giovedì 24 marzo 2016
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di Alessio Albertini Alla sera di quel Venerdì Santo, Nicodemo si fa compagno di Giuseppe d’Arimatea per andare a seppellire il corpo di Gesù. Nicodemo era andato di notte dal Nazareno per interrogarlo sul mistero del Regno di Dio. Di notte, per non farsi vedere, per non essere riconosciuto. Con il vivo desiderio di capire ma senza compromettersi. Qualche ora più tardi anche Maria Maddalena, di buon mattino, va al sepolcro con gli unguenti per cospargere il corpo del crocifisso. Lei che era stata liberata dalla schiavitù di ben sette demoni ha conosciuto bene l’amore vero. Perché andare da un morto? Perché custodire la memoria di un cadavere? Forse per il rimpianto di un’occasione persa: Nicodemo di farsi discepolo, la Maddalena per un grazie per la vita ritrovata. La Pasqua è questo passaggio: dal rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato ad una nuova opportunità. È la nostalgia di una storia che sembra finita e invece sembra ritrovare una nuova trama. Il mattino di Pasqua non è il tempo di guardare indietro e farsi inchiodare da un passato che ti fa prigioniero. È farsi abbracciare dall’aurora che racchiude nuove possibilità, tutte quelle del giorno nuovo. Nicodemo e la Maddalena piangono il passato ma non hanno fatto ancora i conti con il futuro. A volte è più facile rifugiarsi in ciò che è stato, biasimarsi per le proprie mancanze, giustificare le proprie debolezze, rinchiudersi nella propria solitudine. Il futuro è un rischio che chiede audacia, è un regalo inaspettato ma è anche esigente, è l’infinito delle possibilità che invita a scegliere e assumersi le responsabilità, è lasciar cadere la maschera del ruolo per mostrare se stessi agli altri, è uscire dalla tirannia delle abitudini, dalla ripetitività dei soliti sentieri. Il mattino di Pasqua è la sveglia per le nostre coscienze ad osare la solidarietà e l’amore con tutti. La stessa che ha vissuto senza riserve il crocifisso, che ha trovato la propria realizzazione e la propria gioia nel donarsi. Abbiamo ancora tante persone da amare per diventare uomini e donne di Pasqua, che conoscono la passione e la sofferenza dell’amore. Un cuore duro occlude il futuro, addirittura ostacola l’attività più sensata dell’uomo: l’amore, essere amato e amare. Il grido di vittoria di Gesù nel mattino di Pasqua è un invito per Nicodemo, Maria Maddalena…ciascuno di noi a guardare in avanti: non tutto è perduto, c’è ancora da fare.
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