mercoledì 16 gennaio 2019
Il gol dell’asso portoghese decide la finale giocata in Arabia Saudita dove, nonostante le reiterate proteste si terranno anche le prossime due edizioni
Una donna saudita allo stadio di Gedda per la finale Supercoppa italiana (Lapresse)

Una donna saudita allo stadio di Gedda per la finale Supercoppa italiana (Lapresse) - LaPresse

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Mentre a Gedda stava per andare in scena la finale di Supercoppa italiana Juventus-Milan, a Roma alla protesta di Usigrai, prima voce a dire «no a questa finale nella terra che calpesta i diritti umani» davanti all’ambasciata dell’Arabia Saudita hanno aderito anche il Movimento dei Focolari Italia, Un Ponte per…, Arci, Pro Civitate Christiana Assisi, Libera, Gruppo Abele, Fondazione Finanza Etica, Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, Movimento Nonviolento Roma, Rete della Pace, Pax Christi... Ma tutto questo senso civico e pacifista nazionale non è servito neanche a ritardare di un attimo l’inizio del match.

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Prevedibile la scarsa affluenza delle donne che negli stadi sauditi, dopo la recente “semiapertura” del Regno hanno diritto di accesso per assistere alle partite, ma in appositi settori in cui le quote rosa sono tuttora tendenti al “ribasso”. «Riportiamo le famiglie allo stadio», slogan diffuso in Italia - specie dopo i fatti di violenza dell’ultimo mese -, non è certo in cima alle priorità del sistema calcio saudita. Il calcio qui, come ovunque ormai, è prima di tutto business. E la Supercoppa italiana per il mercato saudita vale circa 7 milioni di euro per ogni edizione da qui a al 2021.

Tutto il resto è noia, come la vigilia delle due squadre, tra selfie con “ghutra” (tipico copricapo degli uomini locali) dei giocatori di Max Allegri e Rino Gattuso. Per un selfie con Cristiano Ronaldo un tifoso, al pronti via, ha rotto la noia con una spettacolare invasione pacifica: foto fatta con tanto di “cinque” al milanista Bakayoko. Poi la partita, anzi lo spettacolo per emiri, sceicchi e forse anche per i tifosi di Juve e Milan collegati da tutto il mondo.

Novanta minuti per niente spettacolari. Nel primo tempo un gol annullato alla Juve (a Matuidi), e appena qualche ciabattata da fuori area, emozioni e pericoli zero. Il Milan deve tenere in panchina Higuain influenzato (più facile si risparmi per il suo futuro destino al Chelsea?) e viene gettato nella mischia solo nella ripresa quando il ritmo lo alza solo la Juve, ma a flebili folate. E in una di queste, al minuto 61, lancio al bacio di Pjanic per Cristiano Ronaldo che solo come una palma nel deserto infila comodo comodo l’incolpevole Donnarumma. Fine di una finale “usa e Gedda”. La Juve conquista il primo trofeo stagionale, 10° titolo personale per Allegri da quando guida l’invincibile armata bianconera.

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