mercoledì 18 marzo 2015
C’è la storia di santa Giovanna d’Arco, “seconda patrona” di Francia, al centro di paradossi affascinanti, come di appassionate dispute teologiche e scientifiche. E ci sono poi le numerose versioni e coniugazioni del mito dell’eroina, la cui esistenza folgorante ha ispirato nei secoli una teoria lussureggiante di narrazioni più o meno fedeli, in chiave artistica ma non di rado pure politica, oltre che religiosa. Proprio per questo, una volta presa la decisione di dedicare un nuovo centro memoriale alla “Pulzella d’Orléans”, affidarsi a una duplice chiave di lettura storica e metastorica può sembrare una scelta ragionevole, almeno per una figura tanto complessa e ricca. Poggiando su quest’assunto, sabato prossimo, l’“Historial Jeanne d’Arc” aprirà le sue porte a Rouen, il capoluogo della Normandia dove la liberatrice nazionale della Guerra dei cent’anni venne prima arsa sul rogo e poi riabilitata.Ospitato su cinque piani nelle antiche e suggestive sale del palazzo arcivescovile da poco restaurato e quasi attiguo alla celebre e svettante cattedrale, il nuovo spazio espositivo utilizza appieno tecnologie multimediali e ambientazioni “immersive”. A livello politico, è stato voluto soprattutto dall’ex premier socialista Laurent Fabius (attuale capo della diplomazia), nel quadro di un vasto piano di riconversione culturale di Rouen.   Se la volontà opportunistica di “appoggiarsi sul mito” di Giovanna d’Arco non è taciuta dai promotori dell’iniziativa, un comitato scientifico dove figurano i medievisti Philippe Contamine e Jean Maurice dovrà preservare l’istituzione dal rischio di scivolare in un registro turistico troppo “spettacolare”. Un equilibrio tanto più necessario se si pensa che santa Giovanna d’Arco, anche attraverso i documenti dei suoi due processi, è fra le figure medievali storicamente meglio conosciute.    La santa, nata nel 1412 in Lorena ai piedi dei Vosgi, dove si può ancora visitare la casa natale nel villaggio di Domrémy (ribattezzato Domrémy-la-Pucelle), ha visto il suo nome associato storicamente soprattutto ad Orléans, il capoluogo che nel 1429 riuscì eroicamente a liberare dall’assedio inglese, prima di restituire qualche settimana dopo a Carlo VII la piena dignità di erede al trono francese, contribuendo così a invertire l’esito del conflitto anglo-francese.  Non è dunque scontata la scelta della Normandia come sede del nuovo centro memoriale, difesa così dal socialista Frédéric Sanchez, presidente dell’Area metropolitana di Rouen: «Il personaggio di Giovanna d’Arco è intimamente legato alla città di Rouen. Rouen, città del martirio, città dove fu pure pronunciata la sua innocenza nel 1456, in seguito al processo di annullamento della condanna del 1931. È vero che Giovanna vi ha passato solo pochi mesi, ma questi mesi hanno segnato la Storia del notro Paese e hanno fatto di Giovanna un simbolo del nostro territorio. Era la ’Pulzella di Orléans’, ma è forse a Rouen che il suo destino acquista tutta la sua grandezza tragica».Il percorso espositivo include una decina di sale su una superficie di circa mille metri quadri, presentando Giovanna d’Arco in chiave di eroina nazionale, con un’attenzione invece di gran lunga più limitata per la fama di santità definitivamente riconosciuta nel 1920 da Benedetto XV. In terra di Normandia, questo squilibrio potrà disturbare non pochi visitatori, tanto più per via del forte legame fra la più nota santa normanna, Teresa di Lisieux (canonizzata nel 1925 da Pio XI, dunque nella stessa decade di Giovanna d’Arco), e la “Pulzella”. Così scriveva la giovane carmelitana inclusa fra i dottori della Chiesa: «Leggendo la narrazione delle azioni patriottiche delle eroine francesi, in particolare quelle della venerabile Giovanna d’Arco, avevo un grande desiderio d’imitarle e mi sembrava di sentire in me lo stesso ardore da cui erano animate, la stessa ispirazione celeste». Oggi, sono entrambe patrone secondarie di Francia.Anche nel Novecento letterario, la santità di Giovanna d’Arco ha abbagliato non poche grandi penne, a cominciare da Georges Bernanos, che in L’eretica e santa Giovanna (1929) ha scorto nel destino della “Pulzella” una chiave per cogliere la grande verità ripetuta nell’opera con cadenza quasi ossessiva: «La nostra Chiesa è la Chiesa dei santi!». E l’aura della santa ha sedotto analogamente il cinema, da Carl Theodor Dreyer (La passione di Giovanna d’Arco, 1927) fino a Luc Besson (Jeanne d’Arc, 1999). Era già avvenuto lo stesso da secoli per la pittura o per la musica, come nel caso dell’opera Giovanna d’Arco (1845) di Giuseppe Verdi, ispirata al dramma teatrale Die Jungfrau von Orléans (1801) di Friedrich Schiller.    L’intreccio storico d’ispirazioni artistiche e religiose attorno alla “Pulzella” assomiglia ormai a una vasta coreografia culturale che abbraccia l’Europa. Ed anche per questo risulta ancor più spiacevole che in Francia abbiano trovato corso nei decenni recenti tante strumentalizzazioni politiche in chiave marcatamente nazionalistica proprio ai piedi delle statue della santa, come accade a Parigi con un raduno annuale di simpatizzanti xenofobi del Fronte nazionale nei pressi dei giardini delle Tuileries. In proposito, la creazione del centro memoriale di Rouen risponde in modo evidente pure alla volontà di controbilanciare simili strumentalizzazioni partitiche, nate storicamente pure nella scia di un certo “vuoto” lasciato dal disprezzo che la Rivoluzione dimostrò verso la santa. In chiave europea, invece, una felice coincidenza è riservata ai visitatori di Rouen, data la parallela inaugurazione nel vicino Museo delle Belle Arti, sempre sabato prossimo, della grande mostra «Siena. Alle origini del Rinascimento», che prende l’abbrivio tratteggiando il clima culturale del Trecento senese così segnato dal carisma di santa Caterina. E benché puramente simbolico, questa sorta d’“incontro” fra grandi sante e patrone nazionali quasi coeve contribuirà forse a dissipare pure qualche chiaroscuro di contorno.
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