mercoledì 10 ottobre 2018
Dopo decenni di politiche e pratiche sterili è tempo di dare vita a una rivoluzione culturale fondata non su asfittici interessi di parte ma sul bene comune
L’era dell’economia felice

Per comprendere il significato del concetto di generatività sociale è utile partire dalla sua radice latina ' gen', la stessa di genitore, gente, ma anche di geniale e generoso. Il termine rimanda all’idea di inizio, di cominciamento, di intrapresa. Così intesa, l’idea di generatività permette di focalizzare, a livello sociale, la dialettica sempre aperta tra il movimento della vita e le forme in cui la vita stessa tende a declinarsi. È grazie a questa tensione che è possibile superare il tendenziale irrigidimento, la standardizzazione, la routine delle forme sociali e lasciare spazio alla nascita-rinascita di persone, cose, progetti, esperienze. Più profondamente, la parola 'generatività' rinvia però al greco che traduce un 'essere, far essere, far esistere' proprio dell’azione generativa.

Detto altrimenti: è solo facendo esistere altro e altri, che anche noi esistiamo; è nella misura in cui contribuiamo a far fiorire altro e altri, a portare a compimento l’altrui esistenza, che noi siamo. In questo movimento di eccedenza, di continuo rilancio, che è anzitutto personale ma che diviene quasi naturalmente collettivo perché capace di mobilitare altre risorse attorno a un’esperienza di senso e che va oltre la generatività biologica per investire la più profonda natura del sociale, è rintracciabile la matrice di tante esperienze intercettate dal percorso avviato dal centro di ricerca Arc dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il lavoro di studio teorico ed empirico svolto in questi anni ha portato a incontrare 125 esperienze di 'generatività sociale' in Italia raccolte on line nell’Archivio della generatività sociale (www.generativita.it). Si tratta di imprese, associazioni, policy istituzionali che, pur nell’incredibile diversità delle forme, testimoniano una stessa logica di azione - creativa, produttiva, responsabile - capace di tradursi in processi incisivi di generazione, rigenerazione, redistribuzione di 'valore condiviso'. La logica generativa costituisce, dunque, un vero e proprio cambiamento di paradigma utile a traghettarci oltre i modelli ormai obsoleti di creazione di valore che hanno condotto alla drammatica crisi del 2008. Nei Paesi occidentali, i decenni che hanno preceduto la crisi hanno visto l’affermarsi di un’idea di valore schiacciato sulla sola componente economico- finanziaria derivante da un approccio più 'estrattivo' che 'rigenerativo' di valore.

Un percorso che ha segnato la separazione tra economia e società. Gli impatti di tale deriva sono evidenti (basti pensare alle crescenti polarizzazioni sociali, ai danni ambientali, al tema del debito) ed è sempre più chiaro che l’unica strada possibile sia ora quella di ristrutturare questo rapporto a favore di una riconciliazione tra le due sfere. Non può esistere vera crescita economica senza sviluppo del sociale. Da qui la necessità di identificare e diffondere logiche, pratiche, modelli teorici, strategie, policy capaci di garantire la generazione di una nuova idea di valore, più ampia e composita che intrecci nuovamente la dimensione economica con quella sociale, relazionale, culturale, fiduciaria, istituzionale. Non si tratta di prendere la strada della decrescita più o meno infelice, quanto di perseguire una crescita diversa, qualitativa, sostenibile e contributiva. La qualità - di persone, beni, relaziono, ambienti, pro- cessi, istituzioni - e non la quantità deve essere il nuovo parametro per monitorare lo sviluppo. Non di meno, la sostenibilità segnerà la frattura tra ciò che ci possiamo e non ci possiamo permettere, nel quadro di un nuovo patto sociale intergenerazionale. Soprattutto però, la prosperità di persone, organizzazioni, comunità e territori dipenderà da una nuova capacità contributiva che potrà realizzarsi non in virtù di obblighi esterni, di nuovi regolamenti o leggi, ma dal desiderio di un nuovo scambio sociale basato sulla consapevolezza dell’interdipendenza tra la realizzazione di ciascuno e il fiorire di tutti. Si tratta di un riorientamento personale e collettivo profondo, nel quadro di una nuova idea di libertà.

Nel rimandarci (come ben intuì lo psicologo Erik H. Erkson che negli anni ’50 coniò questo termine) alla possibilità di apertura al mondo e all’altro insita nello sviluppo degli esseri umani, il concetto di generatività ci richiama alla necessità di un superamento di una libertà 'adolescenziale' a favore di un’organizzazione sociale migliore, basata su una idea di libertà più matura. Le esperienze di generatività sociale raccolte in questi anni confermano come, laddove la libertà personale riesce a tradursi in forme di realizzazione di sé con altri, il risultato è, sul fronte soggettivo, soddisfazione di sé, senso di utilità, pienezza di vita, e, sul fronte sociale, processi di abilitazione di altro e altri che esitano a loro volta in individualizzazione (la fioritura personale nella originalità e distintività di ciascuno) e in pluralismo (la fioritura di forme sociali molteplice e originali). Vale la pena ricordare la rilevanza di tali esiti sia sul fronte personale che collettivo: non solo l’adozione di una logica generativa, nell’offrire una dimensione di senso all’azione, sembra preservare dal non senso e dalla sterilità sociale, ma garantendo individuazione e pluralismo contribuisce a rigenerare le basi stesse della democrazia.

Un tale cambiamento, che investe le dimensioni educativa, sociale, economica, culturale e politica, richiede il coraggio di alleanze inedite tra attori sociali diversi. Nonostante i movimenti di chiusura in atto, questo momento storico costituisce una preziosa finestra di possibilità per compiere un salto in senso evolutivo. Per questo è bene parlare oggi di generatività sociale, poiché essa si propone come proposta culturale positiva per riaprire il futuro e superare il rischio di quell’involuzione individuale e collettiva che Erikson definì stagnazione e auto-assorbimento e identificò come l’esatto opposto della scelta generativa e causa della sterilità di persone, organizzazioni e istituzioni. Un messaggio che oggi suona particolarmente attuale.

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