lunedì 4 febbraio 2008
Sono stati mandati a morte in centinaia di migliaia. Il progetto della costruzione è di un architetto ebreo, Dani Karavan e porterà incisa una poesia dell’italiano Santino Spinelli
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Fu con il cosiddetto "Auschwitz-Erlass" che il 16 dicembre 1942 Heinrich Himmler ordinò la deportazione di tutti gli zingari di stirpe Sinti e Rom residenti entro i confini del Terzo Reich. Un decreto diverso rispetto ai precedenti che ordinavano deportazioni individuali o collettive come nel caso degli ebrei. Il 'decreto-Auschwitz' ordinava il totale annientamento di una minoranza etnica, i Sinti ed i Rom. «Per ordine del Reichsführer Ss sono da inviare nell’arco di poche settimane in un campo di concentramento gli zingari di sangue misto, di stirpe Rom e zingari di origine balcanica e di sangue non tedesco». L’ordine fu portato a termine con teutonica precisione. A maggio 1945 si contarono almeno 500mila Sinti e Rom uccisi ad Auschwitz. Di loro si parlò poco negli anni del dopoguerra, il mondo sembrò dimenticare il loro genocidio. Certo non sono mancate nel corso degli anni varie polemiche. Ricordiamo una clamorosa protesta negli anni ’80 a Dachau quando un folto gruppo di Sinti occupò il piazzale centrale dell’ex campo di concentramento per protestare contro la burocrazia tedesca che manteneva negli archivi della polizia ancora schede personali su di loro risalenti al periodo hitleriano.Oggi sono solo circa 70mila i Sinti ed i Rom residenti in Germania con cittadinanza tedesca. E solo a fine dicembre scorso, dopo lunghi anni di controversie, si è iniziato ad erigere un memoriale in ricordo delle centinaia di migliaia di Sinti e Rom vittime della barbarie nazista, che sarà inaugurato la prossima estate. Il monumento sorgerà tra il palazzo del Reichstag e la Porta di Brandeburgo, nel quartiere del Tiergarten. Il progetto è di Dani Karavan, ebreo quasi ottantenne, scultore di fama internazionale. Lo finanzia lo Stato tedesco con 2 milioni di euro, mentre la città di Berlino ha offerto l´appezzamento di terreno su cui sorge. Il ritardo della costruzione è dovuto in primo luogo ad una diatriba interna al movimento gitano e riguarda la scritta da apporre ai piedi dell’opera architettonica. Romani Rose, presidente del Consiglio centrale dei Sinti e Rom tedeschi, chiedeva che nella scritta figurassero solo le voci 'Sinti e Rom'. Natascha Winter, presidentessa dell’Alleanza internazionale dei Sinti invece chiedeva l’uso del termine 'zingari' perché altrimenti temeva l’esclusione di altri gruppi di vittime non tedeschi, come i francesi e gli spagnoli. Alla fine è arrivato il compromesso: la scritta riporta i nomi di 'Sinti e Rom' ma documenta anche la persecuzione di altri gruppi di zingari non tedeschi. L’opera è composta da una fontana circolare con al centro una stele di granito alta 12 metri e sarà pronta entro l’estate. Accanto alla fontana dovrà apparire la poesia "Auschwitz" dell’italiano Santino Spinelli, musicista di etnia Rom. «Viso infossato – dice la poesia – occhi spenti / fredde labbra / un cuore spezzato / senza respiro / senza parole / senza lacrime». Spinelli, classe 1964, due lauree a Bologna, è docente di lingua e cultura Romaní all’università degli Studi di Trieste. Il testo apposto al monumento commemorativo è nato invece dalla collaborazione dell’Istituto per la storia contemporanea di Monaco e del Centro di documentazione del nazionalsocialismo di Colonia. Oggi, a quasi 16 anni esatti dalla decisione del governo federale di erigere un monumento commemorativo, si lavora per completare l’opera entro l’anno in corso. E tutti sono soddisfatti. Il governo federale, la città di Berlino, Romani Rose dei Sinti e Rom ed ora anche Natascha Winter. Il monumento commemorativo è per gli «zingari – ha detto – e non c’è alcun motivo per vergognarsi di questo termine». Ed a proposito della diatriba con Romani Rose sulla scritta da apporre, ha affermato: «...Sinti, Rom o zingari... serve a ben poco cambiare nome, discriminati lo saremo comunque». Il luogo dove sorgerà entro l’estate il memoriale per gli zingari trucidati dai nazisti, a Berlino
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