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Famiglia e Vita

Mille modi per nascere. Col bebè in copertina Time celebra il bambino-oggetto

Assuntina Morresi sabato 12 gennaio 2019

Un bel bambino di pochi mesi disteso sulla schiena e nudo, occhi azzurri e dito in bocca, campeggia sulla copertina del settimanale americano Time nel primo numero dell’anno. Una scelta non casuale, col titolo che ne spiega il senso: The future of the babies, «Il futuro dei bambini». Gene editing, trapianto di utero, tre genitori biologici: sono i sottotitoli che indicano come si può venire al mondo al tempo delle biotecnologie. E quello ritratto non è un bebè qualsiasi ma il primo nato americano da una donna con un utero trapiantato.
Cinque lunghi articoli all’interno descrivono situazioni molto diverse fra loro. Oltre ai bimbi partoriti in Usa dopo trapianti di utero, c’è una donna che a 50 anni ha scoperto per caso di essere nata da inseminazione eterologa: un segreto dei suoi genitori, impietosamente rivelato dall’ormai accessibilissima analisi del Dna. C’è poi l’esperienza del maschio infertile, più diffusa di quanto si creda ma assai poco raccontata. Leggiamo inoltre di una donna che non è riuscita ad avere figli, da giovane, ma ora è veramente libera e felice perché «il bambino che non ho mai avuto è parte di me, e mi ha dato la libertà», anche adesso che il suo matrimonio è finito. Senza figli, ma senza rimpianti. L’articolo centrale è però il quinto, che spiega come è possibile far nascere bimbi con il Dna di tre persone, geneticamente parlando con "tre genitori". Un testo molto discutibile e parziale, un vero e proprio spot pubblicitario per una manipolazione genetica rudimentale sulla cui efficacia non ci sono ancora evidenze scientifiche, ma che viene spacciata come rimedio possibile a malattie ereditarie letali. Alice Park, che lo firma, ripete più volte che negli Usa la procedura è vietata, ma non dice perché, cioè del tasso elevato di malformazioni riscontrate negli aborti spontanei e volontari in gravidanze con "tre genitori", quando negli anni ’90 alcune cliniche americane tentarono lo stesso esperimento.

Il messaggio di Time è chiaro: ogni bambino è un bel bambino, in qualsiasi modo sia venuto al mondo. E di modi ce ne sono tanti, tutti ugualmente legittimi. E se il bebè non arriva? Un dolore, se lo si desidera. O anche no, perché la vita si può realizzare ugualmente, «e posso dire di sì a qualunque cosa io voglia fare». A leggere bene si capisce quindi che il vero protagonista delle storie raccontate non è quel bel bambino in copertina ma il desiderio di chi quel piccolo ha desiderato (o non ha voluto), ed è stato disposto a tutto pur di averlo (o è felice di non averlo). Le foto lo dimostrano: non ce ne sono con la famiglia al completo, padre-madre-figlio, neppure per le storie a lieto fine. Manca sempre qualcuno. E per la donna felice senza figli, c’è solo il disegno di un puzzle.
In fin dei conti il figlio – sembra dirci Time – è l’esito delle decisioni di due individui, non il compimento di una relazione di amore fra un uomo e una donna. E non ci sono valutazioni di merito sulle scelte fatte, o le tecniche utilizzate: vanno bene tutte, purché ogni opzione sia realmente voluta. A essere in gioco è proprio il futuro di quel bel bambino in copertina, tanto desiderato, ma di cui nessuno sembra chiedersi veramente cosa ne sarà di lui.