domenica 24 dicembre 2017
La difficilissima situazione delle pattinatrici di Ussita (Macerata), tra le poche località del Centro dotate di palaghiaccio ma chiuso dopo il sisma. La storia di Amy, pendolare per passione
Quei pattini in esilio obbligato dopo il terremoto

Quel maledetto 30 ottobre 2016 la vita di Amy Paternesi e delle sue compagne pattinatrici del Club Ghiaccio Ussita è girata come un “axel” sbagliato. A terra, come tutto il paese e i suoi 350 abitanti, devastato dalle centinaia di scosse che hanno cambiato per sempre il destino della Valnerina e dei suoi comuni, sparsi su tre regioni nel centro Italia. Il sisma si è portato via le abitudini ma non la tenacia della gente di montagna. E nemmeno i loro sogni. Quello di Amy, 13 anni, è di andare un giorno ai Mondiali e adesso, per portarlo avanti, insieme ai genitori tre volte a settimana dopo la scuola e la domenica, percorre 700 chilometri in auto fra andata e ritorno per andarsi ad allenare a Bologna. Il Palaghiaccio di Ussita, «la mia seconda casa », come la definisce Amy, è chiuso da quel giorno e così ad Amy e alla sua famiglia non è rimasto che andare nell’unica altra struttura del centro Italia: «È un grande sacrificio economico, quasi insostenibile – racconta la madre Laura Carota, che è anche dirigente del Club Ghiaccio Ussita – ma si fa per preservare lo stato psichico, perché il terremoto ci ha spostati tutti sulla costa, allontanandoci dal nostro quotidiano, ma noi non volevamo spezzare il suo sogno. Mia figlia vive per questo sport che pratica sin da quando era bambina». Un sacrificio enorme, per la famiglia di Amy, perché il padre un lavoro non ce l’ha più: lo stipendio se lo guadagnava nel palazzetto e ora è in cassa integrazione. La mamma invece lavora in una ditta di acque minerali. La tredicenne, che attualmente fa parte di un ristretto gruppo di atlete di fascia nazionale, è rimasta l’unica delle pattinatrici di Ussita ad aver continuato l’attività agonistica, le altre non ce l’hanno fatta: «Abbiamo dovuto smettere, io come le altre compagne – racconta Beatrice Franconi – perché i nostri genitori hanno fatto per mesi i pendolari per andare a lavorare mentre siamo stati sfollati prima a Porto Recanati e poi a Porto Potenza Picena: partiva- no la mattina e tornavano la sera. A me è dispiaciuto molto, perché magari avrei potuto fare ancora qualcosa a livello nazionale ma soprattutto perché per me era una grande passione. Ricomincerò? Spero, ma non sarà come prima». Lei, Amy Paternesi, la prende con un sorriso: «Mi pesa viaggiare? No, perchè mi piace pattinare e questo mi consente di continuare a praticare lo sport che amo. L’unica cosa è che spesso devo fare i compiti in macchina quando siamo sulla via del ritorno», dice. La casa della famiglia Paternesi è rimasta in piedi, ma è comunque stata lesionata e, dato che rientrava nella zona rossa, anche loro hanno vissuto per otto mesi sulla costa a Porto Recanati, con la mamma costretta a un pendolarismo di 240 chilometri per lavorare: «Ero triste perché mi mancavano le mie montagne», dice Amy che però proprio nei mesi di esilio ha avuto modo di conoscere il suo idolo Carolina Kostner: «È stato emozionante, lei è fantastica, si è esibita sulla pista di ghiaccio che avevano montato per le feste natalizie, un momento indimenticabile », racconta Amy che di quel giorno conserva gelosamente anche l’autografo di Carolina sui suoi pattini.

La sua storia umana e sportiva è stata fra l’altro anche raccontata all’edizione 2017 dell’Amico Atletico, la rassegna organizzata da Coni e Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) Marche, che ogni anno evidenzia a livello nazionale i modelli di comportamento sportivi e di lealtà, coraggio e resilienza, preferendoli a quelli agonistici, che quest’anno si è svolta – non a caso – ad Acquasanta Terme. Amy continua a fare su e giù per l’Italia – spesso arriva anche a Milano – con due pattini come amici ma adesso i suoi sforzi rischiano di essere vanificati: «Tre allenamenti non bastano più, per il livello a cui Amy è arrivata – spiega la mamma – sono insufficienti per crescere e quindi se vorrà portare avanti il suo sogno si dovrà trasferire dove è possibile fare una regolare attività agonistica, ma attualmente ancora non sappiamo dove. Purtroppo dobbiamo fare i conti sia con la poca organizzazione italiana per gli atleti che non hanno la possibilità di allenarsi vicino casa, sia con gli esosi costi che sono improponibili per famiglie normali». La speranza sarebbe una riapertura rapida del Palaghiaccio, ma per adesso non se ne parla: al dissesto idrogeologico del terreno su cui sorge, che era già stato riscontrato a suo tempo, si sono aggiunti i danni da sisma e ora la Regione ha stanziato 3,8 milioni per i lavori, che devono ancora partire e sulla cui durata non c’è certezza. Ussita invece sta lentamente ripartendo: in 60 sono già rientrati a vivere nel paese, tutti in sistemazione autonoma – come la famiglia di Beatrice Franconi – anche se la Regione Marche ha dato l’ok all’arrivo a breve di 31 casette sulle 88 richieste. Altre famiglie sono ancora fuori Ussita, ma almeno sono tornate in una casa. Di recente è stata inaugurata la nuova area commerciale: sei attività in tutto, la farmacia, il tabacchi, le bici, un alimentari, i servizi condominiali, il bar: «Ricominciamo da qui, presto speriamo di riaprire anche gli impianti sportivi», ha detto il commissario prefettizio Mauro Passerotti al taglio del nastro. La speranza è che per allora ci sia ancora spazio per i sogni sulle lame di Amy e delle sue colleghe pattinatrici.

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