martedì 26 maggio 2020
Lanciato da Leone negli spaghetti western ma rimasto a lungo attore incompreso, il 90enne Eastwood si è preso la rivincita da regista e con i suoi film è diventato la coscienza critica degli Usa
Clint Eastwood mentre dirige sul set

Clint Eastwood mentre dirige sul set - Lapresse

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Il suo ultimo film, Richard Jewell, è arrivato sui nostri schermi a gennaio, poche settimane prima del lockdown, e ci ha ricordato, casomai ce ne fosse bisogno, che il grande Clint Eastwood ha ancora molto da raccontare. Il 31 maggio compirà 90 anni, ma lui ad andare in pensione non ci pensa proprio e finché gli sarà possibile resterà ben saldo dietro la macchina da presa. Non ama i festeggiamenti questo signore schivo e gentile, di poche parole, in principio deciso a fare il musicista più che l’attore. Ma a rendergli omaggio saranno i fan di tutto il mondo. In Italia, i prossimi sabato e domenica su Sky Cinema Collection e on demand su Sky e Now Tv troverete una vasta selezione dei suoi lavori.

In un’intervista in occasione del Leone d’Oro alla carriera assegnatogli dalla 57esima Mostra del Cinema di Venezia nel 2000, Eastwood diceva: «Se realmente possiedo quell’educazione e quell’umiltà che molti mi riconoscono, lo devo ai miei genitori che mi hanno insegnato a rimanere con i piedi per terra. Sono sempre stato molto grato per ogni cosa che mi è accaduta e mi sono sempre ritenuto davvero fortunato». Mentre più recentemente, per l’uscita del suo ultimo film da attore, The Mule – Il corriere, aggiungeva: «Molti registi si affermano all’inizio della propria carriera e poi scompaiono, mentre per me è accaduto il contrario. Sono partito in sordina, sono andato avanti lentamente e il successo è arrivato solo dopo molti anni. Ma sono soddisfatto del mio percorso».

A far decollare la sua carriera dopo l’arruolamento nell’esercito americano, alcuni B–movies negli anni Cinquanta e il serial Gli uomini della prateria (al quale rende omaggio Tarantino in C’era una volta… a Hollywood con il personaggio di Leonardo Di-Caprio) è stato Sergio Leone con Per un pugno di dollari. Il regista romano lo scelse perché James Coburn era troppo caro e a quel ragazzo alto e dinoccolato che odiava il fumo impose un sigaro, un poncho, un cappello, poche laconiche battute e la voce di Enrico Maria Salerno, trasformandolo in una icona. L’Italia divenne casa sua per qualche anno e per completare la celebre trilogia spaghetti western arrivarono Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo, seguiti da Le streghe, film a episodi diretti da Vittorio De Sica, Mauro Bolognini, Pierpaolo Pasolini, Franco Rossi e Luchino Visconti.

Nel 1968 poi, mentre i campus universitari erano infiammati dalle rivolte giovanili, Clint, già quarantenne, dava la caccia a un serial killer vestito da sbirro inaugurando una nuova fase della sua carriera, quella con Don Siegel, che da cowboy solitario trasformò l’attore nel controverso ispettore Callaghan. E se prima, citando lo stesso Leone, di lui si diceva che avesse solo tre espressioni, una con sigaro, una con il cappello e una senza cappello, la stampa lo accusò di essere fascista, violento, arrogante, reazionario. Tanto più che l’attore si è sempre dichiarato repubblicano. Con Trump però non ce l’ha fatta neanche un vecchio conservatore come lui, tanto che ha recentemente dichiarato di appoggiare il democratico Bloomberg.

In pochi capirono all’epoca che l’America contro cui lottava il suo “dirty Harry” (Callaghan) era quella dei forti e dei prepotenti e ancora meno potevano immaginare che la storia del Paese sarebbe diventata materia di esplorazione dei suoi film da regista. Nel 1971 Eastwood creò la sua casa di produzione, Malpaso, e debuttò dietro la macchina da presa con Play Misty For Me, seguito tra gli altri da Lo straniero senza nome (1973), Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976), L’uomo nel mirino (1977), Bronco Billy (1980), Coraggio… fatti ammazzare (1983), Il cavaliere pallido (1985), Bird( 1988). Dal 1986 al 1988 è pure sindaco di Carmel, incantevole cittadina sulla costa californiana dove abitanti e turisti hanno potuto per anni ascoltarlo suonare il piano nel suo affollatissimo Mission Ranch Restaurant.

Bisognerà però aspettare il crepuscolare e struggente Gli spietati nel 1993 perché Clint, “frainteso” per decenni, ottenga finalmente la considerazione che meritava, suggellata da due premi Oscar. Da quel momento sarà un regista di culto, amato anche da chi non lo aveva compreso prima grazie a film come Un mondo perfetto (1993), I ponti di Madison County (1995), Potere assoluto (1997), Mezzanotte nel giardino del bene e del male (1997), Fino a prova contraria (1999), Space Cowboys (2000), Debito di sangue (2002), Mystic River (2003), Million Dollar Baby (2004).

Quello di Eastwood è un cinema classico, fatto di movimenti essenziali, profondità di campo, grande attenzione per gli attori, una narrazione solida e lineare. Ma Clint è cresciuto lontano da Hollywood, in quella San Francisco dove palpitava la beat generation e le regole gli sono sempre andate strette. Per questo ha imparato negli anni a ridisegnare il mondo mettendo al centro l’essere umano, con la sua forza e le sue fragilità, reinventando se stesso e il proprio mito.

Nel 2006, con Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima sulla Seconda guerra mondiale il regista comincia una riflessione sulle menzogne intorno alle quali sono state costruite pagine gloriose della Storia americana, decisa a inventare eroi e nemici per giustificare le proprie scelte, spesso insensate, come si racconta anche in J. Edgar (2011), film sulla controversa figura di Hoover, direttore dell’Fbi all’epoca del maccartismo e della caccia ai comunisti. E dopo il capolavoro Gran Torino (2008), quasi un film testamento sui pregiudizi nell’America di oggi e la rieducazione sentimentale e civile di un anziano razzista, e il toccante Hereafter (2010), il vecchio Clint si dedica a una galleria di “eroi del quotidiano”, realmente esistiti, modesti, persone normali che in circostanze eccezionali hanno dimostrato coraggio, altruismo e sangue freddo.

Come il cecchino impegnato nella guerra in Iraq protagonista di American Sniper (2014), come il pilota civile che salvò 155 vite umane da un disastro aereo in Sully (2016), come i ragazzi che il 21 agosto 2015 sventarono un attacco terroristico sul treno Amsterdam–Parigi in Ore 15.17 – Attacco al treno, interpretato dai veri protagonisti della vicenda, e come la guardia di sicurezza Richard Jewell che nell’ultimo film impedisce all’attentato di Atlanta durante le Olimpiadi del 1996 di trasformarsi in una strage, diventando però il principale sospettato. E se ogni decennio nella carriera di Eastwood ha segnato una svolta nella sua carriera, cosa dobbiamo aspettarci da lui negli anni Venti di questo nuovo millennio?

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