lunedì 1 aprile 2013
COMMENTA E CONDIVIDI
Quello dell’«Udienza» non è il Jannacci più famoso, ma non per questo è il meno autentico. Nel 1972 il regista Marco Ferreri sceglie il cantautore come protagonista del suo film, incentrato sulla vicenda del povero Amedeo, che si presenta in San Pietro chiedendo di essere ricevuto in privato dal Papa. Ha qualcosa da dire, qualcosa di importante, che però non gli sarà mai concesso di rivelare. Una parabola amara, che però sembra alludere all’estrema possibilità di una ricerca spirituale. Passano gli anni, si arriva al febbraio del 2009. Nel pieno del dibattito sulla sorte di Eluana Englaro, Jannacci rilascia una serie di dichiarazioni che suscitano sorpresa in quanti lo considerano un “libertario” allineato sulle stesse posizioni dell’amico Dario Fo. Parla da medico: «Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l’alimentazione a un paziente». Parla da padre: «Se si trattasse di mio figlio basterebbe un solo battito di ciglia a farmelo sentire vivo». E parla, più che altro, con le parole del Vangelo: «Ci vorrebbe una carezza del Nazareno». Che cosa è successo? Jannacci lo racconterà qualche mese dopo a Paolo Viana, inviato di «Avvenire» al Meeting di Rimini. Dalla lunga intervista (ora rilanciata dal sito www.avvenire.it) emerge il ritratto di un uomo che si interroga da tempo sul mistero di Cristo e che vede nella «gloriosa indifferenza» il male più insidioso dei nostri anni. C’è anche il ricordo d’infanzia di Enzo che, su un tram della vecchia Milano, ha la sensazione di una presenza invisibile, passata come una carezza sul volto di un operaio spezzato dalla fatica. Segno che anche Amedeo, alla fine, ha trovato udienza.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: