giovedì 8 ottobre 2015
​Al via un progetto di confronto con i luoghi travolti dalla nuova iconoclastia: entro fine anno in arrivo nove opere del museo di Tunisi colpito dagli attentati.
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PERCORSI ANTICHI, MA INNOVATIVI  La Fondazione Aquileia, nata nel 2009, oltre che occuparsi della gestione e manutenzione delle aree archeologiche conferite, promuove e finanzia attività di ricerca e scavo volte alla valorizzazione dei beni. Anche con sistemi molto innovativi. Due su tutti: la guida digitale “Aquileia patrimonio dell’Umanità” e la app “Antica Aquileia 3D”. La guida digitale italiano-inglese, realizzata in collaborazione con Arte.it, è consultabile online su www.fondazioneaquileia.it ed è scaricabile gratuitamente sui device telefonici. Uno strumento innovativo con cui è possibile pianificare il viaggio e visitare la città in modo interattivo grazie alla mappatura e alla georeferenziazione di 100 punti di interesse tra monumenti, chiese, musei, e aree archeologiche. La app, disponibile anch’essa in italiano e inglese, realizzata in collaborazione con le agenzie Nudesign e Ikon, contiene 10 video che raccontano con rigore scientifico i luoghi simbolo dell’Aquileia romana (foro, porto fluviale, mercati, domus di Tito Macro, domus del fondo Cal, sepolcreto, anfiteatro, mura repubblicane, basilica civile, circo), le esplorazioni interattive di tutte le aree e 60 ricostruzioni virtuali statiche. Alice ha sei anni. Siede sui mosaici romani meravigliata dalla scoperta di un pesce colorato. Frammenti di passato e tracce di futuro, ad Aquileia. La “porta” est della cristianità italiana che anche nel Giubileo della Misericordia che si sta per aprire, sarà una via di accesso dei pellegrini. Tappa, ma anche meta. Terra di frontiera e crocevia d’incontro fra popoli, culture e religioni diverse, in un percorso lungo millenni. Quella bimba, sui tesori d’altri tempi, proverà a costruire un giorno il proprio domani. Come vorranno fare i bambini di Tunisi, sulle ferite del Bardo colpito, e come certamente faticheranno a costruire i giovani siriani dalle ceneri del tempio di Bel a Palmira. Nel tempo della globalizzazione del terrore applicato alla cultura e all’archeologia, Aquileia vuole essere esempio di dialogo. Che dia proprio ad Alice e ai bimbi del Mediterraneo, la possibilità di guardare alla cultura, la propria e quella degli altri, con rispetto, voglia di conoscenza. E sì, possibilità di futuro. «Ci troviamo di fronte a un attacco deliberato che non mira tanto e non solo alla distruzione dell’eredità culturale di un popolo, ma a negare la possibilità stessa della convivenza e del dialogo fra culture diverse. Rispetto a questa nuova iconoclastia, colpiscono le memorie custodite nel Museo Paleocristiano: il contemporaneo fiorire ad Aquileia oltre che delle società romana, di una nutrita e attiva comunità giudaica, di una altrettanto vivace colonia greca, di tante presenze e contatti, commerciali e culturali, con Alessandria d’Egitto e l’Africa settentrionale, senza contare la funzione di ponte con i Balcani», spiega l’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, da un anno presidente della Fondazione Aquileia. «Come possiamo utilizzare questo patrimonio importantissimo che ci ricorda una convivenza fruttuosa fra popoli che arrivavano da luoghi così lontani? L’Is – lo si ripete continuamente da più parti – non si vince con le mitragliatrici, ma con una battaglia culturale, negli anni. Lavorando su quel filo rosso della tolleranza e della convivenza ». Ed ecco l’idea: «Portare ad Aquileia, negli spazi del Museo Archeologico Nazionale, in successione, alcune opere d’arte significative provenienti da musei o siti colpiti dalla nuova iconoclastia e attraverso le tracce della convivenza intraprendere strade nuove», sottolinea il diplomatico che con la sua carriera (per ultimo è stato consigliere del Quirinale, prima ambasciatore italiano in Russia, presso la Santa Sede, a Belgrado e prima ancora console a Teheran) rappresenta la sintesi del confronto e del dialogo.  Il progetto ha un nome forte e comunicativo: «Archeologia ferita». «Si comincerà entro la fine dell’anno con l’esposizione di nove pezzi del museo del Bardo, in cui siamo andati a maggio in visita con il presidente della Repubblica, a due mesi dagli attentati del 18 marzo, in cui hanno perso la vita 24 persone, fra cui quattro italiani. Dal museo tunisino arriveranno principalmente dei mosaici, che dialogheranno con i tasselli di Aquileia, componendo un nuovo mosaico di fratellanza. Nel periodo di esposizione si promuoveranno grandi conferenze, convegni, incontri e dibattiti». Il programma è ancora working progress, ma è garantito che sarà di «altissimo livello». Poi toccherà a Iraq ed Egitto, con cui sono stati avviati i primi contatti. E poi si guarda a Siria e Libia. Un progetto che ha trovato il sostegno dell’amministrazione regionale, guidata da Debora Serracchiani, che sta spingendo molto sul sito romano (dichiarato nel 1999 patrimonio dell’Umanità dall’Unesco), cercando di restituirgli il ruolo di «centralità culturale» della regione. Non a caso il comune, con gli enti territoriali e la fondazione, in azione sinergica, hanno lavorato per comporre un ricco dossier per la candidatura della città a capitale italiana della cultura per il 2016-2017. «Aldilà di come andrà la selezione, per noi rappresenta comunque un punto di partenza fondamentale. Perché ha permesso un confronto aperto fra tutti i soggetti del territorio, istituzioni, esperti e cittadinanza, per affrontare il tema della valorizzazione di Aquileia con occhi nuovi», dice il direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi. In questa direzione va anche il finanziamento di 1,5 milioni di euro del Mibac per il Museo Archeologico Nazionale che custodisce i reperti del territorio e «che consentirà di risistemare e rendere fruibile gran parte dei magazzini potenziando il percorso di visita», evidenzia il direttore del museo, l’archeologo Paola Ventura.  Tutto questo mentre continuano le campagne di scavi nei diversi “Fondi” territoriali aperti per delineare un parco archeologico sempre più completo: «Un percorso che dalla Basilica, risalente al 313, con le cripte e il battistero, il nuovo spazio espositivo della Südhalle con i suoi preziosi mosaici, il campanile e il memoriale dei caduti, porti in un unicum con l’area archeologica, il porto fluviale, il sepolcreto, il foro, il decumano, i musei», mostra con entusiasmo Tiussi. «Una città di “pietre vive” e vivibili. Una città del passato che sa parlare al presente e al futuro, con tante iniziative di animazione, valorizzazione e coinvolgimento della gente: dalla rassegna del cinema di archeologia “Aquileia Film Festival” ai laboratori didattici per bambini, passando per l’“Aquileia Puppet Festival”, con spettacoli di burattini e teatro di figura pensati per tutte le età, e ancora visite guidate, concerti, conversazioni d’autore, collaborazioni con scuole e le università». «Fare di Aquileia – sintetizza il presidente – un test case, un “tranquillo buon esempio” di come si possa lavorare senza emergenzialità. E valorizzare un luogo tenendo conto del sentiment della cittadinanza, il parere degli esperti, l’impegno e il dialogo fra le diverse istituzioni pubbliche e l’arcidiocesi di Gorizia. Vogliamo che Aquileia – conclude Zanardi Landi – rappresenti non solo una esperienza turistica di poche ore, sulla via del mare della vicina Grado, ma un’esperienza pienamente culturale. Favorire un turismo consapevole, che si fermi qualche ora in più, che colga il messaggio che Aquileia racchiude».  Sul sagrato della basilica, mentre la Bora gioca con il prato, alcuni studenti dell’università di Vienna, con matite e blocchi da disegno, tratteggiano il profilo della cattedrale. Il passato e il presente. E il futuro, di Alice che gioca sui mosaici. In un ponte straordinario con i bimbi e il futuro di Tunisi, di Damasco, di Teheran, di Baghdad. Tessera dopo tessera, senza paura, sulle tracce di un’archeologia “risanata” e “fraterna”.
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