martedì 8 novembre 2011
I giudici hanno riconosciuto l'associazione a delinquere per l'ex direttore generale della Juventus. Gli ex designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, sono stati condannati rispettivamente a tre anni e otto mesi e un anno e quattro mesi.
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Il tribunale di Napoli ha condannato a cinque anni e quattro mesi l'ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi nel processo sulla cosiddetta "Calciopoli". I giudici hanno riconosciuto l'associazione a delinquere per Moggi, considerato dai pm il "capo" della "cupola" che mirava a "controllare" le designazioni arbitrali per condizionare di conseguenza l'andamento del campionato. I fatti sono riferiti al campionato 2004/05.Gli ex designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, sono stati condannati rispettivamente a tre anni e otto mesi e un anno e quattro mesi.I fratelli Andrea e Diego Della Valle, proprietari della Fiorentina, hanno ricevuto condanne per un anno e tre mesi ciascuno e 25mila euro di multa.Il presidente della Lazio , Claudio Lotito, è stato condannato a un anno e tre mesi e a 25mila euro di multa.I legali di Moggi, che era presente in aula ma non ha rilasciato dichiarazioni, hanno annunciato che ricorreranno in appello.La vicenda "Calciopoli" prende inizio a Torino nel 2004, ma una prima inchiesta viene archiviata. Sono i pm di Napoli a riprendere le indagini nel 2006, mentre parallelamente si muove la giustizia sportiva, che retrocede la Juventus in Serie B con la revoca dello scudetto 2004/05 e stabilisce varie sanzioni per Fiorentina, Lazio e Milan. Moggi, indagato dal 2006, viene rinviato a giudizio nell'ottobre del 2008 insieme ad altre 24 persone. Viene invece prosciolto l'ex presidente della Figc Franco Carraro. Nel 2009 una parte degli imputati sceglie il rito abbreviato, che si conclude con una serie di condanne, tra cui quella dell'ex Ad della Juve Antonio Giraudo a tre anni di reclusione per frode sportiva e associazione a delinquere. Nel giugno 2011, intanto, la Figc radia Moggi, che però presenta ricorso, e ottiene dall'Alta Corte del Coni l'acquisizione di nuove prove prima di procedere alla radiazione.
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