martedì 12 dicembre 2017
Spalletti, Sarri e Allegri, tre toscani su panchine calde: in lotta tra loro e sempre duri con chi osa criticarli. Specie se sono giornalisti
Gli allenatori di Inter, Luciano Spalletti, e Juventus, Massimiliano Allegri

Gli allenatori di Inter, Luciano Spalletti, e Juventus, Massimiliano Allegri

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Scegliete voi l’abbinamento più consono, ma il buono, il brutto e il cattivo del calcio italiano sono loro: in ordine sparso, Luciano Spalletti, tecnico dell’Inter capolista, Max Allegri condottiero della Juve campione d’Italia e Maurizio Sarri il don fumino del Napoli che è lì nel mezzo, tra le due grandi sorelle del pallone nazionale. Tre “maledetti toscani” nell’accezione più alta, quella di Curzio Malaparte. Luciano da Certaldo, matrice assolutamente boccaccesca. Analisi post-partita lenta, misurata, anestetica per quanto ci riguarda, con un aplomb, quello del sor Luciano che vorrebbe richiamarsi alla teatralità del concittadino Ernesto Calindri ma che invece poi scade sistematicamente nella peggiore esibizione della permalosità.

Anche dopo la mezza vittoria allo Stadium di Torino, 0-0 dell’Inter contro lo spettro Juventus, Spalletti si connette ai social e dal suo profilo Instagram fa partire l’ultimo manifesto del permaloso futurista a tinte nerazzurre. «Vedo molti dispiaciuti per questa prima sconfitta che tarda ad arrivare, come se pensassero che sia un incantesimo da spezzare per far tornare nuovamente il cigno un brutto anatroccolo. Sappiamo però per adesso che la fiaba è un’altra è quella in cui sono i gufi a diventare colombe », scrive un mordace Spalletti che, rimuginando dentro quella sua testolina sempre bronzea, lucida che sembra ripassata con fabello (per i nostalgici del Carosello, noto prodotto per togliere la polvere dalla mobilia) chiosa un’avvelenata da terzo millennio: «Grande prova e… fogne vuote anche questa settimana!». Controreplica spallettiana all’infelicissima espressione usata dal peggio che possa esprimere il giornalismo-tifoso, alias il “non giornalismo” purtroppo imperante, di tale Pellò che nei giorni scorsi dal canale tematico bianconero aveva proclamato in stile Trump: «Gli interisti devono stare nelle fogne». Se nell’era digitale è questo il livello di comunicazione intorno a una sfida calcistica ( Juventus-Inter), allora viva i selfie osé e i messaggini di Wanda Nara al suo trottolino amoroso Maurito Icardi. Si sta passando il segno e i tre allenatori che hanno in mano le sorti del campionato (romane permettendo) a turno giocano il ruolo degli Intoccabili, pronti a farsi scritturare per il sequel di Brian De Palma. Anche Max Allegri senza “Ambra di dubbio” ogni tanto cambia maschera. Si toglie quella guascona del livornese, dimentica la radice da Ovosodo di Virzì e si impinguina oltre la divisa e la cravatta d’ordinanza in insipide considerazioni da padrone del vapore. Basta riprenderlo su qualche sbavatura tecnica della sua Vecchia Signora che subito il vecchio “Acciuga” inarca il sopracciglio e sfodera tutti i tic che neppure l’occhio attento del suo sublime imitatore, Ubaldo Pantani, riuscirebbe a intercettare e riproporre. Spesso parte la superba filippica contro i giornalisti, la versione al cacciucco di quella di Mourinho quando a suo dire si difendeva dalla «prostituzione intellettuale». Rivolto alla sala stampa, il conte Max poco tempo fa ammoniva: «Io al lunedì dopo le partite mi diverto un sacco quando leggo i giornali, perché immagino voi che a seconda di quello che succede cambiate: se uno fa gol, da 7 gli date 5 e da 4 gli date 8, capito? Oh dai fate i seri una volta... Tanto nel calcio quello che conta è?... », domanda Allegri al collegame tra il divertito e il seccato per la reprimenda, fino a quando arriva un corale «Risultato! » che fa tornare l’allegria generale. Le relazioni sono il “mestiere di sopravvivere” nel torbido e folle mondo del calcio.

Il terzo tosco in causa è il ragionier Sarri. L’uomo in tuta con Spalletti forma il tandem dei “perdenti di successo”. Il Luciano da Certaldo ha vinto solo allo Zenit San Pietroburgo con una corazzata che non era certo quella Potiemkin, ma in Italia, alla Roma, ha sempre visto sfumare il sogno tricolore: abbonato al secondo posto. Il Sarri napoletano, solo di nascita (papà Amerigo scese dalla Toscana per lavorare all’Italsider di Bagnoli) da mediano delle panchine di periferia, collezionando complimenti per i suoi «33 schemi diversi sulle palle inattive» ed esoneri persino nella vicina Sorrento, in Serie A c’era arrivato la prima volta con l’Empoli, alla veneranda età di 55 anni. Alla terza stagione partenopea vive il suo mestiere di artigiano del bel gioco («il Napoli gioca bene», è l’unico “titolo” di cui può fregiarsi il club di De Laurentiis) in pieno isolamento: lì al centro sportivo di Castel Volturno sembra il tenente Drogo del Deserto dei tartari di Buzzati. Nessun contatto esterno, nessuna cortesia all’uscita. Il Napoli quando gioca è come lui, “bello” ma senz’anima. L’ex pasionario di Figline – un tempo tutto campo e Casa del Popolo – si è fumato la simpatia del verace, lo spirito romantico del John Fante che aveva inseguito fino alla casa paterna di Torricella Peligna, con le ultime sigarette, attaccandosi a quelle elettroniche. Sarri si attacca a tutto, dal tormentone economicistico del «fatturato più basso» al «calendario ingiusto» per giustificare i limiti della sua creatura e i punti di distacco che la Juve ha inflitto al suo Napoli nelle ultime due annate. Dura giustificare l’eliminazione precoce in Champions e al giornalista napoletano che gli chiedeva lumi sull’obiettivo fallito, Sarri ha schiumato: «Il prossimo anno risparmiami un po’ di telefonate a De Laurentiis e chiamo direttamente te per gli obiettivi stagionali così non fai domande del c... (bip). Io sono troppo intelligente per continuare ad ascoltarti ». Potenza del pallone dove, sul serio, «ogni dramma è un falso». Per sdrammatizzare bisogna ascoltare il “finto Sarri” di Pantani che dice: «Siamo stati bravi a vincere, nonostante abbiamo giocato a mezzogiorno e siamo stati costretti a mangiare all’alba, come i piccioni». Intoccabili, ma non insostituibili. Però Spalletti, a meno di scossoni, si è già guadagnato il rinnovo all’Inter. Sarri e Allegri potrebbero anche mollare il colpo e a fine stagione volare assieme in Inghilterra. E allora, parleremo di The Untouchables, toscani da Premier.

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