giovedì 16 febbraio 2017
Un coach vincente come Meo Sacchetti (Brindisi) subito contro la favorita Olimpia nella Final Eight che si apre oggi Avellino guida le altre pretendenti al trono
L’Olimpia Emporio Armani Milano contro la Germani Brescia in campionato: entrambe sono entrate nella Final Eight di Coppa Italia (Lapresse)

L’Olimpia Emporio Armani Milano contro la Germani Brescia in campionato: entrambe sono entrate nella Final Eight di Coppa Italia (Lapresse) - LaPresse

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Al via da oggi a Rimini le partite che assegneranno domenica la Coppa Italia, il primo titolo del 2017. Come da regolamento, protagoniste della Final Eight PosteMobile sono le prime otto squadre in classifica della Serie A al termine del girone d’andata. Il tabellone mette di fronte oggi alle 18 Grissin Bon Reggio Emilia-Betaland Capo d’Orlando e alle 20.45 Emporio Armani Milano- Cantine Due Palme Brindisi. Domani gli altri due quarti di finale: Sidigas Avellino-Banco di Sardegna Sassari (alle 18) e Umana Reyer Venezia-Germani Brescia (20.45). Sabato sono in programma le semifinali tra le vincenti delle prime due gare (17.30) e le vincenti delle altre due (20.45). La finale, sempre trasmessa in diretta su Rai Sport HD come tutte le partite della Final Eight, è in programma domenica alle 18.

Mescolare bene le carte potrebbe non bastare. Al tavolo siede la solita Milano con i suoi tanti assi nella manica. La Coppa Italia che si apre oggi a Rimini ripropone lo stesso scenario dell’attuale Serie A: i campioni d’Italia dell’EA7 Emporio Armani, saldamente soli al comando in campionato, sono i grandi favoriti per bissare il successo della scorsa stagione e mettere in bacheca il primo titolo di quest’anno. Attenzione però a dare già per chiusi i giochi in partenza. Al di qua delle Alpi la corazzata Olimpia non teme rivali. Ma in una partita singola, come quelle della Final Eight, Milano ha già pagato il conto più alto per tre volte in questo campionato perdendo contro Venezia, Reggio Emilia e Avellino. Non a caso sono anche le squadre che, insieme all’imprevedibile Sassari, possono ambire alla conquista del trofeo nazionale. A cominciare dai temibili lupi irpini.

Meo Sacchetti, 63 anni, due Coppe Italia con Sassari, oggi a Brindisi (Lapresse)

Meo Sacchetti, 63 anni, due Coppe Italia con Sassari, oggi a Brindisi (Lapresse) - LaPresse


La Sidigas Avellino del “santone” Pino Sacripanti viene da un’annata da record. Già finalista di Coppa Italia e Supercoppa e a un passo dalla clamorosa finale scudetto nel 2016, è la prima inseguitrice di Milano in campionato e l’antagonista più accreditata per tasso tecnico. Il sogno della Scandone Avellino è replicare l’exploit del 2008 quando portò a casa la prima e finora unica Coppa Italia. Ma troverà subito sulla propria strada l’ostica Dinamo Sassari (vincitrice di due delle ultime tre edizioni), un incontro dal pronostico molto incerto. Priva di Cusin (rimarrà fuori a lungo), le fortune della Sidigas dipenderanno molto da quanto recupereranno dagli acciacchi due giocatori fondamentali come Ragland e il gigante ucraino Fesenko, fuoriclasse che sposta gli equilibri delle gare. Non trascurabile poi l’entusiasmo che circonda i biancoverdi, il club che più di tutti ha aumentato gli spettatori in Serie A rispetto all’anno scorso passando a una media di oltre tremila tifosi a partita. Nello stesso lato del tabellone l’Umana Reyer Venezia incrocia una matricola pericolosa ma alla portata come la Germani Basket Brescia, protagonista di un ottimo girone d’andata. Per la Leonessa dei terribili fratelli Vitali è già un successone essere arrivati fin qui. I veneziani del buon Walter De Raffaele invece vogliono lasciarsi alle spalle un momento non certo esaltante e provare ad arrivare fino in fondo. Obiettivo comune a un’altra grande pretendente come la Grissin Bon Reggio Emilia.

Superato il momento di crisi, coach Menetti può contare sulla solidità del suo gruppo italiano: Amedeo Della Valle, Riccardo Cervi, Andrea De Nicolao, Achille Polonara e l’implacabile Pietro Aradori di questa prima parte di stagione. Oltre ad aver ritrovato un monumento, il 39enne bomber lituano Rimantas Kaukenas. Sulla carta non dovrebbe aver problemi a superare il primo ostacolo: la rivelazione della stagione, la straordinaria Betaland Capo d’Orlando di Drake Diener e compagni. In semifinale però potrebbe vedersela con Milano, anche se Reggio Emilia, sempre a un passo dalle vittorie finali, arriva a questo appuntamento con meno pressioni del solito. La verità è che tutto passa dalle mani dell’Olimpia. E a ragione Rakim Sanders, ala dell’EA7 Milano, vincitore della Coppa sia coi biancorossi che a Sassari, può dire: «Se restiamo concentrati, solo noi possiamo battere noi stessi». Nonostante il faticoso cammino in Eurolega, il sergente di ferro Repesa può temere solo le precarie condizioni dei suoi. Soprattutto quelle del cecchino Kruno Simon, protagonista fin qui insieme al talento emergente Davide Pascolo. La corazzata multinazionale dell’Olimpia sta mettendo in luce lui e altri promettenti italiani come Abass e Fontecchio, un buon segnale per tutto il movimento. L’Armani non può fallire ma sa bene che già oggi dovrà fare i conti con uno stratega di successo della nostra pallacanestro: Meo Sacchetti. Oggi guida una sorprendente mina vagante come Brindisi (non più Enel ma Cantine Due Palme), ma lui è il re di Coppe. Quella d’Italia l’ha vinta già due volte di fila (2014 e 2015) da coach della Dinamo Sassari. Castigatore tra l’altro proprio di Milano sia nei quarti del 2014 che nella finale 2015.

È uno capace di sovvertire ogni pronostico, anche se ha già dichiarato sornione: «Siamo la Cenerentola delle Final Eight e affrontiamo la squadra più forte in Italia». Ma chi lo conosce bene sa che non parte mai battuto in partenza e «tutto può succedere, basta crederci e giocarsi le proprie carte fino in fondo». Umiltà e saggezza di un grande motivatore che ha alle spalle una storia incredibile, come svela anche nel libro autobiograficoIl mio basket è di chi lo gioca( Add, pagine 192, euro 16,00) scritto con Nando Mura. Memorie di un uomo che, nato in un campo profughi di Altamura e cresciuto all’oratorio di Novara, da giocatore ha vinto titolo europeo (1983) e argento alle Olimpiadi di Mosca (1980). Ma anche da allenatore ha regalato uno scudetto storico a Sassari e successi forse irripetibili. Ha rivelato che dietro le sue vittorie c’è la mano di una donna meravigliosa, «mia moglie che mi ha regalato tre figli fantastici» (uno, Brian, giocatore di basket come lui, l’ha anche allenato nelle sue squadre). Il resto l’hanno fatto la grinta e una passione non comune («il basket è uno sport avvincente, non ci sarà mai uno 0-0»). E da uno che non vorrebbe perdere nemmeno una partita di carte è lecito aspettarsi sempre il jolly vincente.

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