venerdì 11 ottobre 2019
Ieri i giocatori della nazionale hanno visitato l'ospedale pediatrico di Roma, incontrando uno a uno i piccoli pazienti. Tante le iniziative per i malati, dalla raccolta fondi all’asta benefica
Il difensore Leonardo Bonucci all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma (Ansa)

Il difensore Leonardo Bonucci all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma (Ansa)

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È il colore (e il calore) della solidarietà, quello che la nazionale di calcio ieri pomeriggio ha indossato per scendere su un campo particolare: l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove ogni giorno quattrocento bambini (il nosocomio in tutto ha circa seicento posti letto, comprese le altre due sedi sempre a Roma) ingaggiano una partita che spesso è tra le più difficili da vincere.

Come quella del reparto di Oncologia pediatrica. Ed è qui, ad esempio, che ha chiesto di entrare Leonardo Bonucci, 91 presenze e 7 reti in Nazionale, che nei piccoli pazienti ha ritrovato il dramma di suo figlio Matteo, ma anche la voglia di farcela di tanti genitori che non si arrendono e che sperano, proprio come ha fatto il difensore della Juventus, di tornare a casa e alla sera raccontare favole ai loro bambini, finalmente usciti dal tunnel della malattia.

E poi Bonucci, assieme a Gollini, Jorginho e Verratti, si è fermato a giocare a carte a “Uno” con un bimbo, dopo aver autografato ad un altro paziente la magliapigiama della Juve. Tra l’altro, la gioia stampata ieri sui volti di questi bambini ricorda – anche se il contesto era ovviamente diverso – quella che nel novembre 2011 provarono anche tanti loro coetanei di Rizziconi, in Calabria; anche da loro arrivarono i giocatori della Nazionale e anche allora si trattava di vincere una partita che andava ben oltre la pura testimonianza simbolica: quella contro la ’ndrangheta, su un terreno confiscato alle cosche, grazie all’iniziativa di don Ciotti e della sua “Libera”. Allora i vertici della Federcalcio parlarono di «impegno civile» e la Regione Calabria coniò lo slogan «Dai un calcio al pizzo, il pizzo è una palla al piede».

Otto anni dopo, la Nazionale ieri (ma, come vedremo, ci sarà un’appendice anche domani all’Olimpico) ha regalato un altro bel momento oltre le tattiche o le polemiche sulla tinta di una maglietta. I giocatori sono entrati tutti insieme al Bambino Gesù, molti di loro emozionati esattamente come i pazienti che stavano per incontrare, e poi si sono divisi in gruppetti, per visitare tutto l’ospedale e incontrare ogni bambino, praticamente uno ad uno. E questa è stata una modalità che gli atleti hanno concordato con la Federcalcio: non una visita frettolosa, ma un tempo sufficiente perché ogni bambino potesse stringere la mano al campione preferito, ricevere un regalino e una pacca sulle spalle, magari anche un consiglio (è successo anche questo) su come battere i rigori o fare un tunnel all’amichetto.

Sensazioni ed emozioni che i calciatori hanno poi preferito non raccontare, altro che giovanotti viziatelli in cerca solo di pubblicità, e rispetto alle quali si erano allenati alla grande: nei giorni precedenti, infatti, avevano voluto conoscere nel dettaglio ogni particolare della visita – da quando e dove lavarsi le mani a come servire la cena della sera – proprio per non deludere neppure uno di quei bambini. Per non dire poi dell’afflato particolare, palpabile in un luogo di malattia, provato da chi una certa esperienza l’ha vissuta di recente o la sta ancora vivendo, come il difensore della Lazio Francesco Acerbi o l’ex attaccante Gianluca Vialli, ora ambasciatore azzurro volontario per Euro 2020. Ma, tra le pieghe della visita, erano anche altri i volti carichi di emozione e che pure immaginiamo temprati rispetto a tanti accadimenti: quelli di molti medici, paramedici e personale ospedaliero vario, tutti felici per la… felicità dei loro pazienti.

I giocatori hanno regalato colori per disegnare, album, cappellini e altri gadget ed hanno ricevuto pure loro dei doni: oltre ai sorrisi e agli abbracci dei bambini, anche un pallone con le firme dei piccoli ricoverati e delle pettorine decorate con i disegni della ludoteca dell’ospedale, che verranno indossate dagli Azzurri nel riscaldamento di Italia-Grecia di domani sera, quando sugli spalti dell’Olimpico ci saranno oltre cinquemila tra pazienti, familiari, dipendenti e volontari dell’ospedale, a sostenere la Nazionale in questa gara per la qualificazione all’Europeo. In un bagno di folla e le richieste degli immancabili selfie, mentre all’ingresso giganteggiava un cartellone con la scritta: «Il vostro gol più bello è stato venire da noi in ospedale», ieri è stata Mariella Enoc, presidente dell’ospedale pediatrico della Santa Sede, ad accogliere i giocatori e la delegazione azzurra, con in testa il commissario tecnico Roberto Mancini e il presidente della Figc Gabriele Gravina.

La “partita” di ieri fa parte di una iniziativa di solidarietà a favore dell’Istituto dei Tumori e dei Trapianti, in occasione dei 150 anni dell’ospedale, e il cui primo tempo era stato giocato nel giugno scorso, quando una delegazione di pazienti del Bambino Gesù era andata a far visita alla Nazionale a Coverciano. Una iniziativa che si concretizza anche in altri modi: la Federcalcio, ad esempio, ha messo a disposizione venti pass vip sulla piattaforma online Charity Stars per vivere la partita in maniera più coinvolgente, con un tour all’interno dell’Olimpico e, qualche ora prima del calcio di inizio, anche la possibilità di entrare negli spogliatoi e passare nella “camera di chiamata”, prima di finire nell’area hospitality, per cenare a Casa Azzurri. Il ricavato della raccolta fondi sarà devoluto all’ospedale pediatrico Bambino Gesù per il progetto dell’Istituto dei Tumori e dei Trapianti.

Successivamente sarà attiva un’asta con alcune maglie autografate degli azzurri e la Figc integrerà poi il ricavato con un proprio contributo. Durante la partita, sarà possibile contribuire all’attività di raccolta fondi attraverso il numero solidale 45535, effettuando una donazione di 2 euro con sms e di 5/10 euro da rete fissa. La campagna vivrà infine l’evento culminante il 20 novembre con Una serata di stelle per il Bambino Gesù, spettacolo di beneficenza nell’aula Paolo VI in Vaticano, condotto da Amadeus, con stelle dello spettacolo e della musica e alcuni giocatori della Nazionale.

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