuti concreti alle famiglie sfollate
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A quattro mesi dal terremoto che ha colpito l’isola di Ischia, papa Francesco - nel giorno del suo compleanno - ha scelto di inviare il suo elemosiniere, monsignor Konrad Krajewski sull'isola, a portare conforto alla comunità che ancora soffre le conseguenze del sisma.
Un gesto, come spiega un comunicato dell’Elemosineria apostolica, con il quale papa Francesco "pensando alla Sacra Famiglia in ricerca di un alloggio a Betlemme e poi profuga in Egitto, desidera essere vicino a quasi 2.500 persone sfollate dalle proprie abitazioni a causa del terremoto dello scorso 21 agosto". La scossa di magnitudo 4 aveva colpito in serata i comuni di Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio.
Papa Francesco "vuole stare con voi" ha spiegato monsignor Krajewski, nel suo saluto alla comunità ischitana: in questo tempo, nel quale si avvicina il Natale, "il Papa ha pensato a voi – ha aggiunto – perché la Santa Famiglia non trovava l’alloggio, per loro tutta la zona con le abitazioni era rossa, non potevano entrare, solo la mangiatoia e poi la fuga. Il Papa ha pensato alle quasi 800 famiglie di questa zona che non possono entrare nelle proprie case, quasi 2500 persone che sono fuori alla propria abitazione. Il Papa sta con voi, prega per voi. Mi ha chiesto di abbracciare ogni famiglia, ogni persona, vi vuole bene".

Ai terremotati: «Il Papa vi vuole bene e sta con voi»

L'arrivo dell'elemosiniere, monsignor Krajewski "è un segno di questo abbraccio che continua a farci sentire e di cui siamo grati - ha spiegato il vescovo di Ischia, Pietro Lagnese -, perché il Santo Padre con questa sua vicinanza ci stimola a fare altrettanto: a seguire il suo passo, a essere una Chiesa che si fa prossima, che vive davvero la dimensione più autentica del Natale".

L’obiettivo - ha sottolineato ancora il vescovo Lagnese, in un'intervista al Sir - è "aiutare circa 400 famiglie". "Abbiamo pensato anche a un contributo per le microimprese – ha proseguito il vescovo – al fine di farle ripartire e così riavviare la ripresa economica di quelle zone".
In questo modo - oltre che con la colletta di solidarietà fatta dalle 25 diocesi campane - la Chiesa ha cercato di alleviare i disagi patiti dalla popolazione a causa del terremoto. “La gente - ha aggiunto il vescovo Lagnese - sembra avere accolto molto bene questa iniziativa e riconoscere nella Chiesa di Ischia un’istituzione che particolarmente si sta dando da fare e, per questo, anche la più credibile”.

Dopo il terremoto, gli sfollati erano circa 2.500; qual è la situazione, adesso?

Stando alle parole del vescovo di Ischia, attualmente circa il 78 per cento degli sfollati si trova in abitazioni private messe a disposizioni da parenti o da amici o prese in locazione – naturalmente anche, per quello che è stato possibile, messe a disposizione della Chiesa di Ischia. C’è un 22 per cento, ancora, che si trova nelle strutture alberghiere: "evidentemente, per loro questo sarà un Natale ancora più particolare perché viene a mancare quella dimensione dell’intimità familiare che in modo particolare tutti noi ricerchiamo, soprattutto in questo periodo natalizio. Per questo, mi renderò presente in questi giorni, in qualche modo. Stiamo pensando anche a qualche iniziativa di solidarietà, perché le persone non abbiano a sentirsi sole" ha concluso il vescovo Lagnese.


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