martedì 18 maggio 2010
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Era attesissimo al Festival di Cannes, forse più di una star di Hollywood. Eppure Jean-Luc Godard, il padre della Nouvelle Vague, all’ultimo momento ha dato forfait con una lettera piuttosto enigmatica (tanto quanto i suoi film), spedita via fax al direttore della kermesse Thierry Fremaux e pubblicata dal quotidiano francese Liberation: «con il Festival andrei fino alla morte ma non farò un passo di più», accompagnando le parole con due immagini quella del regista giapponese Yasujiro Ozu e di Stanlio e Ollio, in mezzo, con la didascalia «Cervelli infantili». Un messaggio che ha lasciato tutti sconcertati e increduli, confermato però a distanza da un secondo fax, altrettanto criptico: «A seguito di problemi di tipo greco non posso essere presente». Si sono scatenate le ipotesi sulla "grecità" delle difficoltà: tragedia classica o crisi economica? I più maligni insinuano che abbia scelto il forfait per fare rumore. Resta certo che l’ultima volta di Godard dalla Croisette rimane il 2004, quando aveva portato Notre musique. Delusione quindi. E addio dunque all’attesissima conferenza stampa del regista ottantenne. E pensare che il Festival aveva fatto di tutto per avere l’autore di All’ultimo respiro e Alphaville, facendo scegliere al regista e sala di proiezione, la Debussy, e quindi indirettamente la sezione, «Un certain regard». Nonostante il gran rifiuto, Film Socialism ha fatto lo stesso il suo esordio. Una riflessione sul tema Europa che si snoda su una nave da Crociera nel Mediterraneo, tra Egitto, Palestina, Grecia, Odessa, Napoli e Barcellona. Mettiamo subito le cose in chiaro. Godard è sempre Godard, e qui lo è ancora di più. Vale a dire che raccontare un suo film è impresa ardua, comprenderlo è forse impossibile. Bisogna accontentarsi di afferrare a volo spunti e suggestioni a partire dalla immagini alle quali si sovrappongono numerose le parole, scritte sullo schermo e pronunciate fuori campo. Nella scansione di tre parti (Des choses comme ça, Notre Europe e Nos humanitès), tra simboli e metafore si parla di miti e leggende, animali e bambini, nomi e conflitti, criminali di guerra, sbirri, ambasciatori. C’è il cinema degli altri e c’è Patti Smith. E una frase che non guasterebbe in bocca al Robin Hood che ha inaugurato il Festival: «Quando la legge sbaglia, la giustizia viene prima della legge». E la camera da presa resta fissa sull’oggetto da inquadrare perché, come dice il cineasta nelle note di produzione, quando uno scienziato osserva qualcosa al microscopio o un ingegnere trivella il suolo per cercare il petrolio non muove il proprio strumento di lavoro. Peccato però non potergli chiedere di più. Ma di certo Godard il provocatore, a chi avrebbe chiesto ragione di tante immagini, non avrebbe comunque risposto.
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