mercoledì 10 ottobre 2018
Nuovo scontro fra i melomani e i vertici del Piermarini per il 7 dicembre 2018. Pochissimi biglietti per gli appassionati dopo 14 ore di coda. La direzione: tutto regolare. Posti già esauriti
Una passata "prima" del 7 dicembre al Teatro alla Scala di Milano (foto Lapresse)

Una passata "prima" del 7 dicembre al Teatro alla Scala di Milano (foto Lapresse)

Nessuna pace fra il Teatro alla Scala di Milano e i suoi più assidui (e critici) spettatori: i loggionisti. Mercoledì 10 ottobre l’ennesima bagarre. Non in sala, ma in biglietteria dove alle 9 iniziava la vendita dei biglietti per la prima dell’Attila di Giuseppe Verdi che il 7 dicembre apre la nuova stagione scaligera. Un evento per i melomani che hanno trascorso fino a sedici ore in coda, e un’intera notte sotto le logge del Piermarini, pur di conquistare un biglietto dell’opera diretta da Riccardo Chailly con Saioa Hernandez, Fabio Sartori e Ildar Abdrazakov.


Nel giorno dell’anniversario della nascita del “Cigno di Busseto” – Verdi venne alla luce il 10 ottobre 1813 – in oltre settanta erano al mattino davanti all’ingresso dei nuovi sportelli trasferiti all’interno del grande teatro ambrosiano. Ma soltanto in otto sono riusciti a comprare uno dei tagliandi meno cari, ossia da 110 euro. Il resto degli appassionati si è visto chiedere per un biglietto dai 300 euro in su, fino ai 2.750 euro per un posto in platea o nei palchi. Ed è successo il finimondo. Urla, proteste, diverse parole fuori luogo e qualche spuntone. «Comportamenti per i quali verranno presi provvedimenti», annuncia il Teatro. Ma i loggionisti – che occupano le due gallerie in vetta e sono temuti da direttori d’orchestra, cantanti, registi per i loro giudizi – chiamano in causa proprio i vertici del Piermarini che, a loro dire, li vogliono penalizzare. «È una vergogna», hanno gridato in molti agli addetti alla vendita e ai responsabili della biglietteria e del marketing presenti all’atteso appuntamento. E le critiche sono esplose anche su Internet. «La coda per il 7 dicembre – hanno scritto alla Scala i loggionisti – è un momento in cui i melomani si radunano in attesa dell’apertura della biglietteria discutendo per ore di lirica, delle stagioni passate e future, orgogliosi di avere il migliore teatro del mondo. Ora questo rituale è stato dissacrato».

I loggionisti di fronte alla biglietteria del Teatro alla Scala di Milano

I loggionisti di fronte alla biglietteria del Teatro alla Scala di Milano

Sul bianco degli imputati è finito il nuovo il sistema di vendita: tutti i biglietti subito acquistabili sia in biglietteria, sia sul sito Internet. Con una giustificazione della direzione: evitare che i bagarini si mettano in fila come accadeva in passato, quando i biglietti erano venduto dalle 9 alle 12 soltanto in biglietteria e poi anche online. Il risultato della rinnovata strategia? I “fedelissimi” del tempio della lirica si sono trovati a bocca asciutta nonostante La Scala avesse annunciato – anche ad Avvenire – «un contingente di biglietti congruo e commisurato all’entità della coda» riservato alla biglietteria. «Tutto falso – dicono gli esclusi –. Solo in pochissimi hanno avuto la possibilità di avere un posto a costi accessibili per noi loggionisti». Replica il Teatro: «Le persone in coda hanno avuto l’opportunità di un biglietto in galleria anche se non nella fascia di prezzo desiderata». I loggionisti lo considerano un affronto. Ma per adesso La Scala «non intende fare passi indietro», comunica. Comunque in poche ore, già nel primo pomeriggio di mercoledì, gli oltre 2mila posti della prima di Attila del prossimo 7 dicembre erano (quasi) tutti esauriti. Con spettatori di tutto il mondo disposti a pagare 3mila euro per un tagliando in platea. Ma non i loggionisti che, come vuole la tradizione, con i loro applausi o i loro fischi e «buu» decretano il successo o il fallimento di una rappresentazione.

L'esterno del Teatro alla Scala di Milano (foto Lapresse)

L'esterno del Teatro alla Scala di Milano (foto Lapresse)

La decisione di mettere mano ai biglietti è frutto di «un’azione senza precedenti di contrasto del bagarinaggio che ha incluso esposti alla magistratura, indagini internazionali, l’allontanamento di alcuni dipendenti collusi e anche lo spostamento fisico della biglietteria in largo Ghiringhelli, luogo più controllabile e vicino al Teatro», aveva spiegato La Scala ad Avvenire. E aggiungeva: «La decisione di collocare a orari diversi l’apertura delle vendite presso la biglietteria e online aveva indotto le centrali del bagarinaggio a inviare all’apertura della biglietteria gruppi di senzatetto che avevano creato una costante situazione di disagio quando non problemi di ordine pubblico». Giallo anche sulle vendite dei biglietti per la ScalAperta, ossia per quelle rappresentazioni con i tagliandi a metà prezzo. Sul suo sito La Scala aveva comunicato a fine settembre che la vendita online sarebbe partita il giorno successivo alla vendita in biglietteria indicata sul calendario, ma il messaggio è scomparso dal web. Da sottolineare che la prevendita costa il 20% sul web e il 10% in biglietteria (ad eccezione della ScalAperta che è tutta al 10%).

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