martedì 11 settembre 2018
Lo scorso fine settimana tutti i campionati di calcio hanno taciuto e nessuna immagine è stata trasmessa. In un libro, “Radiogol”, Riccardo Cucchi rievoca l'antica magia della radiocronaca
Enrico Ameri e Sandro Ciotti, le due voci simbolo del calcio al radio

Enrico Ameri e Sandro Ciotti, le due voci simbolo del calcio al radio

«Che domenica ragazzi! Niente Serie A, niente B e neppure uno straccio di partita della C, che pure quella comincia la prossima settimana». Domenica 9 settembre, per i calciofili impenitenti è stata una giornata da cancellare dal calendario. Una giornata uggiosa, non a caso si celebrava il ventennale della morte di Lucio Battisti. Una domenica bestiale, anche per chi se ne stava comodamente sdraiato al sole sulla spiaggia, alla Baia del Silenzio di Sestri Levante da dove arriva quel lamento, che con il passare dei minuti e delle nuvole in cielo è diventato un coro: «Mai più una domenica senza calcio!». È stato l’appello disperato dei tifosi teledipendenti del pallone, specie quelli persi e assuefatti anche all’indigesto “calcio spezzatino” (il calcio per tutti i gusti e a tutte le ore). Invece noi, ancora legati a un granello di sabbia e alla bellezza del calcio di poesia, la domenica “senza partite” (nonostante Francia-Olanda di Nations League) l’abbiamo superata bene, anche grazie alla lettura di Radiogol (Il Saggiatore. Pagine 269. Euro 18,00) di Riccardo Cucchi. Il romantico racconto in presa diretta delle avventure - dalla tribuna stampa - di un decano della radiocronaca pallonara.Cucchi è uno degli ultimi aedi di quella meraviglia di trasmissione che è Tutto il calcio minuto per minuto. Ultimo avamposto (Rai) a difesa del calcio narrato alla radio, da quasi sessant’anni.

Tutto il calcio minuto per minuto fece il suo ingresso nelle domeniche degli italiani brava gente nel 1959. Un’idea partorita da una triade geniale dell’etere: Guglielmo Moretti (all’epoca capo della redazione sportiva), Roberto Bortoluzzi (il conduttore), e Sergio Zavoli (che era a capo della redazione radiocronache).Un’invenzione che pare dotata del dono dell’eternità e della garanzia della «grande qualità», come direbbe il teletribuno Pierluigi Pardo. Non sono più gli anni d’oro - da 25 milioni di radioascoltatori - in cui la tv non reggeva l’impatto contro la squadra fortissima di Tutto il calcio, ma il fascino e il magnetismo di quel gruppo è intatto. E per linea diretta l’ha ereditato l’ultima splendida selezione che, fino al 2017, era capitanata dallo stesso Cucchi e che ora ha il suo massimo epigono nella voce suadente di Francesco Repice.Musica fine per orecchie di noi poveri amanti che ci stupiamo ancora e ci viene da cantare come Lucio Dalla: «Sembra solo ieri che la domenica ci si chiudeva in casa con la radio, vedevamo le partite contro il muro non allo stadio...». Potere della tradizione e fascino del calcio trasmesso oralmente, al quale continuano ad essere legati anche coloro che la partita la fanno.

«A me piace la radio. Quando posso la tengo accesa. Il calcio è più emozionante se lo ascolti», confessa Carletto Ancelotti a Cucchi. Il Riccardo nazionalpopolare con Radiogol ci invita a tuffarci nel un mare calmo della sera del tifoso sapienziale, quello della memoria di cuoio forte , fino all’ultima radiocronaca, (Inter-Empoli, 12 febbraio 2017) ha seguito con la stessa emozione del debuttante. Un maestro di stile e di sobrietà Cucchi, che ai suoi allievi insegna: «Non sprecare parole è il punto di partenza. Direi alla radio come nella vita. Trovate quelle giuste dentro di voi. Vi accorgerete che ne bastano poche. E ricordate che per trasmettere emozioni bisogna emozionarsi. I trucchi con gli ascoltatori non funzionano». Mai barare in radiocronaca e soprattutto «non serve portare troppi appunti in postazione», piuttosto «occhi vigili sul campo. Abbassarli su un foglio può essere fatale. Bastano pochi secondi perché il gioco cambi e si perda un dettaglio importante, anche un gol nella peggiore delle ipotesi». Un gol alla radio diventava epico fin dal collegamento: «Scusa Ameri... Dimmi Ciotti, ha segnato Bruscolotti...».

Enrico Ameri e Sandro Ciotti, le due insuperabili punte di diamante di Tutto il calcio stanno alla radiocronaca calcistica come Coppi e Bartali alla storia del ciclismo. Leggende, che Cucchi fa rivivere insieme a tutti gli altri piccoli eroi esemplari della trasmissione in un capitolo di alta letteratura sportiva, “San Siro”. Uno struggente valzer degli addii in cui rievoca l’ultimo collegamento dello schivo e «mai protagonista» Bortoluzzi. Commuove l’addio al microfono di Ameri a Marassi (in un Genoa-Juventus del 1991): «chiudeva un’epoca» che passava ai titoli di coda in un Cagliari-Parma del ’96 in cui la voce roca di Ciotti sibilava triste e finale, «quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca. Un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori. Mi mancherete».

Mancano a noi queste figurine Panini, rarissime per statura professionale ma soprattutto per umanità e vicinanza al popolo degli stadi. Giornalisti di razza, fedeli alle “sei regole fondamentali” di Mario Giobbe. Dopo Bortoluzzi, Giobbe è l’altro grande maestro che ha formato la generazione dei radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto degli anni ’80. Quel gruppo di battitori liberi sotto le loro cuffie che ha visto svettare il musicale Riccardo Cucchi che, mentre sogna l’«intervista impossibile» al suo amato Giacomo Puccini, chiude con il passato e passa la linea al futuro: «Radio e pallone. Le immagini invadono le nostre case. Ma una voce che cerchi di emergere sul boato del pubblico per gridare “Rete!” continuerà a essere, per ogni appassionato, l’essenza vera del gioco del calcio».

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