giovedì 19 maggio 2016
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Il celebre biofisico americano Harold J. Morowitz, lo studioso della complessità e delle applicazioni della termodinamica ai sistemi viventi morto il 22 marzo scorso, nel 2002 pubblicò l’opera The emergence of everything (“La nascita di ogni cosa”, edito in Italia da Lindau) in cui con argomentazioni più scientifiche che filosofiche ha descritto l’evoluzione dell’universo, dall’atomo all’uomo, in modo analogo a Teilhard de Chardin. Entrambi, infatti, prendono in esame la complessità della materia, che a ogni aumento di organizzazione esibisce nuove e imprevedibili proprietà (i fenomeni psichici, ad esempio, si manifestano a livello degli iper-complessi organismi viventi). Potremmo dire, generalizzando, che le unioni fra elementi in precedenza divisi hanno il potere di creare realtà nuove e di livello superiore. La complessificazione della materia è iniziata subito dopo il Big Bang e, in virtù di 'leggi' potenzialmente inscritte nel fenomeno stesso, è via via apparso tutto il mondo a noi noto. Morowitz e Teilhard de Chardin condividono sostanzialmente il modo d’interpretare l’evoluzione, e ciò farà certo piacere ai teilhardiani. Ma a nostro avviso è molto più importante un articolo pubblicato da Morowitz sulla rivista “Complexity”, in cui egli rileva che Teilhard, malgrado avesse previsto con largo anticipo la nascita della Noosfera (una sorta di cervello collettivo, dell’umanità), non ha poi saputo intravedere la stupefacente velocità del suo potenziamento. Oggi infatti constatiamo che il globo terreste è stabilmente avviluppato da miliardi e miliardi di scambi informativi, che con l’utilizzo di Internet e delle comunicazioni satellitari le persone sono sempre più sollecitate ad ampliare le proprie coscienze molto al di là degli orizzonti ordinari, che le culture nazionali si stanno sempre più intersecando e integrando, talvolta entrando in conflitto. L’osservazione di Morowitz, benché banale, è di grande importanza, se intesa come implicita sollecitazione a rileggere i numerosi scritti di Teilhard relativi all’avvenire dell’uomo. La ragione è che ci siamo sinora accontentati della sua grandiosa prospettiva di un’umanità che si compie nel Punto Omega, termine naturale della convergenza evolutiva e, soprattutto, Cristo-Omega, Colui verso il quale tutto converge e Colui dal quale tutto si irradia. Ma forse il Punto Omega è troppo lontano per essere percepito come una meta davvero raggiungibile e le idee di Teilhard sul futuro dell’umanità sono magari sembrate allarmistiche e non collegate alla realtà del presente. L’ammonimento essenziale di Teilhard è questo: «Il Mondo esploderà se non imparerà ad amare!». Infatti, la complessificazione dell’Umanità non si può realizzare sotto la pressione delle forze che comprimono gli uni sugli altri. Dato che a livello umano i processi di aggregazione sono di ordine spirituale, la sola forza unitiva che possa far muovere l’umanità verso il Punto Omega è l’amore. L’amore (nelle sue molteplici manifestazioni, di accoglienza, solidarietà, cooperazione, sostegno, tolleranza, perdono, ecc.) deve prevalere sugli atteggiamenti divisivi di ostilità e di odio. L’umanità potrà quindi salvarsi e svilupparsi mediante un processo di 'amorizzazione': magnifico neologismo di Teilhard de Chardin per significare la diffusione e la crescita d’intensità dell’amore cristico! Si tratta di un obiettivo vitale, che sta fra Scilla e Cariddi: fra l’assoluta impossibilità di ricostituire qualsiasi precedente ordine mondiale e la sempre attuale minaccia di un suicidio collettivo. Papa Francesco, nella Lettera Enciclica Laudato si’, ha indicato le vie di un’etica che è all’altezza dei grandi problemi del nostro tempo, conditio sine qua non della sopravvivenza fisica e di un rilancio spirituale dell’umanità: «Occorre sentire nuovamente – ha proclamato – che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti». © RIPRODUZIONE RISERVATA In “La nascita di ogni cosa” il noto biofisico da poco scomparso aveva descritto l’evoluzione dell’universo in modo simile al gesuita Harold J. Morowitz Pierre Teilhard de Chardin
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