giovedì 27 maggio 2010
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È un’Italia piccola, operaia, un po’ buonista e un po’ anche di Bonucci. Appeal basso, come il profilo, eppure i conti, in cassa, tornano. La cassaforte di casa Italia alla fine potrebbe custodire un tesoretto di quasi 90 milioni di euro con azioni di finanza più fluide di quelle viste in certe gare di qualificazione per Sudafrica 2010.La “calcionomica” è una materia in cui l’Italia rischia la laurea alla Bocconi con 110 e lode. E questo a prescindere dai risultati del campo. «Per forza», direbbe drizzando sull’attenti il Sergente sulla neve di Sestriere Marcello Lippi: «Siamo o non siamo i campioni del mondo?». Vero, ma nel ranking Fifa il nostro calcio anche dopo il successo nella finale di Campions dell’Internazionale (un solo italiano schierato, Materazzi) di Mourinho è comunque al 5° posto - dietro a Brasile, Spagna, Portogallo e Olanda - . Eppure il calcio all’italiana, anche con i forti venti di crisi economica che spirano da tutte le coste fino al ritiro dell’Alta Val di Susa, tira ancora. E a prescindere dai risultati in campo. Se è vero anche che il calcio del Terzo millennio disputa tutte le sue sfide più importanti via etere, allora l’Italcalcio può dormire sogni d’oro.Alla fine dei Mondiali del Sudafrica la Federazione discuterà con la Rai il contratto triennale per i diritti tv. Si parte da una base sostanziosa dei 125 milioni del triennio 2007-2010 e si punta ad arrivare, alla faccia della crisi, ai 140-150 milioni per il nuovo accordo fino al 2014. Cifre che sono proporzionate agli ottimi dati auditel delle partite della Nazionale di Lippi che in media raccoglie davanti alla tv una popolazione di 8 milioni di tifosi. Un consenso nazionalpopolare che di conseguenza stuzzica anche le mire espansionistiche degli sponsor. Quello “tecnico” della Puma che fornisce tutto il materiale utilizzabile in campo dagli azzurri è pronto a un nuovo accordo da 60 milioni, 15 milioni l’anno, sempre fino al 2014. A questo fondo si devono aggiungere i 14 milioni a stagione degli sponsor-partner ufficiali e fornitori di vario genere che nel quadriennio iridato 2006-2010 hanno incrementato i loro gettiti nelle casse azzurre del 30%. Quindi ricapitolando, nel forziere della truppa del Sergente Lippi, tra dirititti tv (31 milioni annui), sponsor e affini (altri 30 milioni circa) siamo già a quota 60 milioni. A questi adesso potrebbero aggiungersi cifre importanti che invece sono direttamente legate alle “azioni di gioco” al Mondiale sudafricano che è alle porte (1° giugno scelta definitiva dei 23 giocatori, 8 giugno partenza per Johannesburg). Il bis iridato vale quasi 30 milioni: 25 la somma per il primo posto, più 4-5 milioni dagli sponsor per lo sfruttamento d’immagine dei nuovi campioni. E sempre alla faccia della crisi i soldatini del Sergente Lippi hanno fatto sapere che «non succede, ma se succede...» chiederanno come premio la stessa cifra del 2006: 240 milioni pro-capite. Sono disposti invece a scendere da 150 a 120 milioni in caso di 2° piazzamento e a 50 milioni invece di 70 per il 3° posto. Un vitello grasso questo Mondiale, quanto quello ingiustamente sgozzato nel “rito propiziatorio” a Johannesburg davanti al First National Bank Stadium, l’impianto in cui si aprirà (l’11 giugno) e si chiuderà (finale l’11 luglio) il primo campionato del mondo nel continente nero. «Il rito – informano gli “stregoni” sudafricani – servirà a proteggere i tifosi stranieri, in modo che tutto si svolga in completa armonia». Speriamo che serva a dissuadere subito i giovani facinorosi dell’African National Congress, capitanati da Loyso Nkohle che minaccioso annuncia: «Andiamo a Cape Town (sede della prima gara degli azzurri contro il Paraguay) e spacchiamo tutto. Renderemo la città ingovernabile». Una rabbia scaturita dalla “guerra dei gabinetti” in atto.«Sono troppo pubblici», lamentano a Khayelitsha (una delle più grandi township del Paese) e dopo l’abbattimento delle recinzioni in lamiera, la popolazione locale è costretta a fare i propri bisogni senza altro riparo che una coperta. Il montepremi Fifa per Sudafrica 2010 è di 336 milioni di euro, ma a Khayelitsha non c’è più un “Rand” per alzare una semplicissima recinzione in muratura davanti ai bagni pubblici. Miseria e nobiltà del calcio mondiale.
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