domenica 1 marzo 2020
«Viviamo un’epoca dove sempre più ci disincarniamo, separando l’io e il corpo, non indossiamo più le nostre vecchie “tuniche di pelle” ma siamo “fabbricatori sovrani” di corpi»
Sylviane Agacinski

Sylviane Agacinski - Wikimedia Commons

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Gli uomini oggi «intendono scambiare le loro vecchie “tuniche di pelle” con un corpo di cui saranno i “fabbricatori sovrani”: corpo ripristinato e migliorato, corpo senza padre né madre, e non più generato; corpo ricostruito e neutro, oltre l’uomo e la donna; corpo sempre meno vulnerabile ma sempre meno vivente». Così scrive Sylviane Agacinski, già docente al Collège international de philosophie e all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi in L’uomo disincarnato (pagine 92, euro 12,50) in uscita per Neri Pozza il prossimo 5 marzo con una prefazione di Francesca Izzo.

Idee, quelle di Agacinski, che fanno fremere i polsi ai custodi del politicamente corretto, suoi censori lo scorso anno all’Università Bordeaux Montaigne quando le impedirono di tenere una conferenza ma che non le impediranno di essere a Milano, lunedì 30 marzo alle 18.30, alla libreria Feltrinelli di piazza Duomo, a discutere con Marina Terragni e Antonio Polito; e a Roma, il giorno successivo alla stessa ora, al Maxxi, il Museo delle arti del XXI secolo, a confrontarsi con Francesca Izzo e il ministro Elena Bonetti.

Quale relazione c’è, professoressa, tra l’uomo e il suo corpo?

Non parlerei di una relazione, perché il nostro corpo non è altro da noi stessi. Siamo una stessa cosa con lui. Nessuno dice «sto arrivando e sto portando il mio corpo con me!». Se il mio corpo è ferito, sono io a soffrire. Se il corpo è malato, sei tu il malato. E se ti chiedo dove sei, ti troverai nello spazio dove sei fisicamente con il tuo corpo. La filosofia platonica dice che il corpo è la tomba dell’anima, a cui è inchiodata per un tempo limitato e da cui desidera fuggire. Ma il pensiero cristiano dice qualcosa di completamente diverso. L’uomo ha una duplice natura, spirituale e carnale, anche se tra loro c’è una gerarchia. Con dolore e lacrime, gioia e sorriso, sperimentiamo costantemente l’unità della nostra vita psichica, spirituale e corporea.

Da dove viene l’idea di un uomo disincarnato?

L’uomo moderno è tentato dalla propria disincarnazione. Egli considera il corpo sia come un oggetto della scienza sia come un oggetto trasformabile a proprio piacimento. Ne fa un prodotto fabbricato e non generato dai genitori (n.d.r. in italiano nell’originale). Di par mio, considero l’uomo come un essere vivente, dotato di sensibilità, capacità di agire e pensare. E soprattutto: parla! Con gli altri, cerca di dire il bene e il giusto.

Lei sostiene che la medicina è passata da un ruolo terapeutico a una missione antropotecnica...

La missione della medicina è sempre stata quella di curare gli uomini, curarli dalle malattie, sopprimere o ridurre i loro dolori e ritardare la fatalità della morte. E continua a farlo in modo straordinariamente efficace. A fianco degli psicoterapeuti, sia psicologi sia psicoanalisti, il medico si concentra essenzialmente sull’esplorazione e sul trattamento dei nostri corpi utilizzando vari metodi, farmaci, regimi alimentari, chirurgia, protesi, e molti altri. Tutte queste tecniche sono terapeutiche. Invece le antropotecniche sono i mezzi utilizzati per agire sul corpo umano senza una relazione con malattie e cure. Penso a tatuaggi, scarificazioni, mutilazioni rituali, doping, per esempio. I transumanisti sostengono l’uso di tecniche per aumentare le prestazioni fisiche e intellettuali umane, se non per creare addirittura una nuova specie, il cyborg o il postumano. Possiamo anche ricondurre all’antropotecnica le tecniche predisposte per consentire a una persona di cambiare sesso. La procreazione assistita può rientrare in questa categoria in un altro modo. L’inseminazione artificiale, per esempio, è un modo di applicare metodi veterinari all’uomo, inizialmente destinata a produrre embrioni di migliore qualità, nell’interesse degli allevatori. I ricercatori stanno anche lavorando a una macchina chiamata utero artificiale (AU). Entriamo così nell’era della riproducibilità tecnica dell’essere umano e assistiamo allo sviluppo in tutto il mondo di quelli che negli Stati Uniti vengono chiamati “istituti di riproduzione umana”.

In che modo questo progetto è legato all’ideologia neoliberista?

Da un lato, la frenetica ricerca di migliori prestazioni si iscrive nel quadro della concorrenza economica. Dall’altro, i mercati devono costantemente aumentare il numero di consumatori e il numero di beni. La produzione di embrioni, e in definitiva di nuovi nati, utilizzando madri surrogate, fa parte di un produttivismo generalizzato che serve il capitalismo e produce notevoli profitti per gli attori di questi mercati, medici, avvocati, agenzie di reclutamento di donatori.

Come avviene l’allocazione del proprio corpo sul mercato?

In questo settore, l’offerta, su un mercato globalizzato, di servizi e materiali e biologici incoraggia la domanda sociale. Si comincia col considerare il corpo umano come una risorsa biologica, disponibile per alimentare il baby–business e body–shopping. In Europa, si chiede alla medicina e alla solidarietà sociale di offrire le stesse prestazioni offerte dalle aziende private, americane o di altro tipo. Gli ideologi neo-liberisti, compresi quelli della Scuola di Chicago, come Gary S. Becker, arrivano a dire che tutti dovrebbero essere liberi di vendere parti del proprio corpo o di acquistarle da altri. La libertà è limitata alla sfera dei contratti.

Perché la sola volontà individuale non può giustificare la creazione di mercati per il corpo umano?

Semplicemente perché, dopo l’abolizione della schiavitù, la dignità della persona umana e del suo corpo è tutelata dalla legge. Il corpo umano, come la persona stessa, ha un valore assoluto, a differenza delle cose che hanno un prezzo. In Francia, come in Italia, si distingue tra il diritto delle persone e il diritto dei beni. Quando consideriamo il corpo come un bene, per poterlo comprare meglio, i più poveri sono incoraggiati a vendersi. Nel caso della procreazione, le donne sono le più sfruttate. L’unico contributo maschile alla procreazione medicalmente assistita è la donazione di sperma. L’estrazione di ovociti, la gravidanza e il parto sono qualcosa di ben diverso! Aggiungo che, per quasi tutti i movimenti femministi, la questione non è stabilire chi sono i clienti delle “madri in surroga”, se sono omosessuali o eterosessuali, ma proteggere, attraverso la legge, la vita personale e la dignità delle donne.

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