giovedì 21 luglio 2016
Uovo,la macchina meravigliosa
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«Signore, ti raccomando, tutti i bimbi, tutte le persone anche grandi, tutti quelli che conosco, che non conosco, Signore fa’ che non anneghino, che non capitino loro disgrazie».  Così sottovoce recita la sua litania bresciana la vecchia signora di Barco, frazione di Orzinuovi, mentre lascia andare un uovo nella roggia del paese. L’ha appena sostituito con l’uovo nuovo, di là nella credenza del tinello, come ogni anno, per il suo rituale di Pasqua. Forse nemmeno lei sa bene perché lo faccia, lo faceva sua madre e lo faceva sua nonna. È tutta qui la forza perfetta dell’uovo. In quella speranza di miracolo che porta con sé, nella letteratura e nella tradizione, nell’iconografia e, a dire il vero, anche nella scienza. Poiché se le teste d’uovo sono i cervelloni è pur vero che le uova possono impazzire, se le uova di Carl Fabergé valgono milioni, il Gudetama, personaggio giapponese che rappresenta un uovo al tegamino, fa milioni di visualizzazioni si Youtube e invade le vetrine di Tokyo; se l’uovo posto nei quadri rinascimentali è simbolo cristiano della resurrezione, è anche vero che nella laicissima visione della psicosintesi esso serva a raffigurare l’insieme delle dinamiche di coscienza, inconscio e sé. Una piccola parola di quattro lettere all’origine del mondo. E non ridiamo della domanda se sia nato prima l’uovo o la gallina, perché è serissima e rispondere significa andare indietro a 4 miliardi di anni fa, scoprendo che siamo tutti figli di LUCA (acronimo di Last Universal Common Ancestor), una sorta di virus originario, un coacervo di molecole formatosi in una pietra, un proto-uovo da cui discendono gli esseri viventi. Quindi sarebbe nato prima l’uovo. Ma è da qui che sorgono i misteri più affascinanti, primo fra tutti il concetto stesso di origine come processo di trasformazione, che rappresenta un punto fondamentale per la biologia. Si tratta di capire i meccanismi, i tempi e i modi per cui un sistema che contiene un’informazione di un certo tipo è in grado di trasformarsi e passare da un contesto di molecole a cellule, per poi organizzarle nello spazio (tessuti), far ingranare fra loro i tessuti (organi) e finalmente strutturare gli organi in modo tale da costituire un individuo. Tutto da solo. «La cellula uovo è un miniaturizzato laboratorio di biologia molecolare», esordisce Carlo Alberto Redi, celebre biologo dell’Università di Pavia, autore, con la collega Manuela Monti, di un libro divertente e istruttivo dal titolo Storia di una cellula fantastica (ed. Sironi), il cui protagonista indiscusso è proprio l’uovo. «L’uovo è capace di fare tutto da solo, va quindi portato grande rispetto per questa cellula, da cui abbiamo imparato molto. Al di là degli aspetti ludici o delle paure prive di fondamento, noi dobbiamo guardare in faccia alla realtà: oggi siamo in grado non più solo di descrivere questo universo, ma di sintetizzarlo. Ecco il punto su cui riflettere: la biologia non è più solo Storia di una cellula fantastica, ma è sintesi. Se la doppia elica del DNA è stata l’icona del finale del secolo scorso, credo che l’uovo sia l’icona di questo millennio». Questo mondo si trascina sempre dietro qualche aspetto discutibile, non tutto fila liscio e la scienza non è ininfluente. Ogni scelta presa oggi può causare problemi domani, a cominciare da un mondo sempre più squassato per via di grandi disuguaglianze: «Chi ha una buona carta di credito, è caucasico e nasce nella famiglia giusta potrà fare ciò che vuole, avendo tutto a disposizione. Il resto del mondo no. Ci saranno pochi milioni di artificial e diversi miliardi di natural, destinati a una vita peggiore, creando divaricazioni non solo geografiche ma anche sociali, nelle stesse aree». Nel libro di Redi e Monti c’è spazio anche per la filosofia, l’astronomia e la letteratura, dove l’uovo cosmico è ciò da cui tutto nasce e l’uovo materno è simbolo di generazione non solo fisica, ma anche spirituale e culturale, dal Neolitico fino a Dante.  E naturalmente c’è la matematica, che disegna l’uovo perfetto con l’intersezione di quattro archi di cerchio su un triangolo equilatero. E infine c’è spazio anche per i bambini che, come sempre, trovano risposte geniali a domande complesse: «Come è fatto un uovo? Se non rompi l’uovo non lo puoi sapere». Ecco, forse dobbiamo rompere più uova, intese come metafora stessa della conoscenza, investigarle e porci domande in continuazione, per aumentare la consapevolezza. «Le scelte dipendono anche dal grado di discussione pubblica nella società. Servono filosofi, sociologi, scienziati, si deve andare nelle scuole, nei teatri, nelle aule e spiegare, argomentare, dialogare. Poi prenderemo le decisioni. Occorre discutere e superare le contrapposizioni, altrimenti non ne usciremo vivi». Parola di biologo.
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