domenica 14 luglio 2019
Un libro di Giovanni Codevilla ricostruisce la persecuzione della Chiesa russa da parte dei sovietici negli anni subito seguenti alla presa del potere
Una chiesa del distretto di Viaz'ma viene trasformata in convitto (da Russia Martire di Russia Cristiana)

Una chiesa del distretto di Viaz'ma viene trasformata in convitto (da Russia Martire di Russia Cristiana)

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«Tutto il potere, in tutte le località, passa ai Soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini, i quali debbono assicurare un effettivo ordine Rivoluzionario». Era l’alba del 26 ottobre 1917 quando, rovesciato il governo provvisorio e arrestati i suoi membri, dopo un’irruzione di reparti armati nel Palazzo d’inverno di Pietrogrado, il II Congresso dei Soviet di tutta la Russia faceva questa dichiarazione autoproclamandosi organo supremo del potere statale. Più che una rivoluzione, dunque, un colpo di Stato. Che subito s’imponeva di eliminare ogni traccia di religione, troncando il processo in corso di rinnovamento della Chiesa ortodossa, riunita in Concilio dal 15 agosto 1917. Con i Padri conciliari che, tre giorni dopo il golpe comunista, deliberavano di porre fine al periodo sinodale imposto da Pietro il Grande nel 1721, ricostituendo il Patriarcato, al cui vertice saliva, il 5 novembre 1917, estratto a sorte da una terna, il metropolita di Mosca Tichon. Proprio il dignitario ortodosso che aveva appena firmato un appello per chiedere la cessazione della tragedia iniziata insieme ai bombardamenti sulle cattedrali del Cremlino, con tantissime vittime innocenti persino fucilate senza processo con l’accusa di «aver pregato per i cosacchi» com’era accaduto a Carskoe Selo al protopope Ioann Kocurov: il delitto che, detto con le parole del metropolita Ilarion (Alfeev), ha dato avvio al «tragico elenco di martiri e confessori russi del XX secolo».

A Char'kov si frantumano le suppellettili sacre di metallo per ricavarne materia prima (da Russia Martire di Russia Cristiana)

A Char'kov si frantumano le suppellettili sacre di metallo per ricavarne materia prima (da Russia Martire di Russia Cristiana)

All’inizio di questi anni terribili del comunismo di guerra, con la sua catena di orrori nella persecuzione verso la Chiesa ortodossa, tema sempre più sotto i riflettori dopo una lunga rimozione, è dedicato il nuovo saggio di Giovanni Codevilla Il terrore rosso sulla Russia ortodossa. 1917-1925 ( Jaca Book, pagine 240, euro 25). L’autore, per quarant’anni docente di Diritto dei Paesi dell’Europa Orientale e Diritto ecclesiastico comparato nell’Università di Trieste, autore di opere sulle relazioni tra Stato e Chiesa nell’ex Urss (tra le più recenti Storia della Russia e dei Paesi limitrofi. Chiesa e Impero, in quattro volumi, e La rivoluzione russa. Intellettuali e potere con Stefano Caprio e Pierpaolo Poggio, sempre per Jaca Book), affronta qui quel folle tentativo di dar vita a una società senza classi e senza Dio, causa di morte per decine di migliaia di sacerdoti e monaci e centinaia di migliaia di laici, descrivendolo e interpretandolo attraverso due approcci che dividono il libro quasi in due parti.

Nella prima parte si documentano fatti, luoghi, nomi, date, premesse, conseguenze, risvolti, collegamenti, con le necessarie sottolineature sugli orrori che ebbero al centro il clero, l’episcopato, i credenti; l’uso politico della giustizia proletaria; l’attività della Ceka ovvero la Commissione straordinaria di tutta la Russia per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio; le aggressive campagne ateistiche; la profanazione delle reliquie sotto la spinta del furore ideologico; l’esproprio dei beni ecclesiastici e la requisizione di preziosi sacri; l’organizzazione del movimento degli innovatori, Obnovlency, per suscitare uno scisma nella Chiesa patriarcale; la vicenda dell’arresto e del processo del patriarca Tichon; ecc.

Nella seconda parte si presenta un ventaglio delle posizioni degli storici su questo periodo: vengono analizzate le ricostruzioni di scuola sovietica, scritte da emigrati dall’Urss, da studiosi occidentali e della Federazione Russa (oggi più disposti a collaborare anche se da diverse posizioni), e persino da autori ancora reticenti o addirittura negazionisti. Se dunque nella prima parte, è un bilancio delle vittime della Chiesa in questi primi anni del regime ad uscire dalle pagine, la seconda offre un originale bilancio storiografico. Più dettagliatamente, gli autori sovietici ripropongono con regolarità lo stereotipo del sacerdote ortodosso, disonesto, dissoluto, nemico del popolo, evitando riferimenti alle repressioni contro la Chiesa o persino giustificando la «benemerita azione» dei Tribunali rivoluzionari (e solo tramontato il regime appaiono pubblicazioni diverse); mentre gli storici emigrati dall’Urss denunciano presto senza remore la persecuzione antiecclesiastica attingendo agli atti della Commissione di inchiesta istituita dal generale Anton Ivanovi/ Denikin per indagare sui crimini bolscevichi ai quali fanno riferimento pure storici dell’emigrazione e studiosi contemporanei, della Federazione Russa od occidentali.

Né mancano, si è detto, studiosi classificati come reticenti (autori di manuali usati anche in ambienti ecclesiastici), o addirittura negazionisti (si citano Pierre Pascal, George Bernard Shaw, Jean Paul Sartre, ecc.). Codevilla passa sotto la lente anche i lavori di alcuni italiani. Plauso per Andrea Riccardi e il suo lavoro sui martiri; per Adriano Roccucci che individua in Trockij il regista della politica antireligiosa sovietica; per Andrea Graziosi; Adriano Dell’Asta; Marta Carletti; Giovanna Parravicini; Alessio Ulisse Floridi; ecc. Meno entusiasta il giudizio sul lavoro di Costante Lorenzo Altissimo: «Molto generico e povero nei contenuti». Quanto a Roberto Morozzo della Rocca, scrive che «concede poco spazio alla lotta cruenta scatenata contro la Chiesa nei primi anni di potere sovietico», ma Codevilla valuta un suo lavoro sulla storia contemporanea delle Chiese ortodosse. Non viene risparmiato nemmeno Giacomo Martina: «Dopo aver definito gli anni 1917-1921 come la fase eroica del comunismo, scrive che all’interno il comunismo ha significato un effettivo miglioramento delle condizioni di vita delle masse, prima sacrificate dal regime di privilegio, dimenticando di far menzione delle terribili carestie e dei milioni di morti provocati dalla folle politica agraria bolscevica e conclude affermando: 'Questi innegabili risultati positivi furono tuttavia pagati con il sacrificio completo delle libertà, e con una durissima lotta contro ogni forma di religione, nettamente superiore a quella verificatasi in altri paesi' …», osserva Codevilla citando dal manuale di storia della Chiesa che ha formato generazioni di sacerdoti e ancora in uso in più di un seminario. Chissà cosa gli replicherebbe il compianto gesuita…

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