giovedì 7 aprile 2016
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DI FELICE ALBORGHETTI Mentre il Coni mostrava ieri a Roma i primi risultati del “Censimento e monitoraggio degli impianti sportivi sul territorio”, con il presidente Malagò di buon umore per i numeri sulla crescita dell’attività sportiva in Italia, nell’Auletta dei gruppi parlamentari, nei pressi di Montecitorio, i dati emergenti invece dall’Oms hanno suscitato un forte allarme nel corso del convegno nazionale “Per una salute da costruire insieme”, cui è intervenuto, fra gli altri, anche il Csi. L’Uisp ha infatti presentato l’edizione italiana della “Strategia sull’attività fisica per la regione europea dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità 2016–2025”, ipotizzando in una mattinata di sessioni concatenate, attraverso l’intervento di autorevoli convenuti del mondo della politica sportiva, diversi scenari possibili: agenti di cambiamento, luoghi di incontro, accesso a nuovi servizi ed opportunità. Numerosi gli interventi, accomunati dal generale credo di uno sport generatore di benessere e welfare sociale, e dal traguardo di una valorizzazione dello sport di cittadinanza per far guadagnare il Paese in salute. Regioni, Asl, Comuni, Enti e terzo settore chiedono politiche pubbliche integrate per salute, urbanistica, ambiente e sport: in questo modo può cambiare il volto delle città e lo stile di vita delle persone. Il documento Oms parla chiaro, attraverso alcuni principi guida: affrontare il calo sempre più consistente dei livelli di attività fisica e ridurre le attività; promuovere un approccio che tenga conto di tutte le fasi della vita; dare maggior potere alle persone e alle comunità tramite la partecipazione e la realizzazione di ambienti più salutari; promuovere approcci integrati, multisettoriali e orientati alla partnership; assicurare l’adattabilità al contesto dei programmi in materia di attività fisica; usare strategie fondate su riscontri fattuali per promuovere l’attività fisica e monitorare lo stato di attuazione e l’impatto delle misure. La raccomandazione più importante proposta dalla Regione Europea è quella rivolta ad adulti e anziani di praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica e a bambini e giovani di praticare almeno 60 minuti al giorno di attività fisica da moderata a intensa. Si calcola infatti che l’aspettativa di vita di media nella Regione europea aumenterebbe di 0,63 anni se si ponesse fine all’inattività fisica. L’ambiente, la qualità della vita delle singole persone, la partecipazione e la resilienza sociale delle comunità ne trarrebbero vantaggio. Ieri a Roma il convegno nazionale sugli stili di vita e sport Presentata la nuova strategia sull’attività fisica per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2016–2025
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