giovedì 20 dicembre 2018
La cara vecchia schedina sembra al capolinea. Anche se il suo mito è finito da tempo, travolto dal Superenalotto e dalle altre scommesse sportive. Nell'ultimo concorso il "13" ha fruttato 6 euro
Lasciateci almeno il Totocalcio
COMMENTA E CONDIVIDI

Sarebbe davvero un curioso scherzo del destino se proprio di sabato, sabato sera, il Parlamento approvasse la legge di bilancio comprensiva dell’emendamento che, in qualche modo, mette fine alla vita del Totocalcio. Del vero Totocalcio, compagno di viaggio di generazioni di italiani. «Il giuoco si chiude il sabato notte», si leggeva sul retro della “figlia” della schedina, infilata nel portafoglio insieme a qualche banconota e a un mucchio di speranze per un’ultima notte da poveri o comunque da non-ricchi. E il fatidico sabato notte, quello della chiusura vera del “giuoco”, dello spegnimento di un rito entrato nel costume italiano, appare all’orizzonte dopo un lungo e malinconico conto alla rovescia. In realtà, anche per questioni di contratti con la concessionaria Sisal, la cara vecchia schedina dovrebbe almeno attraccare alla fine della stagione calcistica: l’emendamento indica il 1 luglio 2019 come data della riforma dei concorsi sportivi che, in occasione della consegna dei Collari d’Oro del Coni, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e nuovo “capo” dello sport italiano Giancarlo Giorgetti ha però tenuto a indicare come opportunità per il Totocalcio, rigettando con decisione il concetto di abolizione: «È l’esatto contrario - ha dichiarato - è un’operazione di rilancio che può avere effetti positivi su tutto lo sport italiano». E se a queste parole si sommano quelle dell’omologo Valente, che ha parlato di «prodotto nostalgico che può ancora piacere», si può intuire che il governo, in realtà, pensa a un ultimo tentativo che, nella migliore delle ipotesi, lasci qualcosa nelle casse di Sport e Salute, la nascitura società partorita dalla maggioranza giallo-verde che di fatto toglierà al Coni la gestione diretta dei fondi alle federazioni. Rilancio che, chissà, potrebbe comunque portare avanti il glorioso marchio in corsivo giallo: sotto, però, cambierà tutto, smontando un sistema che effettivamente si è arreso senza combattere allo strapotere presso giocatori da bar e appassionati di pallone del Superenalotto prima e delle scommesse sportive poi, per tacere del diavolo Gratta e Vinci.

Nel progetto tracciato per linee generali nell’emendamento e tratteggiato dai relatori del testo, ci sarà una quota di montepremi molto più alta rispetto al passato (dal 50% circa al 75), una promozione sul nuovo gioco spinta anche tramite campioni e personaggi dello sport e - soprattutto - una nuova formula che superi il glorioso 1X2, l’ormai inutile Totogol (quello sì, destinato a sparizione certa) e possa permettere un accesso più facile allo scopo dello scommettitore, vincere. Insomma, un gioco che valga la candela spenta dall’assurdo rapporto tra la difficoltà di azzeccare il “14” (mancato erede del “13”) e il premio, in ogni caso svilito dalla pochezza di un montepremi sempre più arido: in attesa di un totale ancora peggiore nell’anno che si va a chiudere, i 17 milioni di raccolta complessiva del 2017 tra Totocalcio, Totogol e Il9 (sorta di mini-schedina di 9 partite introdotta anni fa in un fallito tentativo di rilancio) sono il manifesto della sconfitta, della fine di un ciclo. Trenta miliardi di vecchie lire, negli anni d’oro, si incassavano in poco più di un mese di campionato di Serie A. L’ultimo concorso, domenica scorsa, ha messo sul piatto poco più di 361mila euro, e chi è riuscito ad azzeccarle tutte ha portato a casa 407 euro, nulla se paragonato a quanto avrebbe fruttato - anche con una posta minima - la stessa giocata con qualsiasi operatore di scommesse sportive e rispettivo totalizzatore. E il 13, oggi “vincita di seconda categoria”, è valso 6 euro, svilito totalmente nel suo significato, nel ruolo che si è ritagliato nell’immaginario di tutti quelli che viaggiano dai 35 anni in su. Il 13 che cambiava la vita come quello regalato da un gol di Cantarutti alla Juventus al Lino Banfi del Bar dello Sport, quello dell’interista Diego Abantuono che in Eccezziunale veramentecome in un mantra chiede conferma anche all’odiata suocera che Carrarese-Pro Patria sia finita X. La partita di Serie C in schedina, la grande incognita anche per gli espertoni del sabato, con Roberto Bortoluzzi unica voce della verità negli studi di Tutto Il Calcio Minuto per Minuto. Buon lavoro ai tecnici dei Monopoli di Stato, che dovranno tentare di dare un seguito a tutto questo: per il resto non serviva davvero una mossa di Lega e 5 Stelle per decretare che quel mondo, quel sapore della notte del sabato sospesa tra la chiusura del “giuoco” e fischio d’inizio di tutte le partite se ne è andato da tempo. È rimasto solo un nome, un marchio che forse resisterà ancora un po’. Magra consolazione, per chi c’era, e sognava.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: