sabato 3 marzo 2018
Un disco con 12 brani di Dalla per celebrare il grande artista e amico che quest'anno avrebbe compiuto 75 anni
Rosalino Cellamare, in arte Ron, ha pubblicato il nuovo album “Lucio!” (foto di Riccardo Ambrosio )

Rosalino Cellamare, in arte Ron, ha pubblicato il nuovo album “Lucio!” (foto di Riccardo Ambrosio )

L’eloquenza del silenzio. Un silenzio in questo caso d’ordinanza, vista la naturale riservatezza di Ron. Rotto soltanto ora, con parole e musica. A Sanremo prima e nelle “giornate dalliane” adesso, alla vigilia della più famosa data di nascita della canzone italiana benché coperta stavolta dallo psicodramma della tornata elettorale. Era il primo marzo di sei anni fa quando Lucio Dalla iniziava il suo secondo tempo (come diceva della propria morte). Era il 4 marzo di 75 anni fa quando veniva alla luce a Bologna. «Quando se ne va un artista così incredibile e un amico straordinario, uno se ne vuole anche stare per i cavoli suoi – spiega Ron il suo silenzio –. Perché dovevo per forza dire: io c’ero? Tanti l’hanno fatto e mi ha dato fastidio. La tranquillità mi ha invece aiutato a superare la dipartita di Lucio che è stata pesante. Dopo sei anni, questa mi è sembrata l’occasione giusta per tornare a dedicargli del tempo».

E il modo scelto s’intitola Lucio!. Un album di dodici brani di Dalla uscito ieri nei negozi tradizionali e in digitale, aperto dalla inedita perla ripescata nel profondo mare dalliano, portata da Ron al Festival, giunta quarta, ma premiata dalla critica. Almeno pensami Ron l’ha ricantata ieri mattina al termine della presentazione del disco alla stampa: chitarra acustica, la sua, e il piano di Giuseppe Barbera. Pura bellezza, e intensità. «Di Almeno pensami c’era un demo di Lucio del 2001 – svela Ron – e mi è stata consegnata così dagli eredi e da Claudio Baglioni che la voleva a Sanremo. All’inizio vi ho sentito solo Lucio perché lui l’aveva già resa totalmente sua, in vista del nuovo album a cui stava lavorando. Allora mi sono messo al pianoforte e ho cercato di portarla nel mio mondo».

Missione riuscita anche per tutti gli altri brani, a cui Ron ha infuso pathos e leggerezza, con un ispirato uso di archi e un’intensa carica interpretativa. Un disco di Dalla e di Ron, in autentica e naturale simbiosi, che inanella, dopo l’inedito sanremese, capolavori dalliani come 4/3/1943, Tu non mi basti mai, Henna (una delle più amate da Dalla e pienamente resa da Ron), le superlative Quale allegria e Futura, Canzone (persino migliore della versione dalliana con un’affascinante atmosfera mediterranea tra mandolini e chitarre, a infondere una solare carica ritmica), Cara e Attenti al lupo di Ron, ma da Dalla portata al successo. Due poi i duetti, Piazza Grandee Chissà se lo sai, già pubblicati in 70/00 per i quarant’anni di carriera di Rosalino Cellamare. A chiudere, Come è profondo il mare resa in chiave altrettanto visionaria e universale, persino apocalittica, da un nuovo suggestivo accompagnamento "elettrico" di Ron. «Di quell’album io avevo arrangiato molto – spiega Ron –. In occasione del quarantennale dell’uscita, lo scorso novembre, con il tecnico del suono Maurizio Biancani si fece uno speciale per Sky in cui si analizzava ogni traccia del disco. Quando abbiamo riascoltato la voce di Lucio in Come è profondo il mare ho capito quanto fosse potente, con la voglia di dire tutte quelle cose. Del resto, era il primo testo che Lucio faceva. Mi sono allora chiesto se quell’arrangiamento di allora non fosse persino troppo delicato. Una voce così poteva reggere anche qualcosa di più forte, di distorto. Mi piaceva l’idea di sporcare un po’ la canzone». Così Lucio! si chiude con il pezzo che forse più lo rappresenta, in quanto svolta, consacrazione e pietra miliare della sua straordinaria carriera artistica. Unico cruccio di Ron aver lasciato fuori tante altre canzoni, a partire da Le rondini, che comparirà però dal vivo insieme ad altri pezzi di Dalla (18-20 brani) nello spettacolo previsto il 6 maggio al teatro Dal Verme di Milano e il giorno dopo all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Anche lì un puro omaggio all’amico e mentore. «Se non ci fosse stato Lucio, credo che io non sarei stato qua. Io non sono una persona che si impone – confessa – e Lucio era uno che vedeva molto lontano. Quando capì chi ero personalmente e, soprattutto, musicalmente cominciò a lavorare con me e credo di essergli stato anche molto utile perché, con la mia passione per la musica americana della West Coast, gli ho trasmesso una conoscenza che lui, jazzista, non aveva».

Ma il ricordo di Ron va anche a un altro fondamentale “pezzo” della sua carriera, il produttore Michele Mondella, scomparso a 70 anni lo scorso gennaio, storico braccio destro di Dalla. «Questo disco è dedicato a Mondella perché quando io cominciai nel ’70, con il Festival di Sanremo, fui dirottato dalla Rca alla etichetta It di Vincenzo Micocci. Lì ho conosciuto Mondella, anch’egli al suo primo lavoro. Michele è stato importantissimo per tutto il cantautorato. Io lo ringrazio perché anche da lui ho avuto tantissimo». E di altri eventuali inediti di Dalla nel cassetto? «Io non ne so nulla – dice Ron –, gli eredi hanno in mano tutto di Lucio. Vedremo, non si sa mai. Del resto Lucio era un po’ distratto e disordinato, lasciava scritti dappertutto e magari col tempo ne verrà a galla ancora qualcun altro. In questo disco comunque, a partire da Almeno pensami, io ho fatto tutto in punta di piedi, perché il rischio con un artista così immenso è quello di cadere nella tentazione di strafare. Ho fatto invece un lavoro molto semplice, in presa diretta: si sente il respiro tra gli strumenti, non c’è nulla che impedisca l’emozione». Emozione che Lucio regalò per l’ultima volta proprio a Sanremo, dove si consacrò con Gesù Bambino nel ’71 e dove apparve pochi giorni prima di morire con in mano una bacchetta per dirigere il giovane Pierdavide Carone. «Sei anni fa a Sanremo Lucio era molto abbattuto, era triste – svela Ron –. Mi aveva confidato al telefono di sentirsi molto fuori posto nonostante la voglia di essere lì per Carone, che meritava. Ma Lucio era così, si spendeva per gli altri. Per questo mi sono sempre fidato di lui, perché era uno che non voleva tenere niente per sé e perché amava quando qualcuno ce la faceva».

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