martedì 14 ottobre 2014
Sei volte sul podio in sei olimpiadi. A quasi 41 anni, dopo Sochi, ha deciso che era il momento di lasciare le competizioni. Ma non il mondo dello sport.
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Si è guardato dentro. E come ha sempre fatto nella tante discese vincenti con lo slittino si è fidato del proprio istinto. Da campione qual è. "Dopo le Olimpiadi di Sochi, mi ha detto che era il momento giusto per ritirarmi". Così Armin Zoeggeler, quasi 41 anni, ha annunciato la sua decisione di lasciare le competizioni. Ma non lo sport: si è già messo all'opera per assistere la Nazionale nello sviluppo di materiali e un giorno sogna di guidarla da ct, magari crescendo nuovi talenti ispirati dal suo record. Ben sei medaglie in sei Olimpiadi di fila, a cui si sommano sei ori mondiali, quattro europei e dieci coppe del Mondo. "Ho preso la mia decisione al termine dei Giochi in Russia ma volevo essere sicuro che non fosse dettata dall'emozione. Mi sono preso qualche mese di tempo per riflettere. Ho parlato anche con la mia famiglia, con il gruppo sportivo dei carabinieri, la Fisi, il Coni e i miei allenatori. Alla fine ho scelto da solo", racconta l'altoatesino, emozionato e quasi teso nella sua divisa da carabiniere, lasciandosi scappare un sorriso quando gli domandano di ripetere la dichiarazione in tedesco: "È più difficile...". Sullo schermo scorrono le immagini dei 25 anni di carriera, ma Zoeggeler (che ha "un solo rammarico: non essere andato sempre sul podio ai Mondiali, ma quasi...") è praticamente impassibile, anche davanti all'oro di Torino 2006, "il podio più importante". È abituato a guardarle "per analizzare i margini", ma quella della cerimonia di apertura a Sochi con in mano il tricolore è diversa. "Tornato a casa l'ho rivista subito con la mia famiglia, fare il portabandiera è stato un momento emozionante", racconta, rivelando che avrebbe potuto anche non vivere quell'esperienza. "Due anni fa, quando sono iniziati miei piccoli dolori alla schiena e ho saltato Mondiali, ho pensato di non riuscire a proseguire la mia carriera". Invece è andato avanti con "disciplina, voglia e passione", i segreti di un atleta a cui "non è mai mancata la voglia di svegliarmi e allenarmi". Un giorno vorrebbe trasmetterla ai più giovani in veste di commissario tecnico. "Sogno di creare una squadra che vinca medaglie ai mondiali, in coppa del Mondo e alle Olimpiadi - ammette, affiancato dal presidente della Fisi Flavio Roda e dal vice segretario generale del Coni Carlo Mornati -. Guardare sempre avanti senza fermarsi mai: questo è il mio istinto e finché lo avrò lavorerò come un matto".
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