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Covid. Biden: «Sì alla sospensione dei brevetti». Ue: pronti a discutere la deroga

Elena Molinari, New York mercoledì 5 maggio 2021

Il presidente Usa Joe Biden accolto dallo staff di un'impresa di ristorazione nella zona di Union Market a Washington

Joe Biden ha rotto il ghiaccio: «Occorre sospendere i brevetti per i vaccini contro il Covid-19, in modo che la loro ricetta sia a disposizione di tutto il mondo». La decisione storica, che se adottata a livello mondiale permetterebbe alle aziende farmaceutiche di produrre in proprio le dosi delle quali i loro Paesi hanno bisogno, arriva alla fine della prima giornata di discussioni dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) sul tema. E arriva anche all’indomani della pubblicazione dei conti della Pfizer, che ha intascato 3,5 miliardi di dollari solo nei primi tre mesi dell’anno, in forte aumento, grazie alle vendite dei vaccini. Si tratta di un’inattesa inversione di rotta per gli Stati Uniti, che nelle ultime settimane si erano opposti alla richiesta dei Paesi in via di sviluppo, guidati da India e Sudafrica, di una rinuncia temporanea alla proprietà intellettuale sui vaccini.

Ma la maggioranza dei democratici alla Camera Usa aveva esortato l’Amministrazione Biden a sostenere la rinuncia ai brevetti, e lo stesso presidente in campagna elettorale si era detto pronto a fare di tutto perché i sieri fossero distribuiti equamente. Alla pressione sul capo della Casa Bianca si è unito ieri il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che si è detto convinto che i produttori di vaccini dovessero consentire ad altre aziende di produrre versioni delle loro invenzioni. Moltissime organizzazioni non governative si sono unite all’appello. E lo stesso capo della Wto, Ngozi Okonjo-Iweala, ieri ha invitato i Paesi membri dell’organizzazione a negoziare un testo che allenti la protezione della tecnologia dei vaccini contro il Covid-19. Gli ambasciatori dei 164 membri della Wto, riuniti ieri a porte chiuse, non hanno ancora risposto ufficialmente alla richiesta del direttore generale, ma è prevedibile che seguano l’esempio americano. «Questa è una crisi sanitaria globale e le circostanze straordinarie della pandemia Covid-19 richiedono misure straordinarie – ha affermato il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Katherine Tai –. L’Amministrazione crede fermamente nella protezione della proprietà intellettuale, ma al servizio di porre fine a questa pandemia, sostiene la rinuncia a tali protezioni per i vaccini Covid-19». Le decisioni della Organizzazione mondiale del commercio si basano sul consenso, quindi tutti i 164 membri devono essere d’accordo. Per questo, nonostante la svolta americana, ci si aspetta che i negoziati prenderanno ancora tempo. Forse giorni, non settimane. Perché bisogna fare presto. Finora anche l’Unione Europea aveva resistito, definendo la richiesta indiana e sudafricana troppo ampia. Secondo la People’s Vaccine Alliance, la stragrande maggioranza dei cittadini nei Paesi del G7, in media 7 su 10, vuole che il proprio governo agisca affinché i colossi farmaceutici rinuncino ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini Covid. La decisione degli Stati Uniti di sospendere i brevetti dei vaccini anti-Covid è "deludente". È la posizione sostnuta dall'Ifpma, la Federazione internazionale delle aziende farmaceutiche con sede a Ginevra. "Siamo totalmente in linea con l'obiettivo che i vaccini siano rapidamente e equamente distribuiti nel mondo. Ma come abbiamo ripetuto più volte, una sospensione è la risposta semplice ma sbagliata a un problema complesso", si legge in un comunicato.

"L'Ue è pronta a discutere qualsiasi proposta che affronti la crisi" del Covid "in modo efficace e pragmatico. Questo è il motivo per cui siamo pronti a discutere di come la proposta degli Stati Uniti per una deroga alla protezione della proprietà intellettuale" dei brevetti "per i vaccini Covid potrebbe aiutare a raggiungere tale obiettivo". Così ha replicato la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, nel suo intervento sullo stato dell'Unione.

Ma se in molti Paesi al mondo i vaccini non arrivano e il coronavirus continua ad uccidere, gli Stati Uniti devono fare i conti con la resistenza degli scettici. Mentre infatti in una mezza dozzina di Stati l’obiettivo di Joe Biden del 70% della popolazione vaccinata è stato raggiunto, c’è uno zoccolo duro di regioni americane dove fra un quarto e un quinto degli abitanti non vuole ricevere l’iniezione, e dove gli incerti toccano il 30%. Tanto che le autorità sanitarie ora mettono in forte dubbio la possibilità che il Paese raggiunga l’immunità di popolazione – l’ormai famoso punto, attorno all’85%, che impedisce al virus di trasmettersi – quest’anno e forse mai. L’imminente approvazione del vaccino Pfitzer per gli adolescenti negli Usa porterà a una nuova accelerazione delle immunizzazioni, ma per ora la campagna langue.

La catena di farmacie Cvs, partner del governo nella somministrazione dei sieri, segnala che il tasso di iniezioni è calato del 30% rispetto al lancio. Per questo alcune amministrazioni locali sono passate alla fase due: la persuasione. Il Maryland distribuirà 100 dollari a tutti i dipendenti statali completamente vaccinati. Nel New Jersey, i residenti che ricevono la prima dose di vaccino in maggio avranno una birra gratis. E a Detroit, chiunque accompagni qualcuno a farsi vaccinare può ricevere una carta prepagata da cinquanta dollari.

Appello a Draghi e von der Leyen: Italia e Ue s'impegnino

(Redazione Internet) La decisione del presidente Usa Biden è stata accolta con soddisfazione dalle tante Ong che da tempo si battevano per il vaccino per tutti, anche per i Paesi più poveri. "La decisione dell’amministrazione americana - scrivono Oxfam ed Emergency - di sostenere la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale delle Big Pharma sui vaccini anti-Covid è un primo e coraggioso passo, che la società civile internazionale richiede ormai da mesi, per poter aumentare la fornitura globale di dosi e porre così fine alla pandemia. Adesso però tocca ad Unione europea e Italia prendere una posizione decisa e netta che vada nella stessa direzione".

"Allo stesso tempo - affermano Sara Albiani, responsabile salute globale di Oxfam Italia, e Rossella Miccio, presidente di Emergency - però siamo consapevoli che si tratta solo di un primo passo. Ci auguriamo che adesso la Casa Bianca continui a rivestire questo ruolo di leadership globale anche all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, resistendo alle pressioni che sicuramente arriveranno dai colossi farmaceutici e insistendo sul trasferimento di tecnologie attraverso lo strumento del C-Tap promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità".

Da qui l’appello urgente ai leader europei, in primis al Presidente Draghi e alla Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, che in queste ore si è detta disponibile a discutere la proposta di sospensione sui brevetti, a stringere i tempi e «passare dalle parole ai fatti, prima che sia troppo tardi».

“Adesso non è più il momento dei tentennamenti, per questo chiediamo con forza che l’Italia, come paese fondatore e terza economia dell’UE, membro del G7 e presidente di turno del G20, persegua sia in sede europea che internazionale la strada indicata dagli Usa: il Global Health Summit e il G7 dei Ministri del Commercio in programma a fine maggio, saranno l’occasione giusta per spingere in questa direzione – aggiungono Albiani e Miccio - Paesi come l’India, che con la decisione dell’amministrazione Biden possono iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel, non hanno più tempo e hanno tutto il potenziale produttivo per garantire vaccini in gran parte dei paesi poveri. Perché ciò sia possibile però, l’Unione europea e gli stati membri che, come l’Italia, si sono fino ad oggi opposti alla sospensione dei monopoli delle Big Pharma devono cambiare strada. Il Parlamento italiano ha già dato un’indicazione al Governo in questa direzione, ebbene è il momento di seguirla”.