mercoledì 31 marzo 2021
Dopo il fallimento del Trapani e la penalizzazione del Livorno per il mancato pagamento degli stipendi, problemi economici legati alla pandemia anche per la Sambenedettese di Montero e Maxi Lopez
L’uruguaiano Paolo Montero, ex giocatore in Italia di Atalanta e Juventus, oggi allenatore della Sambenedettese in Serie C

L’uruguaiano Paolo Montero, ex giocatore in Italia di Atalanta e Juventus, oggi allenatore della Sambenedettese in Serie C - Garbuio/LaPresse

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Con Paolo Montero in panchina e Maxi Lopez in attacco sembrava il Sud America in riva all’Adriatico. Invece a San Benedetto del Tronto il sogno di un calcio a tinte latinoamericane è svanito presto nella notizia di uno sciopero indetto dai calciatori per il mancato pagamento degli stipendi di novembre e dicembre dell’anno scorso, oltre a quelli di gennaio e febbraio del 2021. Non si sono finora tramutate in realtà le rassicurazioni del presidente Domenico Serafino, italiano diventato produttore discografico tra Argentina e Uruguay, socio nell’acquisto della Sambenedettese dell’imprenditore coreano, residente in Florida, Kim Dae Jung. Così i giocatori della Sambenedettese hanno deciso di fermarsi annunciando che non scenderanno in campo sabato prossimo con il Matelica. Ieri il club marchigiano è stato deferito dalla giustizia sportiva per questo mancato rispetto degli impegni finanziari con i propri tesserati.

È il terzo caso di questo tipo in Serie C in questa stagione. Fin dalla prima giornata si è dovuto fermare il Trapani, poi fallito. Pochi giorni fa, invece, il Livorno ha subito una penalizzazione di tre punti dal Tribunale Federale Nazionale per il mancato pagamento degli stipendi arretrati risalenti fino al termine della scorsa stagione. Provvederà Aldo Spinelli che ciclicamente torna a sostenere il club, che aveva portato in Serie A. La Sambenedettese ha aggiunto ai problemi economici anche una disattenzione amministrativa perché avrebbe potuto rateizzare gli stipendi di novembre e dicembre raggiungendo un accordo con i propri tesserati, come ha fatto l’Inter in Serie A seguendo la deroga introdotta dalla Figc prima dei controlli del 16 febbraio scorso.

Questi casi sono isolati o sono destinati a diventare sempre più numerosi di fronte all’emergenza Covid? In realtà, secondo gli addetti ai lavori, la situazione in Lega Pro non è cosi drammatica. Lo dimostra il fatto che solo due club in Serie C hanno chiesto di ricorrere alla normativa eccezionale della Figc sui controlli di metà febbraio: due società su 59 partecipanti non è un dato preoccupante. Anche se Sambenedettese e Livorno non erano tra quelle due. Quindi i casi di difficoltà possono sfuggire a questi radar. Ma in linea di massima la Lega Pro, secondo chi analizza da vicino la situazione, non è condizioni drammatiche. Perché ha potuto beneficiare, più di Serie A e B, delle agevolazioni concesse dal governo in seguito all’esplosione della pandemia, in particolare quella relativa alla possibilità di applicare la cassa integrazione agli stipendi fino a 50mila euro lordi all’anno.

Ben il 70% dei calciatori di Serie C è sotto quella soglia. Quindi le società hanno potuto alleggerire notevolmente la voce di spesa del costo del lavoro. In Serie A e B, invece, i club con ingaggi decisamente più robusti hanno potuto solo congelare il versamento allo Stato dei contributi sul lordo, oltre a trovare accordi di rateizzazione con i propri calciatori. Anche nella Lega Nazionale Dilettanti le società hanno potuto ammortizzare in parte i mancati introiti con il reddito di cittadinanza sportiva per i loro collaboratori. Anche se nel caso delle categorie minori la situazione è davvero pesante per le numerosissime società di puro settore giovanile, ferme da mesi a causa dello stop alle competizioni. Senza dimenticare che spesso questi aiuti non sempre sono stati puntuali.

Preoccupano alcune conseguenze negative di altri provvedimenti governativi legati all’emergenza: ad esempio, l’introduzione di modalità differenti nella redazione dei bilanci. Nel mondo del calcio questo può tradursi in allegre rivalutazioni del proprio patrimonio, in primo luogo il valore dei calciatori. Non a caso, per la prossima stagione alcune componenti del calcio chiederanno alla Figc di ripristinare una certa severità nei criteri di iscrizione ai campionati. Perché è vero che in questa stagione non sono stati molti i casi di fallimenti o penalizzazioni durante il campionato, ma è altrettanto vero che questo è successo grazie ai ripetuti sposamenti introdotti dalla Figc alle scadenze abituali per il pagamento degli ingaggi. Con qualche ripercussione sulla regolarità dei campionati nei confronti di chi aveva regolarmente versato quanto dovuto ai tesserati.

La vicenda Sambenedettese evidenzia anche un’altra tendenza del nostro calcio: l’affidabilità relativa di molte proprietà straniere, a tutti i livelli del pallone italiano. Al di là dei casi singoli, quando i soldi arrivano dall’estero diventa tutto più complicato. Vengono meno i legami dell’imprenditore locale con la sua comunità, nel caso di realtà di Serie C. Ed entrano in gioco variabili globali nel caso dei club più importanti, come dimostra la vicenda di Suning legata all’Inter, alimentata anche dalla retromarcia del governo cinese verso gli investimenti nel calcio. Può cambiare tutto in brevissimo tempo e senza preavviso. Anche così le illusioni di un calcio a tinte argentine e uruguaiane si trasformano rapidamente in uno sciopero per gli stipendi che non arrivano.

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