sabato 4 giugno 2022
Da Çalhanoglu alle squadre che si sarebbero salvate: tutte le topiche clamorose sui pronostici della stagione che è appena andata in archivio
Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis - Ansa

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La rubrica Pensare con i piedi è andata in vacanza con la fine del campionato, il 22 maggio rossonero. Ma extra tempi supplementari ci sono venute in mente un po’ di cose da non rimandare alla prossima stagione. La prima riflessione, con i piedi ovviamente, è che il calcio, come tutto il resto, andrebbe preso con un pizzico di ironia e di sano umorismo flaianeo o longanesiano (fate vobis). Invece su ogni argomento dello scibile di cuoio, ogni foglio entra a piedi uniti con sicumera saccente, ricordandoci che, Dio ce ne scanzi, che non c’è “Crippa per gatti”. E noi, poveri gatti soriani e sorianeschi (da Osvaldo Soriano, principe dei sognatori e dei fuggitivi) frugando tra le pattumiere del pallone italico abbiamo deciso di dare libero sfogo alla “satira di fine stagione”. Giova ricordare ancora che il calcio, in quanto spazio più democratico che ci sia, dà diritto di parola a tutti, e quindi ognuno ha il sacrosanto diritto anche di sbagliare e di prendere topiche clamorose. Il film di questa stagione, appena conclusa, infatti era cominciato con una profezia illuminante, come tutti i suoi puntualissimi commenti.

La profezia di Zazà, con minacce dimissionarie

«Dove stà Zazà? Uh Madonna mia?», cantava la grande Gabriella Ferri. “Zazà” Ivan Zazzaroni, è uno e quadruplo: sta, quando ci sta, al “Corriere dello Sport”, alla direzione, ai microfoni di Radio Dj, in giuria a Ballando con le stelle( Rai 1) e infine a Tiki-Taka - La repubblica del pallone (Italia 1) del piccolo grande, ma un po’ arrugginito, Pierino “ex la peste” Chiambretti. Le previsioni di Zazà sono delle sentenze inappellabili, e ne ha fatta una che batte perfino quella di mastro Mario Sconcerti che, alla vigilia della finale di Champions Juventus-Real (letale per i bianconeri) proclamò: «Un Cristiano Ronaldo così, alla Juve farebbe panchina». CR7 fu il matador di quella finale vinta dal Real e poi è venuto a giocare alla Juve, come titolare irremovibile. Zazà a Tiki-Taka rispondendo a mister galateo “Zazà jr” la Zanzara Cruciani ha vaticinato: «Se, Empoli, Spezia e Salernitana si salvano, mi dimetto». Ecco, stiamo aspettando... Ma il furbo e quadruplo Zazzaroni non ha mica specificato da cosa si sarebbe dimesso.

Ma De Laurentiis su Ancelotti che film ha visto?

Se fosse stato un semplice dirigente e non il patron del Napoli, il Cinepresidente Aurelio De Laurentiis avrebbe dovuto dimettersi seduta stante dopo aver lasciato andare via Carletto Ancelotti, per sostituirlo con uno dei suoi allievi migliori, ma solo per generosità, “Ringhio” Gattuso. Dopo aver visto Ancelotti fare le fortune, in ogni senso, del Real Madrid, campione di Spagna e d’Europa, De Laurentiis si è affrettato a fare i complimenti a re Carlo: «Ancelotti è un fuoriclasse che ha avuto solo la sfortuna di non essere simpatico ai napoletani. Non ha avuto la furbizia di rendersi tale e non è stato visto come uno dei nostri dalle Curve». Capito? De Laurentiis scarica la colpa dell’esonero sui suoi tifosi, mai come in questo caso “cornuti e mazziati”. Ma chi del Napoli si intende sa che Carletto dopo il pareggio di Udine (1-1), 7 dicembre 2019, venne sfiduciato da tutti gli uomini del Presidente e non certo dalla Curva B, dove i nipoti di Nino D’Angelo di sicuro non avrebbero mai chiesto la testa di un allenatore che ha vinto tutto e in tutti e 5 i maggiori campionati europei.

Che vergogna chi parla del Çalhanoglu jettatore

Nell’intronata routine del cantar leggero, le feroci malelingue, scomunicate ciclicamente anche da papa Francesco, hanno fatto in modo che la più bella voce italiana, Mia Martini, diventasse criminalmente anche la più grande jettatrice. Una diceria degli untori che è proseguita fino alla morte, precoce, di Mimì, avvenuta nel 1995. Nel calcio italiano ogni tanto spuntano dicerie simili come quella che colpì Roberto Baronio al Perugia, quando il patron degli umbri, “Big” Luciano Gaucci si era fissato con il suo numero di maglia, il “13”, e lo riteneva responsabile delle sconfitte della propria squadra. In giro per i campi della C c’è un attaccante, nomi non se ne fanno – ma gli untori social non lo risparmiano –, che da alcune stagioni ovunque vada, quella squadra sistematicamente retrocede. Ora dato che il calcio è un gioco di squadra, riteniamo che siano coincidenze con 11 responsabili in campo e altrettanti in panchina e tribuna. Lo stesso vale per Çalhanoglu. Lo scorso anno quando era al Milan arrivò secondo a -12 dal-l’Inter di parrucchino Conte. In estate, attratto dai milioncini offerti dall’Inter è passato sull’altra sponda del Naviglio convinto di vincere finalmente lo scudetto, che invece è andato ai suoi ex compagni rossoneri. Si chiama ironia della sorte, e non malasorte generata da un povero turco.

Radu e Birindelli, traditi da una “fetta di limone”.

«Una fetta di limone, nel tè», cantavano i blues brothers milanesi Giorgio Gaber e Enzo Jannacci. Ci fu un derby della Madoninna, lontana stagione 1957-’58, in cui il centravanti dell’Inter Benito Lorenzi, alias “Veleno”, di soppiatto depose sul dischetto del rigore una fetta di limone. L’ignaro Tito Cucchiaroni andò all’esecuzione del penalty decretato dal “Tiranno di Siracusa” Concetto Lo Bello che non si accorse della geniale scorrettezza di Lorenzi, il quale dalla panchina riceveva il limone per dissetarsi e poi andava a sistemarlo sotto il pallone. I tifosi del Milan vedendo la scena lanciarono un disperato allarme rumoreggiando dagli spalti all’indirizzo di Cucchiaroni: «Tito occhio al limone!», si sgolavano i fedelissimi. Ma Cucchiaroni era talmente concentrato sulla possibilità di realizzare il gol dell’1-1 che ascoltò solo la sua coscienza: prese la rincorsa e calciò palla e limone che finirono alle stelle. La storia di cuoio insegna che basta un limone per perdere un derby, ma anche un campionato. E lo sa bene il portiere di riserva dell’Inter, il romeno Radu che a Bologna si è addormentato sul più innocuo dei rinvii con i piedi e ha servito su un piatto d’oro il “gol-scudetto sfumato” a Sansone. Una papera colossale. Così come nella finale dei playoff di Serie B Pisa-Monza, il pisano doc Birindelli, complice un infortunio muscolare consegna sui piedi di Gytkjaer il pallone della storica promozione dei brianzoli in Serie A. Una fetta di limone che finisce nel tè, di Galliani e Berlusconi. Alla prossima!

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