giovedì 6 marzo 2014
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Il paese del libro ha perso una città. E che città: una metropoli da due milioni di abitanti, poco meno grande di Parigi, se vogliamo attenerci a un esempio cosmopolita. Una Parigi metafisica, ecco, e molto italiana, dove nessuno – al bar o in salotto, in metropolitana o nella vasca da bagno – legge mai un libro. Il dato, in effetti, era già noto dallo scorso dicembre, quando l’Istat ha diffuso il rapporto su editoria e lettura nel nostro Paese. Bilancio ancora negativo, con una flessione del 7,6% rispetto all’anno precedente. Quantificando, ecco saltare fuori la cifra di un milione e 984mila lettori scomparsi dall’orizzonte del rilevamento demoscopico nell’arco di dodici mesi.Ora il quadro statistico proposto dell’Istat è passato al vaglio del «Giornale della Libreria», il mensile dell’Associazione italiana editori. Perché c’è il rischio che, tra un segno algebrico e l’altro, il conto alla fine non torni. A sottolinearlo è uno dei massimi esperti del settore, Giovanni Peresson, che nel suo intervento insiste su quella che, di primo acchito, sembrerebbe una partita di giro abbastanza rassicurante. I quasi due milioni di lettori scomparsi dal quadrante delle statistiche dovrebbero essere in qualche modo compensati dalla nuova generazione di "lettori digitali" che, sempre secondo l’Istat, sono invece in netto aumento. Il fenomeno è recentissimo (per convenzione il 2010 è considerato l’“anno zero” dell’e-book all’italiana), ma l’incremento è impressionante, almeno a prima vista. Se nel 2011 la percentuale dei nostri connazionali che dichiarava di aver avuto un contatto con il libro digitale era del 2,3% rispetto all’universo dei lettori tradizionali, oggi la quota è balzata al 21,5%. In termini assoluti, tre anni fa il libro digitale riguardava poco più di un milione di italiani, mentre nel 2013 siamo abbondantemente sopra i cinque milioni, come mostrano le tabelle che pubblichiamo per gentile concessione dell’Aie.Migrazione in corso, dunque? Si legge meno sulla carta e di più sul display? A suggerire una certa prudenza, oltre a Peresson, è un altro degli analisti del «Giornale della Libreria», Emilio Sarno, che fa notare anzitutto la vaghezza della formula scelta dall’Istat. Per il digitale non si parla direttamente di lettura, ma del fatto di aver «letto o scaricato libri online o e-book». Più che altro, avverte Sarno, manca qualsiasi «indice di sovrapposizione» tra cartaceo e digitale. Non si sa, insomma, se i 5 milioni e 224mila utenti di e-book (un italiano su dieci, a conti fatti) siano esclusivamente lettori ipertecnologici o se tra di loro si nasconda una quota, più o meno consistente, di “lettori tradizionali” che non disdegna l’utilizzo di piattaforme diverse. I segnali positivi non mancano, fa notare Sarno (i lettori di e-book sono equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale, senza variazioni sensibili tra Nord e Sud), anche se per il resto il quadro rimane preoccupante. È ancora Peresson a sottolineare come la più recente indagine Istat denunci un calo di lettori in tutte le fasce di età, comprese quelle fin qui relativamente protette dei bambini e dei ragazzi.Analogamente sono in diminuzione i cosiddetti “lettori forti”, quelli che viaggiano al ritmo di almeno un libro al mese. Lo scorso anno se ne sono persi per strada 650mila rispetto al 2012 (la percentuale, pari all’11,4%, è la più consistente fin qui registrata). Ne restano attualmente 3 milioni e 370mila, grosso modo tanti quanti sono gli abitanti di Madrid. Ed è questa roccaforte, ricorda Peresson, ad assorbire il 39% delle copie vendute in Italia. Ma a diminuire sono anche i “deboli” o “medi”, sempre senza tener conto dei “morbidi”, che con il libro hanno contatti sporadici, occasionali e, in definitiva, trascurabili. La richiesta è, ancora una volta, di introdurre indicatori più precisi, che permettano di mettere in relazione l’acquisto di libri con quello di e-book: due contesti al momento rigidamente separati dall’Istat. «Solo così – conclude Peresson – saremmo in grado di dire con certezza dove sono andate a finire le oltre 1.984.000 persone disperse all’appello 2013 sulla lettura perché non credo proprio che siano andate tutte a ingrossare le fila dei 31,5 milioni di non lettori».
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