sabato 21 settembre 2019
In centomila nello spazio dell'aeroporto temporaneamente chiuso: 80 ospiti da 24 Paesi. E dallo spazio in collegamento Parmitano canta: "Non m'annoio". Il tour diventa un caso mediatico
Jovanotti a Linate (Ansa/Goigest)

Jovanotti a Linate (Ansa/Goigest)

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La “tribù” che ballava nel 1991 al ritmo di Muoviti, muoviti ora è diventata più grande di una città. Si sono trovati in oltre centomila sabato sera alla "festa" di Jovanotti, tutti insieme per partecipare a quel concerto-evento completamente inaspettato fino a pochissime settimane fa.

Una tappa speciale, quella di Milano, nata (almeno in parte) per recuperare la forzata cancellazione della data di Albenga, dovuta all’erosione della spiaggia e all’impossibilità di allestire il palco. Ma, come a volte accade, una necessità si è trasformata in opportunità: «Non avevamo alternative in Liguria – ha spiegato Maurizio Salvadori, organizzatore per Trident Music (che da trent’anni lavora su tutti i live del cantante con il suo storico manager Marco Sorrentino) – e se abbiamo fatto una tappa a Plan de Corones ci poteva stare anche quella di Milano. Ne abbiamo parlato con il sindaco in modo informale e in poco tempo è stato organizzato qualcosa che avrebbe normalmente richiesto mesi».

Jovanotti a Linate (Ansa'Goigest)

Jovanotti a Linate (Ansa/Goigest)

In effetti, in sole sei settimane, la produzione ha realizzato un enorme spettacolo in uno spazio inconsueto come l’areoporto di Linate, chiuso da fine luglio per lavori di ristrutturazione. E così, nel prato tra torre di controllo e pista di decollo, dove tra poco più di un mese gli aerei di mezzo mondo torneranno a far viaggiare milioni di persone (i lavori non si sono mai fermati), si balla e si canta. Uno show travolgente, durato dal pomeriggio fino a tarda serata, con ottanta ospiti, provenienti da ventiquattro Paesi: tra di loro, Albert Marzinotto, Baldini DubFiles, Ex-Otago, Fatoumata Diawara, Flavia Coelho, Takagi & Ketra, ma anche il rapper Salmo e Tommaso Paradiso. In «collegamento interspaziale» c’era persino il comandante Luca Parmitano, che ha partecipato anche lui in musica con una versione inedita di Non m’annoio direttamente dalle stelle.

Visto anche il nome del tour (il “Jova Beach Party”), nessuno si sarebbe minimamente immaginato la tappa milanese, quando la tournée ha esordito il 6 luglio a Lignano Sabbiadoro. Il progetto, però, era molto chiaro. Nelle ambizioni degli organizzatori, c’era la proposta di un’intera giornata «che sarebbe rimasta tatuata nelle menti e nei cuori della gente di Lorenzo». E lo stesso Jovanotti, all’inizio del tour, lo descriveva come un sogno: «Mi preparo al “Jova Beach Party” da 30 anni! Torno in consolle a fare divertire la gente». Nelle tappe precedenti, qualche polemica c’è stata. Alcune organizzazioni ambientaliste, spesso in contrasto anche tra di loro, hanno protestato per l’impatto dei concerti sulle spiagge, ma la risposta è arrivata dallo stesso Jovanotti via Facebook, che ha ribadito il suo costante e quotidiano confronto con il Wwf, ricordando che il “Jova beach party” «ha portato gioia e messaggi seri sui comportanti adottabili da subito per ridurre il proprio impatto ambientale».

Il tour è stato un vero e proprio caso mediatico. Gli organizzatori lo definiscono «la Woodstock del nuovo tempo», «il progetto più ambizioso, complesso e memorabile della storia dei live di questo paese», che sarà «un costante riferimento per tutti coloro che fanno musica». Difficile prevedere il futuro, ma indubbiamente il “Jova Beach Party” ha contribuito a portare avanti una nuova modalità, una «nuova era del live entertainment».

I concerti (almeno quelli più grandi e significativi) stanno acquisendo caratteristiche differenti: diventano sempre più momenti di festa collettivi, dedicati anche alle famiglie e persino ai bambini che ballano e si divertono insieme ai loro genitori. I sentimenti di ribellione, di contrasto e di disobbedienza lasciano spazio alla voglia di stare insieme, di divertirsi e magari di riflettere anche sui grandi temi, dall’ambiente al contrasto al razzismo. In qualche modo, lo fa capire anche il chitarrista Riccardo Onori, nel commentare il tour con Jovanotti: «Sono quasi 20 anni che condivido i palchi con Lorenzo, ma sono sicuro che questo evento lascerà un segno indelebile. Abbiamo scoperto un nuovo continente, fatto di persone che sanno come stare insieme, che non hanno paura di essere felici e convivere come una grande famiglia perché sanno rispettare le regole».

Il tour di Jovanotti ben si posiziona dunque su una strada sempre più in voga. All’inizio dell’estate, a Milano, nell’area che ha ospitato l’Expo, Radio Deejay ha festeggiato il suo compleanno con un altro grande concerto, il “Party like a Deejay”. E anche in quel caso è prevalsa l’idea di festa con l’inizio nel primo pomeriggio, attività sportive aperte a tutti, atmosfera gioiosa molto "a misura di famiglia", come spiega lo stesso Linus, storico direttore artistico della radio e attento osservatore di tendenze: «Sono molto orgoglioso di avere idealmente condiviso con Jovanotti questo stesso approccio, che vuole aggregare le persone, allargando la proposta a pubblici diversi e a diversi generi musicali. Siamo ormai cittadini del mondo e questo è un fenomeno che è nell’aria. Possiamo recepirne i segnali se abbiamo delle buone antenne e sappiamo guardarci intorno». Ricordando la festa di giugno, cui hanno partecipato circa quarantamila persone, Linus ricorda che erano già in migliaia all’apertura dei cancelli, nel primo pomeriggio: «Il concerto serale è stata soltanto una parte della festa, perchè il nostro era un invito più ampio, per trascorrere tutti insieme un’intera giornata».

Insomma, un’esperienza collettiva che all’estero ha già avuto qualche precedente, ma che in Italia sta decollando soltanto ora, quando qualcuno si fa "garante" di qualità ma anche di civiltà. «Uno dei miei ricordi più belli della festa – conclude Linus – è quando, andando verso l’uscita dopo la conclusione, le persone cantavano insieme in modo del tutto spontaneo. Oggi siamo in un’epoca di divisioni strumentali. Si tende a manipolare la gente, innalzando steccati e muri contro muri, in una logica di contrasti. Eppure la gente ha il piacere di stare insieme, di cantare insieme a chi è accanto, anche se è uno sconosciuto. Senza averne paura. I numeri e le presenze a questo genere di eventi lo dimostrano».

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