venerdì 20 maggio 2016
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L’immaginario del treno «continua a vibrare; oggi con un grande sforzo tecnologico la ferrovia si prende la rivincita sull’automobile, accorciando l’Italia. Neppure noi, disincantati viaggiatori, sfuggiamo al suo fascino, quando tra Torino e Napoli, lungo la spina dorsale d’Italia, saliamo su uno dei nuovissimi treni ad alta velocità». Un immaginario che vibra, ricco di fascino e che si concretizza su un treno 'proiettile' semplificato da un’azienda in 'metropolitana d’Italia'. È l’Italia ferroviaria del nuovo millennio, il Paese che dovrebbe sapere che grazie alla crescita delle ferrovie dalla metà del 1800 è cresciuto a livello sociale, economico diventando davvero Paese. Enrico Menduni con questo libro fotografa la storia di binari che ha fatto l’Italia. La loro successiva decadenza e il nuovo ritorno. Un testo da leggere in un fiato, senza tanti tecnicismi, adatto a tutti per avere un’idea complessiva della storia dei nostri binari, dai tempi della nascita delle prime linee, alla crescita in un’Italia ancora divisa e con reti separate e pure scollegate. Al passaggio a un sistema di rete unica, il progresso tecnologico degli anni ’30 del ’900, la nascita di nuove linee, da nord a sud, per spostare persone e merci in modo sempre più veloce. Poi la crisi con l’avvento della gomma, anni bui per le tratte loca- li, chiusure, dismissioni. «Ho passato interi pomeriggi con mio nonno, veterinario in pensione, sul cavalcavia Firenze Campo Marte e la ritengo un’esperienza di formazione non meno importante della lettura dell’Eneide, anche se certo inferiore alla Divina Commedia». È la fotografia non tanto di una stazione fervente di movimento e di piccole instancabili locomotive a vapore, ma quella di uno spartiacque che anticipa, involontariamente, l’Italia ferroviaria che sta per entrare nello 'sfascio' ferroviario. Addio al romanticismo dei treni. Ma c’è tanto spazio per il bello, sin dall’introduzione col titolo chiarificatore, La fine di un declino troppe volte annunciato. Il bello dell’architettura delle stazioni, il bello delle grandi opere di ingegneria delle linee – anche nel rimarcare lavori che impiegano 'secoli' a essere ultimati –, il bello dei treni ad alta velocità che surclassano l’auto e pure l’aereo. Ecco, il Signori, in carrozza del primo dei quattro capitoli, che sa tanto di tempo tornato d’attualità. Perché oggi il 'si parte', non più annunciato dal capostazione, è sinonimo di una nuova mobilità. Attenta pure al rispetto dell’ambiente. © RIPRODUZIONE RISERVATA Enrico Menduni ANDARE PER TRENI E STAZIONI Il Mulino. Pagine 130. Euro 12,00
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