venerdì 20 agosto 2021
La rassegna in Giappone da martedì. Per l’Italia la più folta delegazione di sempre: 115 atleti in gara con l’obiettivo di superare le 39 medaglie di Rio
Bebe Vio, medaglia d'oro nella scherma alle Paralimpiadi di Rio 2016

Bebe Vio, medaglia d'oro nella scherma alle Paralimpiadi di Rio 2016 - A.Bizzi

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L’attualità politica che buca un agosto ordinario si riflette sulle Paralimpiadi, nei suoi rituali, nei personaggi che la popolano. Martedì, giorno della cerimonia di apertura (dalle 13 su Rai 2, con la Rai che seguirà l’evento per tredici ore al giorno anche su Rai Sport Hd) saranno passate appena due settimane dalla chiusura delle Olimpiadi, ma già la sfilata degli atleti mostrerà quanto lo sport non sia affatto un mondo a parte e la storia di Hossain Rasouli e soprattutto di Zakia Khudadadi - che avrebbero dovuto prendere parte alla manifestazione sotto la bandiera afghana, ma sono intrappolati in patria - racconta chiaramente di come i Giochi spieghino il mondo, o almeno una sua parte. Con la presa di Kabul da parte dei talebani, ecco allora tornare drammaticamente al centro le vicende le vicende di ragazze e ragazzi che proprio nel corso delle missioni in Afghanistan, negli ultimi venti anni, hanno trovato lo spartiacque della loro esistenza.

Spari, deflagrazioni, ospedali militari, il dolore fisico e la vita che cambia: il paraciclista statunitense Alfredo De Los Santos, il suo connazionale nuotatore Bradley Snyder, il canoista australiano Curtis McGrath e anche un’italiana già nota al grande pubblico, Monica Contrafatto: tutti feriti in Afghanistan, tutti atleti in gara alle Para- limpiadi di Tokyo 2020, persone che della vita sanno più di qualcosa, e così pure di ciò che sta avvenendo in quel luogo così lontano e così vicino. Contrafatto - che dai colpi di mortaio del 2012 è passata alla medaglia di bronzo nei 100 metri categoria T42 a Rio 2016 - fa parte della più folta delegazione azzurra di sempre alle Paralimpiadi: 115 atlete e atleti, un numero record sotto il vessillo tricolore, con le donne in maggioranza (63, mentre 52 sono gli uomini, compresi Charlotte Bonin, guida della paratriatleta Anna Barbaro, e Lorena Fuina, timoniere del 4+PR3 mix).

La bandiera sarà portata venerdì da Bebe Vio e Federico Morlacchi, stelle rispettivamente della scherma e del nuoto, volti da spot diventati in questi anni soprattutto Vio - autentici emblemi dello sport paralimpico, non meno di quanto lo sia stato (e nell’immaginario collettivo lo sia ancora, nonostante il gravissimo incidente di un anno fa) Alex Zanardi, le cui vittorie a Londra 2012 e Rio 2016 ebbero i contorni dell’epica. Impossibile non emozionarsi e non ricordare che, se non ci fossero stati la pandemia e il rinvio delle Paralimpiadi con tutto ciò che ne è conseguito, a Tokyo il bolognese sarebbe stata una delle vedette. Ma ora Zanardi ha un’altra corsa, l’ennesima, da vincere, e c’è da immaginare che il pensiero di tanti andrà a lui. Le medaglie, già. A Rio furono ben 39 (10 ori, 14 argenti, 15 bronzi) e, considerando che sono 15 (su 22 totali) le discipline alle quali parteciperanno atleti italiani, è lecito attendersi in un bottino altrettanto positivo. I 29 iscritti nelle varie categorie e specialità del nuoto guidano la banda delle grandi speranze: ci sono appunto Morlacchi, Francesco Bocciardo, Francesco Bettella, Vincenzo Boni, Efrem Morelli Giulia Ghiretti e Arjola Trimi, che vinsero 12 medaglie a Rio (le tredicesima fu di un mito come la modenese Cecilia Camellini, nel frattempo ritiratasi dall’agonismo), ma al gruppo si sono aggiunti ragazzi che promettono di farci innamorare. Uno su tutti è Antonio Fantin, vent’anni, fuoriclasse che nella categoria S5 ha fatto man bassa di titoli mondiali ed europei soprattutto nei 50 e 100 stile, un ragazzo che ad ogni vasca porta con sé il tifo sfrenato del fan club fondato presso la parrocchia di Bibione da don Andrea Vena, che oggi è a Milano ma continua ad essere il primo tifoso di un ragazzo d’oro.

Nella scherma, dove la capitana femminile Loredana Trigilia è alla sesta Paralimpiade, Bebe Vio è una certezza, ma occhio al fioretto maschile dove, con Mauro Cima ed Emanuele Lambertini, sia a livello individuale che di squadra la fiducia è elevata e ben riposta, mentre saranno tutte da guardare anche le gare dell’atletica. Nei 100 metri T42 femminili, oltre a Contrafatto, ci sarà il doppio oro paralimpico Martina Caironi, una delle azzurre più titolate nonché più popolari. Fari puntati anche sulla veterana Assunta Legnante (lancio del peso) e su Oney Tapia (lancio del disco). Anche il paraciclismo azzurro si candida a prendersi le copertine, con la presenza dell’iridato Giorgio Farroni (categoria M1), di Luca Mazzone e della intramontabile Francesca Porcellato, classe 1970, nella handbike, in una spedizione azzurra che, in generale, si candida a dare soddisfazioni non meno di quella olimpica. Con, in più, un carico di storie fuori dal comune.

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