venerdì 29 luglio 2016
Un tir come palco. E l'opera va in periferia
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Il cartello di divieto di sosta, quello provvisorio dal quale parte una striscia di plastica bianca e rossa fino all’altro segnale per delimitare l’area, indica che sulla piazza non si può parcheggiare dalle 17 alle 23.30. Non ci sono, però, in programma lavori di cablaggio o di rifacimento delle fognature. Al posto delle macchine, nella zona dove due giorni la settimana ci sono le bancarelle del mercato, per una sera va in scena l’opera lirica. Su un tir. Di quelli che trasportano merci da Nord a Sud sulle autostrade, ma che questa volta ha nel cassone strumenti musicali e costumi. Si chiama OperaCamion. L’opera in periferia. Gratis. Per tutti. Metà pomeriggio e il tir arriva in piazza, che un giorno è quella davanti al Circolo bocciofilo del Municipio V di Roma e un altro quella del porticciolo Caposele di Formia. Freno a mano tirato, giù le ribalte del cassone e una geometrica scatola di lamiera si trasforma in un palcoscenico. Al bar qualcuno smette di giocare a carte per dare un occhio al trambusto che anima la piazza. Sedie di legno e leggii di ferro disposti a semicerchio davanti al rimorchio e la buca dell’orchestra è pronta. Due gazebo messi sul retro, un tavolo e qualche specchio e i camerini sono piantati. Una fila di luci per dare l’idea della ribalta, come nella tradizione del teatro di strada. «Si parla spesso di strategie per portare il pubblico all’opera, io ho pensato invece di portare l’opera dal pubblico» dice, mentre i tecnici alzano le piantane con le luci ai lati del tir, Fabio Cherstich. È sua l’idea dell’opera lirica sul tir. Friulano, classe 1984 ha studiato alla Paolo Grassi di Milano prima di collaborare con Giorgio Barberio Corsetti e Andrée Ruth Shammah, «due registi che da sempre hanno rotto gli schemi, portando il teatro fuori dal teatro. Non potevo che mettermi anch’io, con l’opera lirica, su questa strada». In tutti i sensi. Perché il tir ha macinato chilometri per portare il melodramma in periferia: Roma, piazza Sempione e viale Gandin, ma anche Ostia, Rieti e Tarquinia. Già alle 18 qualcuno arriva in piazza per vedere lo spettacolo del dietro le quinte: i tecnici preparano il palco e dispongono le casse, i cantanti, microfonati, fanno il soundcheck come ai concerti rock. Quando l’orchestra arriva e si mette ad accordare le quattrocento sedie sono già piene. Chi arriva alla spicciolata cerca qualche posto per terra, ma c’è anche chi si aggrappa a un palo della luce e chi sta in bilico sui bidoni dell’immondizia. Chi invece si è portato la sedia da casa ha il posto assicurato. «Tutto è nato da un’immagine che mi si è spesso affacciata alla mente: un camion, appunto, che arriva su una piazza, si apre e parte la musica». Un progetto che Cherstich ha messo sulla carta e ha presentato al Teatro dell’Opera di Roma e al Massimo di Palermo. Trovando subito l’entusiasmo dei vertice delle due fondazioni liriche. Si è vista l’opera alla stazione ferroviaria (una Traviata a Zurigo) e all’aeroporto ( Elisir d’amore a Malpensa). Si è visto il melodramma sui luoghi e nelle ore del libretto ( Tosca a Roma tra Palazzo Farnese e Castel’SantAngelo e Rigolettoa Mantova in una staffetta tra palazzo Ducale e le rive del Mincio… a misura di telecamere tv). Ma mai un’opera sul tir. «Per il primo esperimento ho scelto l’opera delle opere, Il barbiere di Siviglia. Perché, chi non ha mai cantato almeno una volta il celeberrimo Figaro qua, Figaro la? » spiega Cherstich che ha affidato a Tommaso Chieco e Marco Giustini l’adattamento della partitura di Gioachino Rossini. «Sforbiciando qua e là abbiamo ridotto l’opera a ottanta minuti, tagliato un’oretta di musica, nel pieno rispetto, però, della struttura drammaturgica rossiniana. E abbiamo intitolato il nostro spettacolo Figaro! OperaCamion » racconta il regista che per disegnare scene e costumi ha chiamato l’illustratore Gianluigi Toccafondo. «Scene dipinte e proiezioni, ma la scenografia è totale, perché tutto il camion diventa luogo dell’azione: la cabina di guida è la stanza di Bartolo, il container il luogo dove il vecchio tiene segregata Rosina» spiega Cherstich.  Maglietta e jeans per gli orchestrali che sono i ragazzi della Youth orchestra dell’Opera di Roma, sul podio – che è poi una sedia – Carlo Donadio e Roberto De Maio. Giovanissimi, molti al loro debutto, gli interpreti: l’israeliana Reut Ventorero è Rosina, il giapponese Takahiro Shimostsuka Figaro, il Conte d’Almaviva è l’italiano Manuel amati, Bartolo lo spagnolo Abraham Garcia Gonzalez. Piazza concentratissima mentre risuonano le note di Rossini e «applausi nei punti giusti, alla fine delle arie, non come capita ogni tanto in teatro che il battimano arriva fuori tempo» sorride il regista. E alla fine tifo da stadio per salutare interpreti e orchestrali, mentre il tir si richiude. Pronto a ripartire. Sono molte le città che hanno offerto un “parcheggio” al tir. Che a settembre attraverserà lo Stretto di Messina per sostare nelle piazze di Palermo. Sempre portando il Barbiere rossiniano. «Ripartirà sicuramente la prossima estate con un titolo per ora segreto » annuncia Cherstich che già pensa «ad un progetto per portare la lirica nelle palestre delle scuole».
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