sabato 2 novembre 2019
Il debutto della cantautrice a Spoleto: «Con il nuovo brano “Amaremare” denuncio con Greenpeace lo sfregio dell’uomo e della plastica al nostro pianeta. Social e mass media ci corrompono»
La cantautrice salentina Dolcenera

La cantautrice salentina Dolcenera

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Da Sorriso nucleare ad Amaremare un filo rosso tiene insieme e ricuce i pensieri e le urgenze da cantare di Dolcenera. Lungo gli anni (sedici da quel primo album) e una personalità artistica che non conosce limiti e confini. Tanto da averla resa sempre più “diversamente pop”, come è intitolato il nuovo tour che parte stasera dal Caio Melisso di Spoleto (Perugia) per portare nella più raccolta dimensione del teatro la multiforme musicalità della cantautrice pugliese. Se nel 2003 all’indomani del successo sanremese tra i Giovani (con Siamo tutti là fuori) debuttava cantando il dramma di una bambina vittima delle radiazioni di Chernobyl, dallo scorso luglio con il singolo Amaremare è testimonial del progetto Plastic Radar di Greenpeace per sensibilizzare gli italiani sul rispetto del vitale elemento che circonda e abbraccia il Belpaese.

Emerge così con forza la Dolcenera (nome d’arte di Emanuela Trane, ammaliata dalla omonima canzone di Fabrizio De André) cantautrice e fiera padrona del suo personale punto di osservazione sulla realtà, oltre il microcosmo della sfera più intima. «Cerco sempre di conciliare nella dimensione artistica tanto la mia interiorità quanto il mio sguardo sul mondo – spiega –. Un approccio che ho applicato anche alla musica abbracciando tanti generi e tendenze, dal rhythm and blues al rock, dalla pizzica al synth pop, dalla dance al soul. Per questo mi piace essere definita diversamente pop, che per me è libertà di espressione. Ciò che mi permette di raccontare anche paure, debolezze e fragilità. Ecco perché mi piace la dimensione del teatro, che fa scendere la popstar dal piedistallo e crea empatia con il pubblico». Piedistallo su cui invece piace molto salire alle star del rap e della trap, che Dolcenera l’anno scorso ha curiosamente omaggiato (da Capo Plaza a Ghali ai Dark Polo Gang) pubblicando anche un Ep.

«Mi sono approcciata a quella trap che si è così diffusa, con testi che parlano spesso di droga, mercificazione del- la donna, qualunquismo, autoaffermazione e ricerca della ricchezza come unico obiettivo della vita. La trap ha svilito i valori di generazioni di rapper, a partire dai neroamericani che esprimevano un bisogno di riscatto sociale. Io ho reinterpretato brani trap per entrarci e metterli a nudo. Molti giovani mi hanno detto che non seguono il significato e i messaggi dei testi, ma solo lo stile e la moda. Il rischio però è che soprattutto quelli delle classi sociali più basse finiscano con l’identificarsi con modelli e messaggi fuorvianti e negativi. Considerando questo rischio io nelle mie canzoni penso bene a ciò che dico. Un’attenzione ai testi che devo anche alla lezione dei cantautori che ho ascoltato».

Nobili riferimenti che hanno il nome di Franco Battiato («ne ho amato alla follia l’irriverenza, la capacità di dire cose alte in modo popolare»), Vasco Rossi («per aver fatto della semplicità un canone musicale ») e Claudio Baglioni («che ha creato delle atmosfere musicali insieme popolari e complesse»), oltre al Celentano fervente proto-ambientalista fin dagli anni Sessanta. Ed è proprio il movimento ecologista giovanile il principale motivo di rinnovata speranza e fiducia nei ragazzi che nutre oggi Dolcenera. «Bisogna battersi contro il primato degli interessi economici – dice la 42enne cantante pugliese –. Il movimento rappresentato da Greta cresce grazie a Internet, ma dalla Rete può essere anche manipolato. A partire dalla corruzione dei mass media, che in molti casi anziché informare distolgono dal cuore dei problemi e dei fatti. Come quando anziché approfondire le tematiche ambientali riducono tutto a un banale Greta contro Trump, che non è certo il nocciolo della questione. Si piegano alla solita tentazione e strategia della spettacolarizzazione».

Come nel caso dell’Amazzonia. «Giornali e telegiornali ne hanno parlato dopo due settimane di fuoco. Passata l’emergenza, del fatto che si continua ogni giorno a distruggere il polmone del mondo i mass media non ne parlano più. Questa è disinformazione e disonestà». Di ambiente e anche di violenza sulle donne Dolcenera parlerà da stasera, approfittando della raccolta dimensione teatrale del nuovo tour. «Affronterò il tema della violenza da parte degli uomini, di cui avevo parlato nel mio brano Un mondo perfetto, ma ci saranno anche momenti di sensibilizzazione su problemi sociali. Come il caso di un mio amico di Maglie morto per dei lavori in corso mal segnalati. Una storia già presente in due mie canzoni: Fantastica e Fino a domani. Poi naturalmente la questione ambientale, a partire dal nuovo Amaremare. Nel testo ironizzo amaramente sul fatto che ci si accorga dell’inquinamento soltanto perché la presenza delle plastiche in mare rovina un selfie. Tutta qui la sensibilità ambientale: prima l’apparenza, poi la vita del nostro mondo».

Frutto anche di un decennio di impero dei social? «La finzione sta prendendo il sopravvento sul mondo reale e nel mondo dei social c’è molta finzione. Confido in una fisiologica reazione a questo eccesso con la riscoperta dei rapporti e delle relazioni autentiche. Il mondo dei social di per sé mi piace, perché avvicina e permette una maggiore condivisione tra le persone. Ma il problema è che sui social diventano virali solo le posizioni estreme, perché non implicano un pensiero, un obbligo alla riflessione da parte di chi le condivide, ma solo una reazione di pancia. Che disimpegna e imbarbarisce le persone».

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