sabato 7 febbraio 2015
Francesco Boccia, presidente Pd della commissione Bilancio della Camera, cosa pensa della riforma delle Banche popolari? Io non sono contro la riforma in sé. Va fatta? Facciamola, anche se sono fra quanti non comprendono l’idea di ricorrere a un decreto anziché un normale ddl. Diventi però una grande occasione di confronto. E allora diciamoci prima tutta la verità. Sul perché facciamo questo intervento. E su che tipo di capitalismo vogliamo in Italia. Pretendo trasparenza e rigore. I motivi addotti dal governo non la convincono? Sono cortine fumogene. Il ministro Padoan dice che la riforma serve a migliorare il credito? È una motivazione che non regge. Dire così significa che o non si conosce il mondo creditizio o non si è in buona fede. Per Padoan escludo senz’altro la seconda ipotesi, ma certo non mi consola nemmeno la prima. Non pensa che si vogliano creare dei big del credito, capaci di essere 'predatori' nel nuovo mercato internazionale? In questi anni in Italia io ho visto più prede che predatori, a dire il vero. Comunque, pur accreditando questo scenario, dobbiamo prima partire da quale idea di capitalismo abbiamo in testa: crediamo ancora in quello familiare e legato al territorio che ha caratterizzato lo sviluppo italiano o vogliamo passare a uno di stampo più renano e liberista? La sua risposta? Guardo alla realtà nazionale, che conosco abbastanza: noi abbiamo 200 bacini territoriali che producono un fatturato fra i 300 e i 500 milioni di euro ciascuno, e poi solo una cinquantina di grandi imprese che dovrebbero trainarci alla conquista del mondo economico, e non ce n’è una del Sud. Partendo da questa base, vogliamo migliorare il credito? Basta mettere in campo un po’ di soldi veri, creare un maxi-fondo di 10 miliardi a disposizione della Cassa depositi e prestiti coi quali consentire alle nostre Pmi di ristrutturare i debiti a medio e lungo termine. E ampliamo poi le chances di raccolta di risorse finanziarie. Bankitalia dice che dobbiamo «adeguarci agli standard di efficienza» Ue... Altra motivazione difficile da comprendere. Vorrei sommessamente ricordare che la produzione di 'rifiuti' finanziari negli ultimi anni è stata opera delle banche globali. Renzi vuol togliere queste banche ai «signorotti locali». Al premier faccio notare che, in tutte le vicende, esistono i signorotti 'bravi' e quelli approfittatori. I primi dopotutto, se fanno il bene della banca, che male c’è? E ai secondi ci deve pensare la magistratura più che la politica. A quali correttivi pensa? Vorrei una riforma che non consentisse a un fondo estero di acquisire il controllo di questi istituti. Concordo quindi sull’idea di aumentare le quote di partecipazione dei singoli operatori ponendo però un tetto ai diritti di voto, magari più vicino al 3 che al 5%. Ma non va cancellata la natura di questi istituti. Così come ha un senso limitare la riforma alle sole quotate in Borsa, 7 su 10. Chiederà un confronto nel Pd? Abbiamo già delle occasioni programmate, martedì c’è un seminario promosso da Fassina. Non sarebbe male se un grande partito come il Pd organizzasse un evento conclusivo di questa riflessione, alla presenza del segretario.
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