sabato 9 novembre 2019
“Paris Photo” è il principale evento del settore, con la partecipazione di 180 gallerie e 33 editori provenienti da 30 Paesi: qui s'incontrano grandi artisti, collezionisti e appassionati
Una veduta del Grand Palais di Parigi per Paris Photo (© Florent Frillon)

Una veduta del Grand Palais di Parigi per Paris Photo (© Florent Frillon)

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È l’appuntamento mondiale più importante per la fotografia, da collezione e non solo. Qui ci sono tutti quelli che contano: le gallerie più prestigiose e i fotografi più celebri, le realtà e gli autori emergenti, gli editori specializzati. Una rassegna imperdibile per chi vuole investire in fotografia e godere della fotografia. Di tutti i generi, di tutti i gusti. Il luogo in cui tout se tient, dove la storia dialoga con il presente, il contemporaneo con l’antico, il reportage con l’astratto e il concettuale. Bienvenue à Paris Photo, il mondo della fotografia nella ville lumière, qui dove la fotografia è nata, qui dove hanno lavorato e lavorano i più grandi nomi della fotografia come se ci fosse un obiettivo magico; qui dove si è formata l’agenzia Magnum. A Parigi la fotografia è ovunque. Ed ecco che fino a domani (la fiera si è aperta giovedì), sotto le meravigliose vetrate del Grand Palais, sull’Avenue degli Champs-Élysées– ma anche in tutta la città, fra musei e gallerie (dalla fiera al vicino e storico Jeu de Paume, con le mostre di Peter Hujar e Zineb Sedira o alla fondazione Henri Cartier-Bresson con gli scatti dalla Cina 1948 -1958, solo per fare qualche esempio) – si può percorrere la storia della fotografia in lungo e largo. Per perdersi e poi ritrovarsi, con le proposte di 180 gallerie internazionali e 33 editori provenienti da 30 Paesi, fra gli stand del padiglione principale o le “Prismes” del salone d’onore, fra le innovazioni della sezione “Curiosa”, o negli incontri con i protagonisti, da Josef Koudelka a David Campany. «Per la Francia è un motivo di orgoglio e di fierezza - ha detto il ministro della Cultura, Franck Riester -. Il vivo interesse per questo appuntamento dimostra che l’aura magica della fotografia non tramonta, malgrado l’abbondanza di immagini del nostro quotidiano connesso».

L’immagine iconica di questa 23ª edizione, diretta da Florence Bourgeois e Christoph Wiesner, è il ritratto di Qiniso (Durban, 2019) della fotografa sudafricana Zanele Muholi (presentata dalla Yancey Richardson di New York e dalla sudafricana Stevenson). Una foto potente e imponente che accoglie il visitatore all’ingresso della manifestazione. Uno dei primi incontri è con l’artista statunitense – pittore, fotografo e grafico esponente del Dadaismo – Man Ray, che la galleria Gagosian di New York, in collaborazione con la parigina 1900-2000, offre in una ricca esposizione con celebri scatti come Violon d’ingres, 1924. Uno dei big della fiera e del mercato (c’è una mostra anche a Torino, Le seduzioni della fotografia, fino al 19 gennaio) che raggiunge quotazioni milionarie.

La chiesa di Notre-Dame ferita dal devastante incendio della scorsa primavera è a poche fermate di metropolitana: a Paris Photo le gallerie Hans P. Kraus jr e Robert Hershkowitz la celebrano con foto storiche, ottocentesche, di Charles Nègre e di Henry Le Secq, in una Parigi d’altri tempi. Mentre la Parigi moderna è raccontata da una carrellata di fotografie di William Klein, dal 1960 al 2002, proposta da Howard Greenberg, che in un’altra parete tocca le corde della sostenibilità ambientale con gli scatti di Edward Burtynsky (anche il fotografo canadese è in mostra in Italia con Antropocene, al Mast di Bologna). Urgenza ambientale affrontata in maniera decisa dal “New York Times”, nel proprio spazio, ospitando il progetto Carbon’s casualties di Josh Haner, premio Pulitzer per la fotografia, che racconta la velocità dei cambiamenti climatici e i rischi per il pianeta. Sempre in tema, straordinaria alla Magnum Photo la serie di fotografie aeree del nostro Paolo Pellegrin, insieme alla spedizione Ice-Bridge della Nasa, sull’Antartico. L’ambiente ma anche l’umanità profonda che le spettacolari immagini di Sebastião Salgado sanno trasmettere: Bene Taschen di Colonia mostra gli scatti del fotografo brasiliano di una donna del Mali, 1985, e di una scena messicana, 1980. Colpiscono le mappe, i planisferi e le figure allegoriche ottocentesche che esplorano l’era coloniale e la percezione del mondo dell’artista visuale di origine malgascia, Malala Andrialavidrazana, proposte da Caroline Smulders di Parigi, mentre Les filles du calvaire mostrano gli sguardi profondi sulle donne, a partire da quello di Laura Henno e la voglia di un Outremonde.

Malala Andrialavidrazana, Figures 1867, 2015 (courtesy dell'artista e Caroline Smulders)

Malala Andrialavidrazana, Figures 1867, 2015 (courtesy dell'artista e Caroline Smulders) - Malala Andrialavidrazana

Al Salone d’Onore si passa dai celebri e ricercati scatti di Cindy Sherman alle proposte innovative dell’artista australiana Yhonnie Scarce per This is no fantasy di Melbourne, Remember Royalty: su teli di grandi dimensioni sono impresse delle foto storiche dei membri della sua famiglia, gli antenati che ci ricordano chi siamo e da dove veniamo: sotto, dei cadeaux delicati, in vetro, fatti a mano, per onorarli e ricordare la loro «regalità». E nel ricordo dei padri e dei “maestri” (in questo caso di tutto il mondo della fotografia) non poteva mancare un omaggio a Robert Frank, scomparso lo scorso settembre, il fotografo che – per dirla con Peter MacGill che propone la bellissima Sigrid – «ha cambiato il modo in cui il mondo ha guardato l’America». In uno spazio ad hoc, l’installazione con il Mary’s book creato da Frank nel 1949 per quella che sarebbe diventata la sua sposa, Mary. Un diario parigino di piccole foto e appunti, raccolti in un quaderno: una «canzone d’amore lirica » e una dedica con le parole di Antoine de Saint-Exupéry: «Non si vede che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi ». Anche in fotografia. Come disse Diane Arbus: «La fotografia è un segreto di un segreto. Più cose ti dice, meno ne sai».

Al Grand Palais c'è anche un pezzo d'Italia

A Paris Photo si parla un po’ di italiano: gallerie, editori, fotografi. E collezionisti, of course, che sempre di più apprezzano questa forma artistica, sostenendo un mercato che nel nostro Paese comincia a trovare spazio e interesse, anche se ancora lontanissimo dai livelli di Francia o America (non è un caso che Paris Photo in primavera sbarcherà nella Grande mela dal 2 al 5 aprile). Al Grand Palais debutta la galleria romana Del Cembalo nata nel 2013 a Roma per iniziativa di Paola Stacchini Cavazza a Palazzo Borghese, in collaborazione con Mario Peliti. Un “solo show” con le opere del fotografo, pittore e regista di Rovigo, Paolo Gioli: i suoi «volti attraverso...» gli occhi di Pasolini, le note, ideogrammi sono immagini di un grande sperimentatore della pellicola. La navigata Photo&Contemporary di Torino offre una “collettiva” attorno a un tema – Performing bodies – con nomi del calibro di Giovanni Gastel (con Donna,Valery) e Franco Fontana (con la serie Swimming pool), ma anche Angela Lo Priore con la serie “vertiginosa” di Stairs Obsession. Lo spazio Die Mauer di Prato arriva a Paris Photo con le opere del geniale artista pistoiese Gianfranco Chiavacci (1936-2011) le cui sperimentazioni con la luce, il tempo, i colori, la dimensionalità hanno permesso alla fotografia di parlare il linguaggio binario. E se spazio Nuovo di Roma, propone le «indagini umanistiche» del giovane Marco Maria Zanin (con il progetto Ferite-feritoie), altre realtà italiane fanno delle interessanti scelte internazionali: la galleria milanese di Federico Luger (che al Centro San Fedele espone le Perle rare di Bruna Esposito) mostra le visioni geometriche, le forme semplici e minimaliste ma dai significati profondi, dell’artista croato Igor Eškinja; la Louise Alexander di Porto Cervo presenta una selezione di fotografie storiche di Guy Bourdin in relazione alle recenti opere di Melanie Schiff e Sarah Conaway, due artisti americani che hanno esplorato il tema secolare di natura morta.

Nella sezione “Prismes” c’è la Metronom di Modena, al secondo anno a Parigi, con le opere dello svizzero Olaf Breuning, che tra ironia e satira pungente, porta avanti un’analisi a tratti surreale sulla società occidentale e la sua deriva consumistica: così ci si ritrova davanti a un frigo pieno di cibo e pupazzetti Minions, facce da cibo ed emoticons sulle rocce. «Il mondo di oggi è saturo di creatività. Per questo continuo a riflettere su quello che l’arte significa e a cosa sarà l’arte del futuro», dice Breuning. Si fa notare nel salone principale la Paci contemporary di Brescia, da diversi anni sulla piazza parigina, con lo show dell’artista visuale americana Nancy Burson, a partire dalla copertina del “Time” dello scorso luglio: il volto del presidente americano Trump che si trasforma in quello del russo Putin (dopo l’incontro dei due a Helsinki, in Finlandia, per «rappresentare questo particolare momento nella politica estera», spiegò il settimanale). L’artista, da sempre interessata alle interazioni fra arte e scienza, può considerarsi la pioniera dei ritratti “computer-generated”, un FaceApp ante litteram, con immagini che sfidano la verità fotografica con la manipolazione digitale, per raccontare l’uomo, i suoi cambiamenti e riflettere sulla diversità. Uno studio antropologico con la certezza – dichiarata in un altro progetto più astratto – che c’è «l’amore sopra ogni altra cosa». Nel tempio della fotografia, fra i colossi dell’editoria del settore come Steidl, Taschen o Aperture ci sono due chicche italiane: Damiani e L’Artiere di Bologna. Più pop la prima (con Toilet Paper e gli ultimi volumi di Martin Parr), più raffinata la seconda la cui ultima creazione è un libro “dorato”, Jamais je ne t’oublierai di Carolle Bénitah (oltre a vantare la selezione per il premio photobook di Aperture a Paris Photo di Workforce di Michele Borzoni). Italiana anche una delle quattro nuove promesse selezionate per la piattaforma “Carte blanche” fra gli studenti delle 100 scuole europee di arte e fotografia: è Giulia Parlato, classe 1993, palermitana da anni a Londra per formarsi alla Royal College of Art, con il progetto Diachronicles. L’Italia a scatti che si incontra a Paris Photo.

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