mercoledì 24 luglio 2013
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Le balze rocciose del Bondone che si specchiano nell’Adige hanno affascinato Renzo Piano fin dal suo primo sopralluogo a Trento, dieci anni fa. Sono loro le mitiche ispiratrici dell’ipertecnologico Muse (acronimo maschile per MUseo delle ScienzE), che s’inaugura sabato sulla riva sinistra dell’Adige, con il suo profilo frastagliato da falde verticali e vetrate diagonali, schizzate dall’archistar genovese per evocare vette, ghiacciai e laghi trentini.«Più della durezza della pietra, ci ha ispirato la fragilità della terra – racconta soddisfatto Piano, ospite d’onore il 27 luglio –, volevamo comunicare un’idea di leggerezza, per restituire vivo questo pezzo storico di città». Provincia, Comune e imprenditori trentini gli hanno affidato infatti assieme al Muse il nuovo quartiere di 100 mila metri quadrati da ridisegnare sulle macerie dello stabilimento ex Michelin: al posto dei plumbei capannoni che hanno visto sgobbare fra gli pneumatici tante operaie (alle quali è intitolata una piazza del nuovo quartiere), Renzo Piano ha voluto la trasparenza di specchi d’acqua, il chiarore del resistente bambù, l’eleganza antica del verdello, pietra che richiama il vicino centro storico e l’ottocentesco Palazzo delle Albere. Vialetti alberati e palazzine in legno lamellare riportano i trentini ad affacciarsi sull’Adige attraverso un accogliente parco urbano. Ma il verde si arrampica anche sulla facciata est del Muse e traspare dalle vetrate della sua serra tropicale ad ovest, estesa per oltre 600 metri quadrati.Fedele alla ricerca scientifica tridentina di fine Ottocento, ma innovativo da vent’anni come laboratorio interattivo per la divulgazione, il Muse è stato progettato nelle sue funzioni dal team di Renzo Piano d’intesa con il direttore trentino Michele Lanzingher e i suoi quaranta ricercatori in una concezione museale che si potrebbe definire “glocale”: originale nella sua specificità alpina, ma spalancata a 360 gradi sul mondo. S’intreccia un duplice percorso di visita: una lettura verticale porta a scendere in quota dai ghiacciai del quinto piano, ai paesaggi dolomitici per immergersi alle origini, nel brodo primordiale; la lettura orizzontale va a comparare foreste, boschi e laghi con i paralleli temi planetari della sostenibilità ambientale, della biodiversità o della prevenzione delle calamità. Con aggiornamenti in tempo reale: sui cambiamenti climatici, ad esempio, giungeranno notizie dall’Himalaya e dalle altre stazioni meteo collegate.Questa radicale “glocalità” si coglie anche nella serra pluviale in cui si ricrea il clima tropicale-montano della catena africana dell’Eastern Arc (non a caso, da anni, il Museo di Trento ha una “filiale” in Tanzania). Rettili, anfibi e farfalle tropicali accanto a banani, palme da olio e karitè ci accompagnano nella scoperta della biodiversità agraria, esemplificata poi nell’angolo dei prodotti destinati alle nostre tavole: «Ecco, potete sentire il profumo della cannella strofinando queste foglie – esemplifica il botanico Costantino Bonomi –, qui vorremmo dimostrare l’impatto globale delle nostre azioni, mostrando quindi piante sconosciute di cui siamo utilizzatori finali». Una rarità? «La tabernaemontana, una specie di gelsomino arboreo che, come altre piante endemiche esclusive, contribuiremo a sostenere e sviluppare». Ogni dettaglio del Muse è stato progettato con attenzione alla sostenibilità ambientale, ottenendo la certificazione Leed sull’efficienza energetica. Ad esempio, nella green house la temperatura tropicale di 32 gradi (umidità fra 70 e 80%) è mantenuta con particolari controlli climatici e sistemi di risparmio energetico come un labirinto sotterraneo che consente di rinfrescare l’aria facendola circolare sotto terra.«Questo sarà anche un luogo dove si costruisce il futuro», aggiunge il direttore Michele Lanzingher, mostrando i laboratori “aperti” alle domande dei visitatori, la sezione dedicata alle aziende green in campo biotecnologico e l’officina Fablab, dove chiunque potrà vedere concretizzati i propri progetti attraverso stampanti 3D, laser cutter, plotter vinilici. La globalità, riprodotta in un mappamondo digitale che può visualizzare oltre 400 eventi planetari come terremoti ed eruzioni vulcaniche, ritorna nello spazio “Maxi Ooh!” riservato ai piccoli della fascia 0-5 anni, che potranno toccare, annusare, giocare con i cinque sensi i segreti elementari della scienza. Ma anche la vista dei genitori sarà rapita dagli animali sospesi nel centrale “grande vuoto” secondo il concetto di “zero gravità” trasferito dal team di Piano anche agli arredi del Muse, mentre l’udito sarà stimolato da alcune proiezioni a sorpresa nelle “vele” dello spazio centrale. Dove si potrà sorvolare il paesaggio alpino attraverso la piccola videocamera istallata sul capo di un’aquila.
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