martedì 31 marzo 2020
Lo scrittore John Boyne, l’autore di "Il bambino con il pigiama a righe", ha lanciato un concorso di racconti tra i piccoli lettori in lockdown: hanno risposto in oltre 4mila
Lo scrittore dublinese John Boyne

Lo scrittore dublinese John Boyne - Epa

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In un paese come l’Irlanda che ha sfornato quattro premi Nobel per la letteratura – e tra questi non figurano colossi come Joyce e Wilde – ci sono molte cose che bambini e ragazzi possono fare in un periodo di isolamento. Per esempio diventare scrittori. A lanciare la sfida, in piena emergenza coronavirus, è stato uno dei più affermati autori irlandesi della nuova generazione: John Boyne. L’idea gli è venuta qualche giorno fa, dopo aver ascoltato alla tv il discorso alla nazione del primo ministro Leo Varadkar che annunciava la chiusura delle scuole e il “lockdown all’italiana” per impedire la diffusione del contagio nell’isola.

Autore di numerosi romanzi e racconti sia per un pubblico adulto che per ragazzi – tra cui il bestseller Il bambino con il pigiama a righe, diventato un film di successo uscito al cinema nel 2008 – Boyne ha chiesto ai suoi lettori più giovani di mettersi a scrivere e poi di inviargli i racconti realizzati durante la quarantena. «Dopo la chiusura delle scuole in tutta l’Irlanda ho cercato di mettermi nei loro panni. Si sono ritrovati all’improvviso isolati a casa a tempo indeterminato. Ho pensato a quanto si saranno sentiti spiazzati, in una situazione del tutto inedita, strappati alle loro abitudini e lontani dalle amicizie, alla ricerca di qualcosa da fare per riempire la giornata».

Boyne sa che i più giovani hanno un grande potenziale di creatività e si è convinto che questa sia l’occasione ideale per farlo emergere. Giorni fa ha quindi lanciato sul suo sito ufficiale la “Children’s Short Story Competition”, una gara di racconti brevi per piccoli autori suddiviso in tre categorie: dai sei ai dieci anni, dagli undici ai quattordici e dai quindici ai diciott’anni. Ai concorrenti è stato chiesto di inviare un breve racconto di una lunghezza massima di trecento parole, in media non più di una normale pagina di libro. Un formato assai complesso perché estremamente breve, che richiede di calibrare e soppesare con attenzione ogni singola parola. Uno dei più famosi racconti brevi della letteratura contemporanea è addirittura brevissimo – ha ricordato Boyne – ed è stato attribuito ad Ernest Hemingway, che lo avrebbe scritto per scommessa su un tovagliolo in appena sei parole: “In vendita, scarpe per bambini, mai indossate”.

Ciò che Boyne non poteva però immaginare era che la sua iniziativa avrebbe avuto un successo così immediato e travolgente. Aveva stimato che non sarebbero arrivati più di quattro-cinquecento racconti, invece in pochi giorni l’indirizzo di posta elettronica indicato per l’invio dei manoscritti è stato letteralmente sommerso dalle proposte, costringendolo a chiudere anticipatamente i termini di partecipazione dopo averne ricevute in totale ben 4.034. Poi non sono mancati i messaggi e i tweet dei genitori arrabbiati perché i loro figli erano rimasti esclusi dalla gara ma soprattutto è sorto il problema di leggere e valutare in pochi giorni una vera e propria montagna di racconti.

Non restava che chiedere aiuto agli amici scrittori, coinvolgendoli in prima persona. Inizialmente la giuria incaricata di leggere i manoscritti e stabilire i vincitori doveva comprendere soltanto Boyne e Cecelia Ahern, ma poi è stata allargata in corsa comprendendo altri “giurati” di spicco come Roddy Doyle, Dermot Bolger, Donal Ryan, Anne Enright e Sarah Webb. Il successo dell’iniziativa ha imposto anche di ampliare il montepremi: i 3.600 euro in buoni–libro donati in un primo momento da Boyne sono così diventati 7.200 e consentiranno di premiare più racconti in ciascuna categoria. Il gruppo di scrittori e scrittrici capitanato dallo stesso Boyne ha fatto sapere che saranno premiati quelli più creativi, estrosi e divertenti ma anche tristi, inquietanti e spaventosi. L’elenco dei vincitori sarà annunciato oggi e i primi classificati nelle tre sezioni verranno anche pubblicati sull’edizione cartacea dell’Irish Times.

Non è un caso che un’iniziativa del genere sia nata in un paese come Irlanda, la cui grande tradizione letteraria ha da sempre una delle più alte forme d’espressione proprio nelle cosiddette “short stories”. Basti pensare a William Trevor, considerato uno dei più importanti autori contemporanei di racconti in lingua inglese. Lo stesso Boyne ha curato a lungo una rubrica sul quotidiano irlandese Sunday Tribune – chiuso alcuni anni fa – in cui ogni settimana scriveva un racconto breve di cinquecento parole. «Una short story non ha bisogno di un incipit o di una conclusione. L’azione prende avvio immediatamente, inserendo la trama e i personaggi in un condensato di poche parole e spesso termina lasciando il lettore con la voglia di saperne di più», spiega Boyne. Ma lui come sta trascorrendo questi giorni di isolamento nella sua casa di Dublino? «Di solito gli scrittori amano la solitudine e io sono abituato da tempo a lavorare da casa perché preferisco così, quindi la mia vita non è cambiata granché. A parte ovviamente l’aspetto psicologico che deriva dalla consapevolezza di non avere scelta».

Adesso l’autore di Il bambino con il pigiama a righe utilizza più spesso la piccola palestra che ha sul retro di casa sua, anche per evitare di trascorrere troppo tempo sul divano a guardare la tv. Il “lockdown” l’ha colto di sorpresa, di ritorno da un lungo viaggio in Australia e ha il rammarico di non vedere i suoi anziani genitori da settimane. «Credo che questa situazione ci renda più consapevoli dell’importanza dei nostri familiari e dei nostri amici, anche di quelli che frequentiamo solo raramente», conclude. «I contatti umani sono diventati più preziosi proprio perché assai più rari. Ma vedo anche alcuni lati positivi, perché è aumentata la solidarietà e la gente si sta preoccupando dei propri vicini. In molti casi ci si aiuta a vicenda come non si faceva più da tempo».

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