giovedì 19 novembre 2020
Al Torino Film Festival «L’anfora di Clio». Il regista Mario Acampa: «Spiego ai ragazzi i pericoli del web attraverso la lirica». E la terza serie di «Jams» su Rai Gulp denuncia gli adescamenti online
Una scena del film L'anfora di Clio di Mario Acampa

Una scena del film L'anfora di Clio di Mario Acampa

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Violenza verbale e cyberbullismo sono in aumento in questo periodo di emergenza che sta confermando tutte le criticità delle relazioni sociali avviate attraverso il mondo digitale. Ma un antidoto arriva da chi fa tv per ragazzi e lavora per fare in modo che il web sia vissuto in maniera positiva e propositiva. E si può anche combattere il cyberbullismo con l’opera lirica. L’idea è venuta a Mario Acampa, autore televisivo e popolarissimo conduttore de La banda dei FuoriClasse, il programma di Rai Ragazzi in collaborazione col Ministero dell’Istruzione che ogni pomeriggio, dalle 15 alle 16.30 su Rai Gulp e su Rai Play, propone lezioni sul programma scolastico con i migliori maestri d’Italia. Ma Acampa, regista e attore di musical, è anche un grande appassionato di lirica ed è stato anche l’ideatore di TAO - Tutti all’opera, il programma di Sky Classica che introduceva i più giovani alla lirica, premiato l’anno scorso dal Moige.

Ora l’autore e regista classe 1987 ha ideato, scritto e diretto un film che tratta del cyberbullismo attraverso l’opera, L’anfora di Clio, che sarà fuori concorso nella sezione documentari al Torino Film Festival, visibile per 48 ore sulla piattaforma MyMovies a partire dalle 14 del 24 novembre. «Tre anni fa mi è stato chiesto di seguire il progetto di divulgazione gratuito dell’opera per i bambini Diderot promosso dalla Fondazione CRT in collaborazione con la Fondazione Accademia Perosi - ci spiega Acampa -. Ho pensato di raccontare la storia dell’origine delle muse dell’arte, parlando di tematiche vicine ai ragazzi. Il progetto, che è diventato una trilogia, nasce come opera show, sulla base delle più famose arie internazionali leghiamo». Il primo lavoro teatrale, La vestale di Elicona parlava di guerra e pace, il secondo La maschera di Erato trattava della diversità, dello straniero, del bullizzato, mentre il terzo progetto, L’anfora di Clio racconta la storia dei tutte le muse concentrandosi sul cyberbullismo. Il tutto realizzato con giovani cantanti lirici e col corpo di ballo di Egri Bianco Danza. Purtroppo il Covid ha bloccato il lavoro teatrale, che però è diventato un film, girato a tempo di record presso gli ampi spazi delle Officine Grandi Riparazioni di Torino. Il lavoro è estremamente originale perché riesce a raccontare il mito classico in modo brillante e attuale, intervallato da sipari musicali coinvolgenti. Le arie d’opera, eseguite dall’Orchestra Talenti Musicali della Fondazione CRT, sono tratte da alcune delle più note opere come Carmen di Bizet, Don Pasquale di Donizetti o I Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi.

Nel magico tempio di Elicona, la bella e simpatica musa della Commedia Thalia (Mirjam Schiavello), si ritrova da sola a gestire tutte le incombenze delle sue sorelle muse dell’arte: Melpomene musa della tragedia, Euterpe della musica, Tersicore della danza e Uranio delle stelle, interpretati da Claudia Sasso e Valentina Iannone (soprano), Alfonso Michele Ciulla (baritono) e Francesco Fortes (tenore). Un giorno un brillante corriere di AmaZeus (Matteo Sala), arriva al tempio delle Muse per consegnare un misterioso pacco mandato dal capo degli dei in persona: l’anfora di Clio. Il vaso digitale è in realtà un innovativo software pronto a realizzare qualunque richiesta in cambio dell’autorizzazione al trattamento dei propri dati personali. Le muse, cedendo al fascino insidioso del web, si ritroveranno connesse al diretto erede del vaso di Pandora, ovvero la fonte di tutti i mali del web: odiatori, fake news e cyber bullismo contageranno le muse fino a farle diventare a loro volta delle vere e proprie cyber-bulle e Thalia si ritroverà da sola a fronteggiare il dilemma tra internet buono o internet cattivo. Soltanto una buona dose di cyber-speranza potrebbe risolvere il problema...

«I temi del cyber bullismo, delle fake news e dei rapporti umani ai tempi dei social, sono trattati evitando qualunque demonizzazione, ma anzi spostando l’attenzione sulla consapevolezza degli utenti che, soprattutto quando si tratta dei più giovani, necessitano di regolamentazione, assistenza ed educazione all’utilizzo di un mezzo che offre grandi potenzialità » ci spiega Acampa. L’augurio del regista è che «i ragazzi capiscano che bisogna stare attenti, il web ci mette in contatto con persone che non conosciamo. E poi la violenza del linguaggio: ci terrei a fare capire che le parole possono far male esattamente come la violenza fisica. Bisogna ripartire dall’educazione alla gentilezza nel linguaggio e dall’insegnare ai ragazzi il peso delle parole». A rendere efficace il racconto, è oltre alla simpatia dei personaggi, la rielaborazione dell’opera lirica in chiave contemporanea. «In questo contesto 'futuristico' l’opera conferma la sua potenza espressiva, raccontando sentimenti universali e storie senza tempo» conclude il regista.

E sui pericoli del web si concentra anche la terza serie di Jams, venti puntate in onda dal lunedì a venerdì alle 14.30 e alle 20.40 e disponibili su RaiPlay. Dopo aver trattato il tema delle molestie sui minori, quello del bullismo e del cyberbullismo e la complessa vita dei ragazzi durante il lockdown, l’innovativa serie prodotta da Rai Ragazzi e Stand by Me presenta la vicenda di un tentato adescamento online di una ragazzina da parte di un adulto. La serie Rai, già premiata a giugno con il Premio della Polizia Postale e Moige, torna ad affrontare un’altra questione di rilevanza sociale. Protagonisti della serie sono un gruppo di ragazzini sui 13 anni, seguiti nella loro vita familiare, scolastica, relazionale: una delle giovani protagoniste, che come tante ragazzine della sua età pubblica sui social immagini e brevi video,è agganciata da un utente sconosciuto. L’immagine del finto profilo è quella di un ragazzo, ma si scoprirà che è un uomo adulto. Il molestatore la riempie di complimenti, le chiede di mandargli una foto con il rossetto finché arriva la richiesta di un incontro dal vivo, ma per fortuna la ragazzina vede l’uomo da lontano, capisce e scappa. Sarà aiutata da un’amica che le dice di parlare con la madre che chiamerà la Polizia Postale per bloccare il molestatore. «In questo modo, i numerosi giovani spettatori della serie possono vedere che cosa significhi essere adescati online e come comportarsi per difendersi - ci spiega il direttore di Rai Ragazzi Luca Milano -. Il messaggio è: attenzione a saper cogliere sin dall’inizio gli indizi del pericolo negli atteggiamenti degli amici e poi parlarne con un adulto. Cè bisogno di una educazione ai media, per sapere gestire dei mezzi così potenti. Il linguaggio della fiction è particolarmente efficace, fa sorgere delle domande nei ragazzi e li prepara».

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