sabato 4 gennaio 2014
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Non c’è altro spicchio della Terra che abbia avuto un ruolo tanto decisivo nella storia dell’umanità quanto il Mediterraneo. Tanti sono i popoli, le civiltà, le lingue che si sono intrecciate sulla sua superficie nel corso dei secoli, che tentare di tracciarne una storia unitaria appare quasi temerario. A raccogliere la sfida è David Abulafia, storico di Cambridge che, dopo numerosi saggi dedicati nel corso della sua lunga carriera accademica al Mediterraneo e agli eventi che l’hanno coinvolto, ora con Il grande mare (Mondadori, pagine 696, euro 35,00) ci offre davvero una "Storia del Mediterraneo" - come recita il sottotitolo - dalle prime tracce umane sulle sue sponde a questo primo scorcio di XXI secolo. Un cammino che procede tra sguardi d’insieme e improvvisi zoom su singoli episodi, capaci tanto di appassionare il lettore - secondo la migliore tradizione storiografica anglosassone - quanto di consentirgli di penetrare la complessità delle vicende storiche. Concentrandosi programmaticamente sul litorale e le città portuali e non sulle vicende dell’entroterra: «Perché mi sono stancato - dice Abulafia - di leggere libri e articoli sulla storia del mare che non parlano del mare».Nel lungo cammino dell’umanità seguito dal suo libro, il Mediterraneo appare ora come area di unione e condivisione, ora come elemento di separazione e di conflitto. Qual è stata la caratteristica prevalente, sul lungo periodo?«La tendenza maggioritaria è stata l’integrazione: il Mediterraneo è stato un unico spazio, principalmente attraverso le relazioni commerciali. Queste sono state accompagnate da migrazioni che hanno riguardato in particolare le città costiere, dove la fusione è stata anche culturale. Certo, non si può negare che spesso le comunità che vivevano fianco a fianco in città come Alessandria, Smirne o Salonicco abbiano spesso sperimentato almeno tanta rivalità quanto interazioni positive. L’unità politica invece è stata rara: il solo esempio è l’Impero romano, che portò la pace all’intero mare anche eliminando la pirateria. Oggi sembra che dobbiamo osservare ancora una volta un Mediterraneo diviso, con le sponde settentrionale e meridionale che guardano verso direzioni differenti e con prospettive culturali e politiche diverse».Adesso la divisione è Nord/Sud, eppure c’è stato un tempo in cui la faglia era Est/Ovest…«È quello che chiamo "Primo Mediterraneo": quando la creazione di stretti legami politici e commerciali avvenne principalmente a Creta, a Cipro e nel Mar Egeo. L’Occidente è entrato più tardi nella storia, sebbene ci siano stati contatti locali, per esempio, tra la Sardegna e la Spagna. Ma se cerchiamo una rete di relazioni tra civiltà di alta cultura, alloro dobbiamo concentrarci sul Mediterraneo orientale».Con Roma il Mediterraneo divenne "Mare Nostrum", superando secoli di conflittualità tra Fenici, Etruschi, Greci e gli stessi Romani. All’unità politica corrispose anche unità culturale?«La cosa interessante del mondo romano è quanto in realtà fosse non-romano. A Roma vivevano molte persone che usavano il greco come lingua quotidiana; le iscrizioni degli Ebrei, per esempio, erano più spesso in greco che in ebraico o in latino. L’idea che la Grecia conquistata conquistasse il barbaro conquistatore - Graecia capta ferum victorem cepit, nelle parole di Orazio - resta fondamentale».Il Mediterraneo è stato a lungo anche via di pellegrinaggio, per i cristiani verso la Terra Santa e per i musulmani verso La Mecca. Quanto le grandi religioni hanno plasmato la sua storia?«I pellegrini furono i "turisti" del Medioevo. Sembra incredibile che nel XII secolo una nave genovese abbia attraversato il Mediterraneo trasportando sia cristiani sia musulmani, eppure è proprio quello che ci mostra il diario di viaggio di ibn-Jubayr, di Granada. E di casi simili ne abbiamo anche in epoche anteriori, con i pagani e gli ebrei. I pellegrinaggi hanno diffuso la conoscenza del Mediterraneo mentre imbarcare pellegrini fu una delle attività più redditizie per città come Bari, Marsiglia, Genova…».…o Amalfi, che lei definisce "un mistero".«Chiunque vada ad Amalfi - un luogo incantevole - resta sorpreso che un centro delle dimensioni di un paesino possa essersi guadagnato, presso il mondo bizantino e islamico, tanta reputazione nei commerci tra Occidente e Oriente. In realtà abbiamo davvero pochi documenti sui commerci di Amalfi, ed è da questo che dipende il mistero. Una parte della risposta sta nel fatto che per "Amalfi" s’intendeva qualcosa di più ampio della cittadina che vediamo oggi: tutti i centri della Penisola Sorrentina partecipavano ai suoi commerci. Si trattò di una sorta di città policentrica, estesa in diversi luoghi; un po’ come nello stesso periodo Venezia, estesa in tutta la Laguna. Ma perché Amalfi abbia avuto più successo della sua più grande vicina Napoli, nell’aprire la strada dei commerci con il Nordafrica, con Bisanzio e con il Medio Oriente, resta una questione aperta a ogni ipotesi».Oggi il Mediterraneo ricorre nelle cronache soprattutto per gli eventi legati alle nuove migrazioni, spesso tragici come il recente naufragio di Lampedusa con le accorate parole del Papa. I tentativi di creare contatti tra le due sponde sembrano incidere meno rispetto alla percezione del mare come la frontiera dell’Europa, e la frontiera più calda. Ritiene possibile superare questo schematismo?«Il Mediterraneo è spezzato in due. I Paesi della sponda nord sono afflitti dalla crisi economica dell’Eurozona; hanno da decenni Bruxelles e Francoforte come centri del loro mondo politico ed economico e hanno voltato le spalle al mare. I Paesi della sponda sud hanno visto con sospetto gli ex colonizzatori e hanno cercato relazioni con l’Unione Sovietica, che voleva aumentare la propria influenza sul mondo arabo. Oggi, con le Primavere arabe, questi Paesi hanno ancora altre tendenze in atto e si è definitivamente eclissato il carattere cosmopolita di alcune città. Un’intensa ondata nazionalista ha imposto identità monocrome. È così: una frontiera attraversa il Mediterraneo da Ceuta a Cipro. Come coniugare questa condizione con il problema delle migrazioni in modo umano e responsabile è una delle grandi sfide del Mediterraneo contemporaneo».
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