sabato 7 giugno 2014
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Non è facile arrivare al monastero di Siloe a Poggi del Sasso, provincia e diocesi di Grosseto. Ma una volta lì sembra davvero di essere fuori dal mondo, almeno da quello caotico che molti di noi vivono ogni giorno. La piccola comunità benedettina che lo abita se l’è costruito pietra su pietra, e non ha ancora finito. Il colle sui cui sorge domina la valle dell’Ombrone, non lontano dal Monte Amiata e dalla Val d’Orcia, e «scruta l’orizzonte – dicono i monaci – per tuffarsi in mare nei tramonti dorati, dietro ai monti dell’Uccellina».Non poteva che nascere in un luogo come questo, qualche anno fa, l’iniziativa “Creato in festa”, a cui quest’anno si aggiunge, dal 17 al 19 luglio, la prima edizione del “Siloe film festival” dedicato al cinema documentario e ai cortometraggi (a soggetto e d’animazione), ideato e organizzato dal Centro culturale San Benedetto di cui è responsabile fra Roberto Lenzi. Per il festival (in collaborazione con l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, il Progetto culturale della Cei, la fondazione Ente dello spettacolo, la fondazione Bertarelli e l’Acec) è stato scelto un tema articolato: «Alla ricerca della bellezza misteriosamente nascosta nel creato e di ciò che è buono e bello e che abbisogna della nostra cura» (bando e modalità di partecipazione: www.siloefilmfestival.it).

«Credo sia il primo film festival in un monastero – sostiene il direttore artistico, Fabio Sonzogni, attore e regista bergamasco –. Il festival è un contenitore dentro cui dovrebbero avvenire degli incontri, che per noi sono verità. La verità, infatti, è per noi un incontro che darà la possibilità di guardare la realtà in modo nuovo, di aprire i nostri orizzonti. Questo modo nuovo di guardare la realtà ha a che vedere con la bellezza. È un festival particolare per il luogo, ma anche per il tema. Chiediamo a tutti i cineasti del mondo, di qualsiasi lingua, di mandarci il proprio lavoro, che deve raccontare la loro ricerca della bellezza». Sonzogni, per spiegare il concetto, cita dapprima Patrizio Barbaro, grande estimatore del lavoro pasoliniano, e poi il Vangelo di Giovanni. «Il problema – per Barbaro – è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio». Uno sguardo al Creato, per una ricerca che aiuterà ad aprire in modo nuovo gli occhi come ha aiutato il cieco che ha incontrato Gesù e che, guarda caso, fu mandato a sciacquarsi proprio alla piscina di Siloe. «Questo vorremmo che accadesse all’interno del Siloe film festival, che lo sguardo degli autori – conclude Sonzogni – possa arricchire il nostro, che il loro sguardo si addizioni agli sguardi degli altri alla ricerca di qualcosa che si nasconde nel Creato. La luce del loro cinema permetterà a noi che abbiamo gli occhi oscurati di guardare meglio e di trovare dentro quelle ombre la bellezza». «Per facilitare la presenza dei giovani al festival, verrà allestita – spiega fra Roberto – una tendopoli, che permetterà il pernottamento gratuito a coloro che vorranno fermarsi non solo per la tre giorni di film, ma anche per essere presenti ai dibattiti e agli incontri con registi, filosofi e poeti».

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